Ogni fine settimana vado a trovarlo a Sori, non ne perdo uno. Mio padre vi si è trasferito 14 anni fa. Ci vive con una donna insignificante e interessata, ma che lo accudisce: è la sua unica compagnia.
Un tempo era potente, era l’amministratore… Tutti ne avevano rispetto: parlava raramente, ma le sue parole erano ordini.
Quando vado a trovarlo, abbiamo lunghe conversazioni in assoluto silenzio, eppure avremmo tante cose da dirci… Mi fa vedere il suo nuovo cellulare (ne cambia quasi uno a settimana) e mi spiega come funziona: manipolando i tasti mi sta dicendo quanto mi vuole bene, che mi pensa sempre, che immagina un futuro per me. Io lo ricambio facendo finta di meravigliarmi delle virtù del telefonino, delle cose che è in grado di fare. Poi un lungo silenzio. E dopo un’ora, passata a scandagliare ogni angolo della stanza e a osservare le venature del marmo del pavimento, riprende a illustrare le meraviglie del telefonino; se c’è tempo, viene consultato il libretto illustrativo.
Queste sue manie me le ha trasmesse e si sono trasformate in ossessioni. Nella mia casa di Milano, dove abito gli altri giorni della settimana, nonostante la presenza della vecchia tata e di un’altra domestica, gli oggetti, che sono tanti, devo sistemarli io, definendone perfettamente la posizione e le distanze. La sera, appena rientrato a casa, controllo se tutto è perfettamente in ordine e riposiziono gli oggetti che per caso siano stati spostati. Non riesco a sopportare nessuna sbavatura, nessuna macchia. Lo stesso mi capita con le macchine e le moto: qualsiasi graffio mi sembra una ferita lancinante e subito mi devo rivolgere al pronto soccorso, in questo caso il carrozziere, perché venga ripristinata l’iniziale verginità. Immagini lei come sono impegnato.
Come si fa a confrontarsi con Dio? Si è sempre perdenti. Le mie aspettative, e soprattutto le sue, nell’ambito della professione e del lavoro si sono subito frantumate.
Avevo un’unica risorsa a mia disposizione: ero bello e ricco. A donne finalmente l’ho superato, il mio Dio-padre. Gliele presento tutte le mie conquiste, e tutte sono bellissime e affascinanti. Le mie vittorie le celebro a fine settimana, quando arrivo con la nuova statua: spazio dall’Ucraina al Sud America, dalla Svezia alla Somalia, dalla Germania alla ex Jugoslavia. Prima di presentargliele le vesto bene, curo il loro trucco, le mando dal parrucchiere… e quando lui fa: «Oh, piacere!», mi attacco un’altra medaglia.
Capisce bene che non mi sono potuto sposare, come avrei potuto altrimenti meravigliarlo e combatterlo?!
Nel mio rapporto con le donne c’entrerà pure mia madre che ci abbandonò quando io avevo tre anni. Sono sempre vissuto con Lui, protetto da tate, domestici, autisti, portaborse, guardie del corpo; dentro e fuori da collegi… in Svizzera… in Inghilterra…
Delle donne, quale ne sia la provenienza, qualsiasi storia abbiano alle spalle, a qualsiasi cultura appartengano, io per un po’ me ne innamoro… poi, come sono arrivate, spariscono. Confesso che ho un album delle figurine: vi annoto inizio, giorno, mese, anno, fine, e un mio pensiero personale.


