Una clausola della legge di riforma della Giustizia attualmente sottoposta a referendum ha particolarmente stimolato la mia riflessione: il sorteggio dei componenti del CSM.
È come se di fronte a una realtà caotica che non capiamo e non sappiamo governare ci affidassimo a scelte esterne, abdicando alle nostre responsabilità.
Anche se non so darne una spiegazione logica, avverto la sensazione (forse intuizione?) confusa, e nondimeno accompagnata da una inspiegabile salda convinzione, che si stia per consumare una resa all’irrazionale.
Venuta meno la fiducia nella ragione, ci rimettiamo alla saggezza del caso, alla benevolenza della fortuna, addirittura agli imperscrutabili disegni della Divina Provvidenza.
Viviamo un momento di incertezza e di paura, ci sentiamo impotenti, trascinati increduli in una realtà di violenza e di guerra che non credevamo più possibile, abbiamo l’impressione di essere oggetto di forze che ci trascendono, sempre meno protagonisti della nostra storia, in balia di poteri oscuri: allora non è strana, in questo naufragio della razionalità, la tentazione di affidarsi al magico o al trascendente.
Nel sorteggio vedo un segnale della rinuncia a essere responsabili del proprio destino, senza accorgersi che la delega, che solleva dalla responsabilità della scelta, viene a minare il senso stesso della democrazia.
Di fronte alla difficoltà di rimediare alle storture del reale, affidarsi al sorteggio è una dichiarazione di impotenza e di sfiducia nelle capacità umane.
Sospetto che tale atteggiamento sia anche il frutto velenoso prodotto dalla ostinata ricerca di una “verità” che si può trovare solo nella fede. La delusione dopo tanto vano accanimento porta a rivolgersi a intelligenze altre.
Sembrerebbe molto più fecondo rassegnarci al dubbio, che ci riporta all’interno del perimetro di un’indagine razionale, affidata alle nostre capacità di analisi.
Da parte mia, andrò a votare dubitando.


