Da tempo si parla di “evaporazione” della figura simbolica del padre, detentrice della norma e interprete del senso del limite.
Partendo da questo assunto, lo psicoanalista Massimo Recalcati, mentre si rammarica che il tramonto del patriarcato non abbia saputo generare un nuovo modello paterno, ipotizza che il vuoto lasciato generi nell’uomo contemporaneo disorientamento e nostalgie regressive per l’ordine perduto. Nostalgie che concedono nuovo sangue al fantasma del padre dell’orda primitiva, che oggi riappare incarnato nelle figure di autocrati, despoti e dittatori.
Si tratta di padri narcisi, incuranti di leggi internazionali, che anzi si fanno un vanto di violare, affermando il proprio potere assoluto. Padri crudeli, pronti a sacrificare i figli sull’altare delle proprie idee di grandezza. Padri che si immaginano onnipotenti, non conoscono limiti alle loro brame e si pensano immortali.
In giro per il mondo ci sono individui che possono effettivamente rispondere a questa tipologia.
Ma questo non è il solo modello presente: ne esiste un altro, espresso per esempio dal Presidente del recente film di Paolo Sorrentino, La grazia.
Figura che, almeno per alcuni aspetti, richiama anche quella del nostro Presidente della Repubblica, il quale ci aggiunge, di suo, empatia e affettività naturali.
Una figura moralmente integra, autorevole e gentile, giusta e benevola, sollecita per il bene dei cittadini “figli”, che suscita affetto, come dimostrano le accoglienze spontanee ovunque si mostri.
Non a caso in qualunque scritto sul nostro Capo dello Stato possiamo individuare una scelta lessicale interna all’area semantica che attiene all’immagine paterna.
Sembra che, in balia di una società liquida, si senta il bisogno di un ancoraggio sicuro, di una figura che, nonostante l’apparente fragilità della vecchiaia, esprima una forza mite, capace di offrire protezione e sicurezza.
Tale ruolo glielo abbiamo proiettato addosso per nostalgia di qualcosa che ci manca? Lui si è adattato a interpretarlo? Forse, ma il risultato non cambia.
Quale dei due modelli è destinato a prevalere?
Quello muscolare, espressione di potenza e di aggressività rapace, che asseconda nostalgie regressive, o quello che appartiene a un codice affettivo paterno ed esprime una forza tranquilla che ispira fiducia e aspira a unire?
Attualmente sembra sia il primo a prevalere, ma ci piace ricordare — Freud docet (e già prima il mito) — che il padre “ordalico”, per quanto apparentemente invincibile, suscita la reazione dei figli, alla cui furia ribelle è destinato a soccombere.


