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  • Un affresco a muro, apparentemente moderno, che ritrae una scena dal mito di Crono e Rea: Crono, ingannato da Rea, mangia un fagotto vuoto che dovrebbe contenere Zeus infante, mentre Rea si allontana reggendo tra le braccia il fagotto con il vero Zeus, salvandolo.
    Psiche

    Edipo è evaporato. È venuto il tempo di Crono?

    26/04/2024 /

    La figura paterna come incarnazione della Legge si è indebolita, fino a “evaporare”, e si è portata via anche il complesso di Edipo. Oggi ai padri non basta più essere amici dei figli, vogliono diventarne coetanei, confondersi con loro. Non si rassegnano all’età, alla successione generazionale. Se un tempo erano i figli a invidiare la potenza dei padri, ora sono i padri a invidiare la giovinezza dei figli. Edipo è “evaporato” e ci ha lasciato Crono.

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    Giampietro Savuto 0 commenti

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    23/09/2026
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    Dovere è volere, volere è dovere

    27/12/2023
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    Satana tra noi

    23/04/2025
  • Attualità

    La comparsa di Matteo

    08/03/2023 /

    Lunghi anni di latitanza e il mistero di cui si è circondato hanno fatto dell’inafferrabile Matteo Messina Denaro un personaggio da romanzo, il protagonista di una leggenda nera capace di entrare nell’immaginario collettivo. La realtà svelata dalla cattura ha ridimensionato tale leggenda, rivelando il grigiore di un’esistenza che ben esprime la banalità del male.

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    08/01/2025
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    Il crimine non è una malattia

    31/01/2024
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    21/09/2022 /

    In molti casi di cronaca si legge dell’utilizzo della droga dello stupro. Difficile individuare tutti gli elementi che concorrono a un dramma tanto complesso. Narcisismo? Affermazione di onnipotenza? Feticismo? Inconscia vocazione necrofila? Forse il comun denominatore delle diverse pulsioni è un profondo desiderio di morte.

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    08/07/2021
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    L’amore non è l’altra metà della mela

    20/04/2022 /

    Siamo alla ricerca della metà perduta, per vivere la “relazione perfetta”, in cui si respira all’unisono. Molto spesso quello che viviamo non è altro che un rapporto simbiotico. Che attrae con la sua promessa di assoluto, ma in realtà si rivela un malsano e regressivo. Una relazione affettiva adulta può realizzarsi solo tra individui autonomi e indipendenti

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    Giampietro Savuto 0 commenti

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    Una foto che ritrae una donna in un abito nero, che per forma somiglia un po’ a un saio da frate, inginocchiata al centro di una vasta area di terreno piatto e sabbioso, mentre si leva una maschera bianca dal viso reggendola con entrambe le mani e le braccia distese di fronte a sé. Ha la testa reclinata all’indietro e guarda al cielo. Alla sua destra c’è un arbusto basso, con pochi rami spogli, uno dei quali, in alto, sorregge un’altra maschera, nera, e un altro, più in basso, sorregge un alto cappello a cono, anch’esso nero. Alla sua sinistra, conficcati nel suolo, leggermente inclinati verso destra, ci sono due specchi che riflettono il cielo e il terreno desertico intorno, uno più basso e stretto, più vicino alla donna inginocchiata, e uno più alto e largo, leggermente curvato a mo’ di “5” rovesciato lungo l’asse verticale, più lontano di qualche metro. La donna e l’arbusto e tutti gli oggetti descritti proiettano sul terreno lunghe ombre orientate verso il lato destro dell’inquadratura. Sullo sfondo, in lontananza, quasi all’orizzonte, ci sono basse colline verdi e alberate. Sopra l’orizzonte c’è un cielo azzurro, cupo sulla destra dell’inquadratura, chiaro e illuminato invece dal chiarore del sole, fuori dall’inquadratura, sulla sinistra. La parte di cielo visibile è in parte coperta da una grossa nuvola, bianca sulla sinistra, dov’è illuminata dal sole, e più scura e minacciosa di pioggia sulla destra, dove non lo è.

    Da solo ritrovo me stesso

    19/12/2023
    Fotografia che ritrae un pupazzo di neve con una cinciallegra poggiata sulla "mano" del "braccio" destro, in realtà un rametto d'albero.

    Apologia dell’inutile

    20/10/2023
    Fotografia a colori, in formato paesaggio, che ritrae la facciata illuminata dalla luce mattutina di un edificio giallo su due piani con tante finestre dagli infissi rossi, alcune chiuse, altre no, e una scritta rossa che recita «La libertà è terapeutica» sulla facciata, sotto la fila di finestre più bassa, quella del primo piano. Davanti all’edificio c’è una strada con alcune automobili posteggiate, e ai suoi fianchi delle siepi e qualche albero. Alla destra dell’edificio ce n’è un altro simile al primo. Sullo sfondo c’è un paesaggio montano sotto un cielo azzurro e terso.

    Siamo sicuri che i manicomi siano stati chiusi cent’anni fa?

    05/06/2024
  • La sirena racconta

    Se hai la sindrome di Cenerentola il principe azzurro non basta

    18/09/2016 /

    Lo dimostrano tanti casi di vita vissuta: anche se arriva il salvatore, Il finale per molte donne è tutt'altro che fiabesco

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    Giampietro Savuto 2 Commenti

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    07/08/2026
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