Quella dei no-vax è una fede: ma dobbiamo rispettarla?

Dice Savuto: a una fede non si può opporre la ragione, si può solo abiurare Replica Occhipinti: allora rendiamo il vaccino obbligatorio per legge

Dice il professor Giampietro Savuto, psicologo psicoterapeuta:

“Mentre in tutta Europa è iniziata una imponente campagna vaccinale e siamo in ansia per l’arrivo delle dosi di farmaco promesse, c’è una fetta importante di popolazione che dichiara di non essere disposta ad assumere vaccini anti Covid.

Al netto dei diffidenti per i quali il rifiuto non è un imperativo categorico, ma solo una precauzione temporanea in attesa di verificarne gli esiti, la pattuglia dei No vax agguerriti raggiunge cifre notevoli.

Non si tratta solo di ignoranza, molti di tali individui sono persone acculturate, alcuni appartengono anche al personale sanitario, medici compresi.

Quali le loro ragioni? A parte frange estreme convinte di progetti segreti per sperimentazioni di massa o di cospirazioni internazionali al fine di poterci controllare attraverso la modifica del DNA, la motivazione più diffusa e logicamente comprensibile è la paura di un indebolimento della specie umana attraverso farmaci che si sostituiscono alle difese naturali.

Anche nel mezzo di una pandemia che ha fatto milioni di vittime e non sembra domata, i No vax appaiono fermi sulle loro posizioni, tetragoni di fronte ad ogni tentativo di convincerli a cambiare atteggiamento, dati scientifici alla mano.

Impostare con loro una dialettica razionale è inutile. Pensare che dotte dimostrazioni possano indurli a desistere è illusione.  A una fede non si può opporre la ragione, si può solo abiurare.

Anche la fiducia nella Scienza è una fede: nelle società moderne alla crisi delle religioni rivelate si è contrapposta la crescita di autorità del sapere scientifico, immaginato come depositario di verità infallibili.

Ma oggi anche la Scienza è in crisi. Vista da vicino, attraverso le esternazioni discordanti dei suoi sacerdoti, ha perso l’aureola.

A questa scienza incerta che coltiva il dubbio i No vax oppongono il loro credo che, come tutti i credi religiosi, possiede una verità e un’autorità indiscutibili.

Anche coloro che si vaccinano dimostrano una fede. Certo, alcuni conoscono perfettamente le proprietà e il funzionamento del farmaco, ma la maggioranza si fida di quanto dicono gli esperti. La loro è la stessa fiducia che dimostrano i pazienti che si affidano a me. Non c’è bisogno di essere dei luminari perché il transfert funzioni: è proprio la fiducia a rendere possibile la terapia, qualora si incrinasse, il proseguo della cura diverrebbe problematico.

I No vax hanno in comune con le molteplici sette religiose, fiorite un po’ ovunque con le liturgie più assurde, il rifiuto di credere e, al contempo, il bisogno di credere. Insofferenti dei dogmi comuni ai più, li sostituiscono con dogmi alternativi”. 

Fin qui le considerazioni del professor Savuto.

Replica Paolo Occhipinti, giornalista, direttore di ‘Fuoritestata’:

“ Se quella dei no-vax è una fede, per sua natura inattaccabile dalla ragione, mi sembra però  pericoloso   confrontarla con la fede nei vaccini, ossia con la fede nella scienza, quasi che entrambe abbiano pari dignità.  Dobbiamo dunque concludere che entrambe le fedi, pro vax e no- vax debbano essere ugualmente tollerate da una società democratica? Penso proprio di no.

Possiamo tranquillamente ammettere il buon diritto di chiunque di difendersi come meglio crede dal rischio di una malattia che riguarda solo lui e che avrà un impatto nullo o insignificante sul prossimo suo. Esistesse un vaccino contro il raffreddore, perché non ammettere il diritto di farne a meno?   Molti non si vaccinano, non si sono mai vaccinati, contro l’influenza nella convinzione 

che sia meglio allenare il proprio organismo a sviluppare le proprie difese immunitarie.  Alcuni, non sappiamo con quanta validità scientifica, sostengono addirittura di essersi immunizzati grazie a un attacco influenzale a suo tempo guarito senza medicine.  Anche se si tratta di una malattia contagiosa, nessuno criminalizza chi non si vaccina, nella convinzione (a dire il vero non del tutto fondata) che un’influenza non produca effetti disastrosi.  Ma non siamo siamo ugualmente tolleranti nei casi in cui l’osservanza di una fede mette a repentaglio non solo l’incolumità del fedele ma di un’intera comunità che in quella fede non si identifica. Siamo arrivati ad imporre trasfusioni di sangue per salvare la vita a un figlio di testimoni di Geova che per fede lo avrebbero condannato a morte. Ed è provato, non per fede ma per dati scientifici inoppugnabili, che malattie come la poliomielite, la difterite, il tetano, l’epatite b, il morbillo, la rosolia, sono state debellate dove il vaccino è stato reso obbligatorio e continuano invece a mietere migliaia di vite dove il vaccino, per fede, per ignoranza o per miseria non è arrivato.   Oggi i nostri scolari non vengono ammessi in classe se non risultano immunizzati dalle più gravi di queste malattie.  La fede no-vax  dei loro  genitori  non viene  rispettata di fronte all’esigenza di   difendere gli altri bambini e la collettività da  un contagio che sappiamo potenzialmente  mortale.  Perché mai dovremmo invece  rispettare oggi la fede di quanti rifiutano il vaccino antiCovid, tanto più  se operano in contesti dove il contagio è più probabile? Se la loro fede non vacilla di fronte alle strategie persuasive della ragione, occorre forse mettere in campo le ragioni persuasive della legge”.

Giampietro Savuto

Psicologo e psicoterapeuta. Fondatore e responsabile scientifico di Fondazione Lighea Onlus.

Paolo Occhipinti

Giornalista, ex direttore editoriale di Rcs, ex direttore del settimanale Oggi

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