“Odissea”, il film di Christopher Nola attualmente nelle sale, oltre a ottenere un grande successo di pubblico, ha prodotto nuovo interesse per il mito omerico e il fiorire di molteplici interpretazioni. Ecco quello che vi ho visto io (senza la pretesa di un giudizio esaustivo).
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La lezione della fatica: perché rimanere nello scomodo ci insegna a essere presenti
Dalle fatiche giovanili condivise con il padre fino alle resistenze del presente: una riflessione sul valore dello stare nello scomodo per imparare a farsi trovare davvero vivi.
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La vana ricerca del “neurotipico”: se l’etichetta sostituisce l’autoanalisi
Dall’incontro con una giovane paziente all’abuso dei termini clinici sui social media: una riflessione sul rischio di usare le definizioni scientifiche come scudi identitari, finendo per banalizzare la complessità e l’unicità di ogni singolo individuo.
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Il caso Jannik Sinner: se la perfezione incontra l’inconscio
Tra il trionfo e il limite umano: mentre cresce l’attesa per Wimbledon, i misteriosi blocchi di Jannik Sinner al Roland Garros svelano il lato più intimo e fragile del campione, ricordandoci che persino l’inconscio di un’icona perfetta ha bisogno di ribellarsi alla solitudine della vetta.
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Alzi la mano chi non ha un tatuaggio
Dalla pura estetica al bisogno profondo di rendere visibile l’inespresso. Un’analisi psicologica sul tatuaggio come processo identitario, traccia psichica e tentativo di riparare un’assenza attraverso il corpo.
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La stanchezza del pensiero: perché l’autoritarismo torna di moda
Dinamiche del potere: come angosce interne e delega diventano, da sempre, risorse per organizzare il consenso. Uno sguardo alla storia e uno alla psicoanalisi possono offrire spunti per leggere e comprendere il presente.
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La sindrome di Enrico IV e la scelta delle gemelle Kessler
L’onda emotiva sollevata dal suicidio delle gemelle Kessler ha prodotto una serie di riflessioni sul tema del suicidio. Anche se possiamo individuarne alcune tipologie, il suicidio è sempre qualcosa di assolutamente personale e identitario. Nella mia esperienza professionale mi è capitato di imbattermi in quella che chiamo “sindrome di Enrico IV”, diagnosi suggeritami dall’omonimo dramma di Pirandello.
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Stranger Things lo conferma: non sappiamo più stare nel mistero
Il finale della serie cult ha provocato sui social un’ondata di domande e di dubbi su alcuni punti della trama. Ma servono davvero per comprenderne il senso? Oppure siamo noi, con la nostra necessità di controllare tutto e di riempire il vuoto, che non riusciamo più a stare senza una risposta?
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La sindrome del Grinch: se il pranzo di Natale diventa una palestra per l’alterità
Usciamo dalle feste natalizie con un’abbuffata di relazioni, non solo di cibo. Relazioni che spesso non scegliamo, a cui ci sentiamo “costretti”. Ma che possono rappresentare un’occasione ormai rara in altri momenti dell’anno


























