Una foto a colori, in formato orizzontale, che ritrae in primo piano, un po' spostata sulla sinistra, una "ruota della fortuna", ovvero una gabbia circolare piena per metà di palline colorate e numerate da cui verrà estratta una pallina a caso. Sullo sfondo, fuori fuoco, ci sono tante persone che partecipano alla tombola.
Attualità,  Psiche

Dal voto al caso: la tentazione magica che mina la nostra democrazia

Dopo aver perso fiducia nella logica e nella politica, ci rimettiamo alla benevolenza della fortuna. Riflessione amara su una riforma che trasforma la giustizia in una lotteria, segnando la fine della responsabilità umana di fronte alle storture del reale.

Una clausola della legge di riforma della Giustizia attualmente sottoposta a referendum ha particolarmente stimolato la mia riflessione: il sorteggio dei componenti del CSM.
È come se di fronte a una realtà caotica che non capiamo e non sappiamo governare ci affidassimo a scelte esterne, abdicando alle nostre responsabilità.

Anche se non so darne una spiegazione logica, avverto la sensazione (forse intuizione?) confusa, e nondimeno accompagnata da una inspiegabile salda convinzione, che si stia per consumare una resa all’irrazionale.

Venuta meno la fiducia nella ragione, ci rimettiamo alla saggezza del caso, alla benevolenza della fortuna, addirittura agli imperscrutabili disegni della Divina Provvidenza.
Viviamo un momento di incertezza e di paura, ci sentiamo impotenti, trascinati increduli in una realtà di violenza e di guerra che non credevamo più possibile, abbiamo l’impressione di essere oggetto di forze che ci trascendono, sempre meno protagonisti della nostra storia, in balia di poteri oscuri: allora non è strana, in questo naufragio della razionalità, la tentazione di affidarsi al magico o al trascendente.

Nel sorteggio vedo un segnale della rinuncia a essere responsabili del proprio destino, senza accorgersi che la delega, che solleva dalla responsabilità della scelta, viene a minare il senso stesso della democrazia.

Di fronte alla difficoltà di rimediare alle storture del reale, affidarsi al sorteggio è una dichiarazione di impotenza e di sfiducia nelle capacità umane.
Sospetto che tale atteggiamento sia anche il frutto velenoso prodotto dalla ostinata ricerca di una “verità” che si può trovare solo nella fede. La delusione dopo tanto vano accanimento porta a rivolgersi a intelligenze altre.

Sembrerebbe molto più fecondo rassegnarci al dubbio, che ci riporta all’interno del perimetro di un’indagine razionale, affidata alle nostre capacità di analisi.
Da parte mia, andrò a votare dubitando.

Psicologo e psicoterapeuta, fondatore e direttore scientifico della Fondazione Lighea Onlus, realtà attiva a Milano nella salute mentale, nella riabilitazione psichiatrica e nei percorsi di inclusione sociale per persone con disagio psichico. Nato a Catania nel 1946, dopo la laurea in Filosofia si specializza in Psicologia presso l’Università degli Studi di Milano, avviando un percorso professionale che lo porterà a sviluppare un modello innovativo di psicoterapia comunitaria. Attivo fin dagli anni Settanta nel campo della psichiatria e dei servizi territoriali, Savuto è tra i protagonisti dei processi di superamento del sistema manicomiale in Italia, contribuendo all’attuazione della legge 180 e alla trasformazione della cura del disturbo mentale in una prospettiva centrata sulla persona. Ha lavorato alla chiusura di strutture psichiatriche e alla creazione di alternative concrete, come comunità terapeutiche, centri diurni e appartamenti protetti per la riabilitazione psichiatrica. A partire dagli anni Ottanta fonda e sviluppa il modello Lighea, un approccio terapeutico integrato che unisce psicoterapia, relazione, vita quotidiana e reinserimento sociale, ponendosi come riferimento nel trattamento dei disturbi psichici complessi. Le comunità terapeutiche Lighea, accreditate con il Servizio Sanitario Nazionale, rappresentano un esempio avanzato di cura territoriale e presa in carico globale del paziente. Accanto all’attività clinica, Savuto promuove da anni una riflessione culturale sul disagio mentale, lavorando per diffondere una nuova cultura della salute mentale e per contrastare stigma e marginalizzazione. È ideatore di progetti editoriali e audiovisivi, tra cui “Amati Matti”, e autore di saggi e pubblicazioni sul rapporto tra affettività, psicoterapia e percorso di cura, come “Padre Quotidiano”, scritto con Gustavo Pietropolli Charmet. È inoltre responsabile scientifico della rivista FuoriTestata, piattaforma di approfondimento su psicologia, adolescenza, relazioni e società, pensata per rendere accessibili i temi della psicoterapia e del benessere psicologico a un pubblico ampio. Con oltre quarant’anni di esperienza nella psicologia clinica e nella riabilitazione psichiatrica, Giampietro Savuto promuove attivamente l’evoluzione di modelli di cura innovativi che integrano la dimensione clinica, sociale e culturale nel trattamento del disagio psichico.

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