Un recente articolo del «Corriere» riporta le preoccupazioni del personale infermieristico del reparto psichiatrico dell’ospedale Sacco, temporaneamente trasferito presso l’analogo reparto del Fatebenefratelli. Tali preoccupazioni non riguardano eventuali disagi organizzativi, ma la paura nei confronti dell’aggressività e della violenza dei pazienti nei confronti dei sanitari, in conseguenza della maggiore concentrazione numerica. Stupisce che questa immagine di violenza venga accreditata da professionisti che dovrebbero promuovere l’integrazione sociale di chi soffre di disagio psichico, andando ad avallare il pregiudizio, ampiamente diffuso, della pericolosità del malato mentale
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Dolore, il diritto all’ascolto che ancora non c’è
Negli ultimi anni l’attenzione al trattamento del dolore è cresciuta e nella malattia oncologica o nel fine vita si riesce a rispondere in modo efficace per lenire le sofferenze. Ma la strada è ancora lunga per il dolore di chi deve convivere con la malattia mentale.
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Chi ha paura del matto cattivo?
Un recente, tragico fatto di sangue ha riacceso l’attenzione sulla malattia mentale e la presunta pericolosità del paziente psichiatrico. Nelle animate discussioni è sembrato a volte di avvertire una certa nostalgia dell’istituto manicomiale. Potrebbe invece essere l’occasione per pensare a una riorganizzazione dei servizi psichiatrici che rimedi a vecchie inadempienze e realizzi promesse tradite.
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Se è violento non è detto che sia matto
Una fantasia “folle” induce a riflettere sul pregiudizio che attribuisce a chi soffre di disagio psichico una particolare propensione all’aggressività e alla violenza
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Non chiamatela malattia mentale. Ma ascoltatela
Riceviamo e volentieri pubblichiamo un contributo da parte dell’AIEmm (Associazione per l'Integrazione e contro l'Emarginazione del malato mentale) dopo i recenti fatti di cronaca che hanno riacceso il faro sul tema del disagio psichico e della sua cura
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Con i “matti”, per non impazzire: Chef Rubio nella comunità Lighea
Fiori di zucchina, salsa di pomodoro e mozzarella di bufala, una margherita e una bianca, tipo focaccia. Una che sembrava con le pesche ma per fortuna erano pomodorini gialli. Le pizze “pazze” sfornate in una mattinata speciale dagli ospiti di una delle comunità della Fondazione Lighea sono state un successo. Per non parlare degli impasti: alla fine più buoni quelli degli altri presi in panetteria, visto che il tempo di aspettare che lievitassero non c’era. Pizze “pazze”, con gli ingredienti scelti dagli ospiti a gusto e a caso, per una mattinata che non si dimentica, insieme a Chef Rubio, quello della tv. Una mattinata insieme per imparare a fare la…
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Il Matto dell’anno 2019? È il sindaco Beppe Sala
Da uno studio longitudinale durato oltre 4 anni il soggetto, Dr. Giuseppe Sala, nato a Milano il 28.5.58, nonostante le indicazioni del buonsenso e della prudenza, crede nell’accoglienza, nel multiculturalismo, nell’utopia, nella bontà dei milanesi e persino degli stranieri. Si rileva anche la capacità di passare all’atto nella concretezza delle realizzazioni e l’ostinazione con cui persegue i suoi obbiettivi, incurante del clima culturale dominante. Non ultima, si evidenzia la caparbietà mostrata nel sostenere addirittura che fosse possibile realizzare a Milano le Olimpiadi Invernali del 2026. In sostituzione di un Tso (trattamento sanitario obbligatorio) per cui ricorrerebbero gli estremi, la commissione composta da specialisti gli conferisce il titolo di Matto…
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L’uovo azzurro: quando è la diversità a fare la forza
L’uovo è forma compatta, simile a una sfera, forte e fragile insieme: non si rompe se compresso, ma si frantuma se cade
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Skhizein, scisso, diviso. E’ da qui che deriva la parola schizofrenia
Skhizen, separato da se stesso. Come Henri, che in questo corto del 2008, si ritrova separato da sé, fuori da sé. Di 91 cm, esattamente. La sua faticosa ricerca di un ritorno alla normalità è al centro di questo racconto intenso e delicato, un viaggio intimo e surreale nella malattia mentale.


























