Una foto di Marco Iacobucci (Epp / Shutterstock.com) che ritrae Jannik Sinner a Roma, il 5 maggio 2025, durante una sessione di allenamento, dopo la squalifica al Campionato Internazionale di Tennis di Roma del 2025. Sinner ha un’espressione pensierosa, e le punte delle dita della mano destra appoggiate sopra il labbro superiore.
Attualità

Il caso Jannik Sinner: se la perfezione incontra l’inconscio

Tra il trionfo e il limite umano: mentre cresce l’attesa per Wimbledon, i misteriosi blocchi di Jannik Sinner al Roland Garros svelano il lato più intimo e fragile del campione, ricordandoci che persino l’inconscio di un’icona perfetta ha bisogno di ribellarsi alla solitudine della vetta.

Si sta svolgendo in questi giorni il torneo di Wimbledon, un’occasione per vedere di nuovo Jannik Sinner in campo. L’attesa è grande, specie dopo la crisi al Roland Garros, dove, per la seconda volta, a un passo dalla vittoria, è stato assalito da un misterioso malore.
Ci sono naturalmente molte possibili spiegazioni, tutte plausibili — errori di preparazione atletica, eccesso di impegni agonistici, sovraffaticamento, picchi di calore… — ma nessuna del tutto soddisfacente. C’è qualcosa che non torna. Anche lui, come Achille, ha il suo punto debole, il suo “tallone”?
Gli accertamenti medici non hanno dato particolari indicazioni. Permane un senso di mistero.

Indiscutibile il genio tennistico di questo grande campione, la sua tecnica, la sua classe, che hanno suscitato l’entusiasmo di un esercito di fan e hanno spinto tanti, ragazzi e non, a dedicarsi ad uno sport che da elitario è diventato popolare, con immancabile tifo da stadio.

Ma Sinner non è solo questo. I media si sono rapidamente impossessati della sua figura e ne hanno fatto un’icona nazional popolare.
Un giovane bello, elegante, educato, di sani principi, serio, modesto, capace di sacrificio, affidabile, e adesso anche ricco; il tipo di ragazzo che ogni donna vorrebbe per figlio, ogni madre per genero, ogni nonna per nipote.
La pubblicità ne ha subito fiutato le potenzialità e se ne è impossessata per una serie di spot: dalla telefonia alla pasta, dal caffè alle creme per il sole…

Forse ci ha pensato l’inconscio a ribellarsi a tanta perfezione e a recuperare l’umana debolezza mediante l’insorgere di misteriosi malori.

Per alcuni aspetti mi ricorda quegli studenti superdotati — tutti 30 all’università — che, giunti a uno, due esami dalla laurea, si bloccano improvvisamente e non riescono a concludere.
A Sinner fa male non avere rivali: solo in vetta, con la vittoria già in pugno, sembra quasi aver bisogno di rallentare, di ritirarsi da un premio che nessuno è in grado di contendergli. Forse di trovare in sé il limite che al di fuori non trova? Di ricordare e ricordarsi la sua fragilità umana?
O rifiuta la figura del vincitore solitario, senza competitori?
Se potevo avere qualche dubbio, ho la conferma che l’inconscio esiste e rimane un mistero.

Psicologo e psicoterapeuta, fondatore e direttore scientifico della Fondazione Lighea Onlus, realtà attiva a Milano nella salute mentale, nella riabilitazione psichiatrica e nei percorsi di inclusione sociale per persone con disagio psichico. Nato a Catania nel 1946, dopo la laurea in Filosofia si specializza in Psicologia presso l’Università degli Studi di Milano, avviando un percorso professionale che lo porterà a sviluppare un modello innovativo di psicoterapia comunitaria. Attivo fin dagli anni Settanta nel campo della psichiatria e dei servizi territoriali, Savuto è tra i protagonisti dei processi di superamento del sistema manicomiale in Italia, contribuendo all’attuazione della legge 180 e alla trasformazione della cura del disturbo mentale in una prospettiva centrata sulla persona. Ha lavorato alla chiusura di strutture psichiatriche e alla creazione di alternative concrete, come comunità terapeutiche, centri diurni e appartamenti protetti per la riabilitazione psichiatrica. A partire dagli anni Ottanta fonda e sviluppa il modello Lighea, un approccio terapeutico integrato che unisce psicoterapia, relazione, vita quotidiana e reinserimento sociale, ponendosi come riferimento nel trattamento dei disturbi psichici complessi. Le comunità terapeutiche Lighea, accreditate con il Servizio Sanitario Nazionale, rappresentano un esempio avanzato di cura territoriale e presa in carico globale del paziente. Accanto all’attività clinica, Savuto promuove da anni una riflessione culturale sul disagio mentale, lavorando per diffondere una nuova cultura della salute mentale e per contrastare stigma e marginalizzazione. È ideatore di progetti editoriali e audiovisivi, tra cui “Amati Matti”, e autore di saggi e pubblicazioni sul rapporto tra affettività, psicoterapia e percorso di cura, come “Padre Quotidiano”, scritto con Gustavo Pietropolli Charmet. È inoltre responsabile scientifico della rivista FuoriTestata, piattaforma di approfondimento su psicologia, adolescenza, relazioni e società, pensata per rendere accessibili i temi della psicoterapia e del benessere psicologico a un pubblico ampio. Con oltre quarant’anni di esperienza nella psicologia clinica e nella riabilitazione psichiatrica, Giampietro Savuto promuove attivamente l’evoluzione di modelli di cura innovativi che integrano la dimensione clinica, sociale e culturale nel trattamento del disagio psichico.

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