Una foto di Paul Campbell che ritrae da davanti una scultura intitolata “A Body Made of Glass”, fatta di frammenti di vetro, che raffigura un corpo umano maschile.
La sirena racconta

L’Ingegnere e il crollo del futuro programmato

Per l’ingegner Angelo la vita era una sequenza perfetta di scadenze, promozioni biennali e rapporti sessuali metodici. Ma quando l’imprevisto rompe il meccanismo e una promozione viene negata, l’ordine cosmico vacilla e il corpo va in pezzi tra fobie e ossessioni. Dietro la corazza di regole e orari si nasconde la paura più grande: l’onda d’urto di una passionalità incontrollabile.

«Ho un nome che non mi merito, Angelo mi chiamo. Sono nato a Catanzaro 43 anni fa, ma vivo a Milano da 18 anni. Negli ultimi quattro mesi sono stato dal dottor Bianchi, dal dottor Alberti, dal dottor Neri… li conosce? Dal dottor Girgenti, Storti, Longhini, Restivo, Olnaghi… e tutti mi dicono che non ho niente. Mi sento posseduto da un fuoco, sono sicuro di avere l’Aids; le persone mi guardano, mi mandano segnali di tipo sessuale…
Sono successi due fatti straordinari: io sono laureato in ingegneria, sono ispettore al […] e ho svolto tutta la mia carriera con promozioni biennali… come prevede il regolamento. A luglio avrei dovuto diventare ispettore capo. Sa questo cosa comporta? Due segretarie, due linee telefoniche, quattro piante ornamentali, la scrivania 1,60 per 80, la sedia girevole, due poltroncine, un divanetto con tavolino, due computer, un televisore; se voglio, fiori freschi tutte le mattine».

«Invece, la promozione viene data a un altro, più giovane di me, facendogli saltare due passaggi: le sembra giusto? Lo so quello che sta pensando: è vero, mi sento un Fantozzi, ma è un pensiero che mi ossessiona, la testa continua a rimuginare da sola. Mi dico: non fa niente, la promozione l’avrai l’anno prossimo, sono cose che possono accadere… ma la testa ritorna sempre lì. Avevo previsto tutto, era un mio modo di fare anche quando ero giovane; avevo pianificato tutte le scadenze: la laurea, il fidanzamento, il matrimonio, i due figli; al massimo potevo sbagliare di qualche ora o di qualche giorno, ma arrivavo puntuale all’appuntamento. Ora, per la prima volta, qualcosa non quadra, sfugge al controllo. Questo incidente, questa deviazione dalla norma, questo irrompere dell’imprevisto ha prodotto una specie di contagio, ha cambiato tutta la mia vita: le procedure sono state alterate e io sono andato in pezzi».

«Anche la mia vita sessuale ne è stata sconvolta. Ho avuto sempre rapporti sessuali metodici: il sabato pomeriggio e il mercoledì sera, perché il giovedì entro più tardi in ufficio. Non so cosa mi è successo: una sera, solo a Milano, mentre la famiglia era al mare… sa, io non l’ho raggiunta sempre a causa della promozione, ho acquistato due videocassette porno… da allora mi si spelano le mani e mi sento impotente».

Per tre anni ho visto regolarmente l’Ingegnere due volte alla settimana. Prigioniero delle sue ossessioni, riproponeva con monotonia la stessa storia: la promozione negata, la non conformità al futuro programmato, l’alterazione delle procedure, che aprivano inquietanti interrogativi su un ordine cosmico vacillante.

Poi, un giorno, mi volle presentare la moglie. Nel mio studio entrò una donna dimessa, di età indefinita, vestita severamente, e incominciò a parlare con lentezza, come se tirasse fuori le parole da un cassetto, come se avesse vissuto una lunga, infinita storia di sofferenza accanto a un uomo che non le aveva mai permesso di sognare. Neanche quando si era fidanzata, neanche quando l’aveva sposata, neanche quando erano nati i figli. La sua voce era profonda, un po’ roca. E improvvisamente mi accorsi che dal suo corpo immobile, composto, si espandeva un’onda di sensualità, emanava una passionalità intensa.

E allora capii l’Ingegnere. Spaventato da tanta violenza istintuale, timoroso di venirne travolto, aveva irrigidito le difese, si era costruito un guscio solido di orari, abitudini, regole, procedure, riti, al riparo dei quali riuscire a vivere una vita, certo strozzata, ma l’unica che un io sadico gli permetteva di sopportare.

Giampietro Savuto è direttore scientifico di FuoriTestata; Raffaella Crosta ne è la coordinatrice scientifica.

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