Quando l’esperienza arriva già “scritta”, rischia di perdere la sua forza trasformativa: la mediazione del racconto altrui può, da una parte, offrire protezione e orientamento, ma dall’altra ridurre progressivamente lo spazio per sorprendersi e desiderare. Tra protezione e controllo, si gioca la possibilità di lasciare spazio a qualcosa di vivo.
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Ansia da etichetta: quando ogni bambino diventa un caso clinico
La nostra società sembra animata da un “furor curandi” che trasforma ogni comportamento anomalo di bambini e adolescenti in un sintomo di competenza dello specialista della psiche. Questa tendenza alla delega non spinge genitori e educatori allo sforzo di comprendere né aiuta i giovani soggetti a prendere maggiore consapevolezza di sé.
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Carcere, a che serve sorvegliare e punire?
Le recenti violenze all’interno del carcere minorile Beccaria, oltre a suscitare giusto sdegno, hanno proposto con forza il problema della riforma dell’organizzazione carceraria. Il carcere, come attualmente strutturato, non ha potenzialità educative, non è luogo di riscatto, soffre di tutti i difetti delle istituzioni totali, il cui fine si riduce a sorvegliare e punire.
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Serve capire la diversità per accettarla?
Il rischio è che questa comprensione porti poi all’idea della normalizzazione. Di far rientrare nei binari quello che a parer nostro ha deviato. Ma integrare la diversità vuole dire farla rimanere tale, trovare uno spazio nel quale possa permanere in virtù della sua differenza, continuare a stimolare, scandalizzare con il suo essere altro
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A scuola non basta istruire, serve ritrovare il piacere della conoscenza
Le criticità evidenziate dal nostro sistema scolastico mostrano come siano necessari interventi che ne migliorino l’efficienza. Ma realizzare un’istituzione efficiente non basta, è importante coltivare il desiderio: degli insegnanti perché scoprano la bellezza dell’educare, degli studenti perché godano del piacere della conoscenza
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“Ho visto cose…”: resoconto fedele di una settimana di vacanza con sei adolescenti
Afflitto da profondo senso di commiserazione per i miei poveri figli, vittime di un anno trascorso tra lockdown, zone rosse, gialle, arancioni, didattica a distanza, ho pensato di concedere loro una settimana di vacanza con gli amici più cari, nostri ospiti. Mi sono così ritrovato in una famosa località marina toscana, in un appartamento affittato a caro prezzo per l’occasione, con sei adolescenti, tre fanciulle di 15 anni e tre ragazzi di 17. Ciò mi ha permesso di osservare da vicino la quotidianità di tali esseri misteriosi. Risultato: mi è sembrato di gestire da solo una “comunità terapeutica” senza, ahimè, l’autorità che compete a un direttore di comunità. Non solo:…
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Studenti bendati a distanza come prigionieri di guerra
Più che educare, la scuola del sospetto, del controllo e dell’umiliazione spegne la coscienza critica
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Pandemia: una buona occasione per rivalutare la scuola
Potrebbe indurci ad apprezzarne non solo il ruolo educativo ma anche la funzione di spazio di socializzazione formativa
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Quando faccio il papà smetto di fare lo psicologo
Quando le parole non servono perché non c’è ascolto, occorre un gesto di rottura; al limite, uno scapaccione


























