Una foto a colori, in formato orizzontale, che ritrae i famigliari di una delle ragazze morte nella tragedia di Crans Montana mentre osservano con espressioni addoloratissime la bara in cui è riposta, esposta tra fotografi e altre persone nella via di una città.
Attualità

Crans Montana, la morte del figlio

La tragedia di Crans Montana ha suscitato profonda commozione: la morte di un figlio è una ferita che il tempo non rimargina, una mutilazione del futuro. L’evento è tanto innaturale che il dolore non trova le parole per esprimersi, non può essere detto.

La tragedia di Crans Montana ha riempito in questi giorni notiziari e giornali e ha sollevato un’onda emozionale in tutti i paesi europei di appartenenza delle giovani vittime.

La commozione è sembrata veramente sincera e profonda, un autentico abbraccio empatico ha unito tanti di noi ai genitori dei ragazzi coinvolti.

Chi ha figli si è immedesimato, ha avvertito il brivido della paura, ha condiviso il lutto, si è sentito ardere di ira e indignazione di fronte alla superficialità, all’incuria, ai meschini interessi economici che hanno causato la perdita di tante giovani vite.

Gli antichi greci dicevano che muore giovane chi ai numi è caro, alludendo alla morte in battaglia dell’eroe, destinato al canto dei poeti. La morte di un figlio per una nobile causa poteva ancora essere accettata nei secoli scorsi, ma per noi, che viviamo in un’epoca meno incline all’eroismo, in qualsiasi modo avvenga, è una ferita che non si rimargina più, qualcosa di cui non ci si può consolare, la mutilazione del futuro.

Non esiste nella nostra lingua il termine che significhi la morte prematura di un figlio, forse perché si tratta di un evento tanto innaturale, tanto atroce, che nessuna parola è adatta a esprimerlo:

è il dolore più doloroso di tutti i dolori, la tragedia più tragica di tutte le tragedie.

Se la sofferenza non trova le parole per dirsi e farsi condivisione, il dolore scava nel profondo e il pensiero, quel pensiero, rode e consuma la vita.

Il rogo di Crans Montana non ha bruciato solo giovani vittime, insieme a loro ha ridotto in cenere anche l’avvenire di molti genitori.

Psicologo e psicoterapeuta, fondatore e direttore scientifico della Fondazione Lighea Onlus, realtà attiva a Milano nella salute mentale, nella riabilitazione psichiatrica e nei percorsi di inclusione sociale per persone con disagio psichico. Nato a Catania nel 1946, dopo la laurea in Filosofia si specializza in Psicologia presso l’Università degli Studi di Milano, avviando un percorso professionale che lo porterà a sviluppare un modello innovativo di psicoterapia comunitaria. Attivo fin dagli anni Settanta nel campo della psichiatria e dei servizi territoriali, Savuto è tra i protagonisti dei processi di superamento del sistema manicomiale in Italia, contribuendo all’attuazione della legge 180 e alla trasformazione della cura del disturbo mentale in una prospettiva centrata sulla persona. Ha lavorato alla chiusura di strutture psichiatriche e alla creazione di alternative concrete, come comunità terapeutiche, centri diurni e appartamenti protetti per la riabilitazione psichiatrica. A partire dagli anni Ottanta fonda e sviluppa il modello Lighea, un approccio terapeutico integrato che unisce psicoterapia, relazione, vita quotidiana e reinserimento sociale, ponendosi come riferimento nel trattamento dei disturbi psichici complessi. Le comunità terapeutiche Lighea, accreditate con il Servizio Sanitario Nazionale, rappresentano un esempio avanzato di cura territoriale e presa in carico globale del paziente. Accanto all’attività clinica, Savuto promuove da anni una riflessione culturale sul disagio mentale, lavorando per diffondere una nuova cultura della salute mentale e per contrastare stigma e marginalizzazione. È ideatore di progetti editoriali e audiovisivi, tra cui “Amati Matti”, e autore di saggi e pubblicazioni sul rapporto tra affettività, psicoterapia e percorso di cura, come “Padre Quotidiano”, scritto con Gustavo Pietropolli Charmet. È inoltre responsabile scientifico della rivista FuoriTestata, piattaforma di approfondimento su psicologia, adolescenza, relazioni e società, pensata per rendere accessibili i temi della psicoterapia e del benessere psicologico a un pubblico ampio. Con oltre quarant’anni di esperienza nella psicologia clinica e nella riabilitazione psichiatrica, Giampietro Savuto promuove attivamente l’evoluzione di modelli di cura innovativi che integrano la dimensione clinica, sociale e culturale nel trattamento del disagio psichico.

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