Una composizione in cui il volto di Donald Trump, a sinistra, è affiancato da quello di Sergio Mattarella, a destra. Trump sembra guardare Mattarella di sottecchi, con un'espressione corrucciata, mentre Mattarella guarda davanti a sé con un'espressione sorridente e determinata. La composizione utilizza una foto di noamgalai che ritrae Trump e una di Gints Ivuskans che ritrae Mattarella, entrambe per Shutterstock.com.
Psiche

La nostalgia del padre forte nella politica di oggi

Tra crisi del patriarcato e ritorno degli uomini forti al potere: perché cresce il bisogno di una figura paterna nella società.

Da tempo si parla di “evaporazione” della figura simbolica del padre, detentrice della norma e interprete del senso del limite.

Partendo da questo assunto, lo psicoanalista Massimo Recalcati, mentre si rammarica che il tramonto del patriarcato non abbia saputo generare un nuovo modello paterno, ipotizza che il vuoto lasciato generi nell’uomo contemporaneo disorientamento e nostalgie regressive per l’ordine perduto. Nostalgie che concedono nuovo sangue al fantasma del padre dell’orda primitiva, che oggi riappare incarnato nelle figure di autocrati, despoti e dittatori.

Si tratta di padri narcisi, incuranti di leggi internazionali, che anzi si fanno un vanto di violare, affermando il proprio potere assoluto. Padri crudeli, pronti a sacrificare i figli sull’altare delle proprie idee di grandezza. Padri che si immaginano onnipotenti, non conoscono limiti alle loro brame e si pensano immortali.

In giro per il mondo ci sono individui che possono effettivamente rispondere a questa tipologia.
Ma questo non è il solo modello presente: ne esiste un altro, espresso per esempio dal Presidente del recente film di Paolo Sorrentino, La grazia.
Figura che, almeno per alcuni aspetti, richiama anche quella del nostro Presidente della Repubblica, il quale ci aggiunge, di suo, empatia e affettività naturali.
Una figura moralmente integra, autorevole e gentile, giusta e benevola, sollecita per il bene dei cittadini “figli”, che suscita affetto, come dimostrano le accoglienze spontanee ovunque si mostri.
Non a caso in qualunque scritto sul nostro Capo dello Stato possiamo individuare una scelta lessicale interna all’area semantica che attiene all’immagine paterna.

Sembra che, in balia di una società liquida, si senta il bisogno di un ancoraggio sicuro, di una figura che, nonostante l’apparente fragilità della vecchiaia, esprima una forza mite, capace di offrire protezione e sicurezza.

Tale ruolo glielo abbiamo proiettato addosso per nostalgia di qualcosa che ci manca? Lui si è adattato a interpretarlo? Forse, ma il risultato non cambia.
Quale dei due modelli è destinato a prevalere?
Quello muscolare, espressione di potenza e di aggressività rapace, che asseconda nostalgie regressive, o quello che appartiene a un codice affettivo paterno ed esprime una forza tranquilla che ispira fiducia e aspira a unire?
Attualmente sembra sia il primo a prevalere, ma ci piace ricordare — Freud docet (e già prima il mito) — che il padre “ordalico”, per quanto apparentemente invincibile, suscita la reazione dei figli, alla cui furia ribelle è destinato a soccombere.

Psicologa e collaboratrice della Fondazione Lighea, attiva da oltre quarant’anni nel campo della salute mentale, della psicologia clinica e della riabilitazione psicosociale. Nata a Milano nel 1944, si laurea in Lettere all’Università degli Studi di Milano e si specializza successivamente in Psicologia, sviluppando un approccio che integra competenze cliniche e sensibilità umanistica. Il suo percorso professionale si colloca nel contesto della trasformazione della psichiatria italiana, con particolare attenzione ai servizi territoriali e ai percorsi di cura centrati sulla relazione. Dal 1984 collabora con la Fondazione Lighea, contribuendo al lavoro clinico e riabilitativo con pazienti psichiatrici, con un focus su continuità terapeutica, ascolto e inclusione sociale. Ha collaborato a programmi sperimentali sulla riabilitazione psicosociale, tra cui al Progetto promosso dalla Comunità Europea presso il Servizio Psichiatrico di Melegnano per il reinserimento sociale di pazienti lungodegenti. Ha partecipato al Progetto di Regione Lombardia per interventi di formazione e supporto psicologico a detenuti della Casa Circondariale di Opera. Dal 2016 è coordinatrice scientifica della rivista online Fuoritestata, dove si occupa di divulgazione psicologica, contribuendo a un lavoro culturale che favorisca l’inclusione di chi è affetto da disagio psichico nel contesto sociale. È autrice di articoli e contributi pubblicati su Fuoritestata e ha partecipato al volume “Almamatto” (Baldini e Castoldi, 2021). Il suo lavoro si distingue per l’attenzione alla dimensione relazionale della cura e alla integrazione di aspetti terapeutici e riabilitativi.

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *