Non so perché sono venuta da lei. Forse mi è caduto l’orgoglio. Sa chi sono? Sa cosa faccio? Sa chi era mio padre? Sa come è pesante portare quel cognome?
Sono la primogenita di tre fratelli. Il testimone me l’ha passato subito: avevo 6-7 anni e già dovevo essere in grado di stargli dietro. Mi spiegava e mi insegnava, o cercava di insegnarmi, tutto, come se fossi grande. Una ne pensava e cento ne faceva; e io sempre dietro. Ero proprio sua figlia, non potevo deluderlo, non riuscire, qualsiasi cosa intraprendessi. Non le dico la scuola… e dopo…
Ho un amante giovane, è come se fosse mio figlio. L’ho legato a me con i regali, però lui scompare e io lo devo inseguire. Non è che ne sia innamorata: mi piace inseguirlo, strappargli dei baci; è diventato la mia ossessione, il mio spazio libero. Io sono sempre occupatissima: riunioni, viaggi, consigli di amministrazione, relazioni, collaboratori… tutte cose importantissime. Lui mi telefona: mi invento un’urgenza, pianto tutto e corro a raggiungerlo. I suoi messaggi sul cellulare mi cambiano l’umore, le sue proposte mi offrono la possibilità di fuggire dai soffocanti compiti che mi sono stati affidati e che io mi sono assunta “da adulta responsabile”.
Se mi chiama, quando mi chiama, regredisco, torno a essere la bambina che non sono mai stata e ogni volta mi invento un gioco.
Per esempio, mi faccio trovare al bar sotto il suo ufficio con un regalino e quando lui sbarra gli occhi mi metterei a saltellare dalla gioia. Mi sento così leggera! Oltretutto, io sono sposata con un uomo anche lui importante… ho un figlio e una figlia… Quello che è iniziato come un gioco, e che pensavo di riuscire a controllare, ora mi sta sfuggendo di mano: trascuro gli impegni, la famiglia, e sono lì che aspetto la telefonata.
Lei, dottore, mi invita a parlare della mia femminilità: è vero, gli uomini me li sono sempre presi, li ho gestiti come gestisco l’azienda. Sono abituata a dirigere gli altri, a dir loro cosa devono fare, a comandare. Quando mio padre si allontanò dall’Italia, chi crede che abbia provveduto alla casa, a sua moglie, alle mie sorelle? Mio padre parlava solo con me, trattava tutti come subalterni, tranne me. Io ero la sua spalla.
Non ho mai portato tacchi e gonne. Quando sono stata costretta a mettermi un vestito, mi sono sentita fuori posto. Cosa facevano quelle gambe libere? Mi sentivo un travestito. Eppure mi piace se giocano con il mio corpo, ma raramente mi lascio andare. Mi sono accorta di non aver voluto vedere le mie parti femminili. Mi ricordo che, anche quando ero incinta e ho partorito, non ho avuto la sensazione di essere femmina. Al corso di preparazione al parto mi sentivo diversa: le altre danzavano, erano morbide; io mi sentivo fasciata, ingessata, come dentro un’armatura. Neanche il parto mi ha tolto la virilità. Le sembra possibile che alla mia età possa recuperare il piacere del mio corpo? Certe volte mi viene voglia di mostrarlo, ma con ingenuità, senza malizia; c’è, non si può nascondere, me lo sono trovato così, bell’e fatto… ma devo imparare tutto…


