Psiche

Gli adolescenti? Non prendiamoli troppo sul serio

Molti genitori, che non vogliono deludere i figli adolescenti e ne subiscono il ricatto affettivo, sono incapaci di dire di no alle loro richieste, anche quando siano espressione di fantasie di onnipotenza, abdicando alla propria funzione educativa. E’ importante prestare un ascolto attento a ragazzi impegnati nel travaglio adolescenziale, senza tuttavia prendere troppo sul serio le loro pretese.

Il ragazzo seduto davanti a me, nel mio studio, affabulava euforico, descrivendo scenari immaginifici al suo futuro. Il padre, un importante professionista, lo guardava ansioso, incerto tra speranza e preoccupazione. A un certo punto: “Vorrei comprare un aereo”, dice il ragazzo.  Scatta immediata la domanda: “Di quale modello?”. Una risposta assurda, spiazzante. Perfetta se l’avessi pronunciata io. Purtroppo, l’aveva sussurrata il genitore in tutta serietà, entrando nel delirio del figlio.

Si tratta certamente di un esempio estremo, ma utile ad illustrare quanto spesso accade nella comunicazione con un adolescente che sta affrontando la propria metamorfosi per costruirsi un’identità. In tale fase delicata ha bisogno di un’autorità genitoriale che gli offra saldi punti di riferimento e lo ancori al principio di realtà.

Certo, dobbiamo offrire un ascolto attento ai nostri figli, senza tuttavia prendere troppo sul serio richieste che sono espressione degli effimeri entusiasmi di un pensiero onnipotente.

Certo, è bene lasciare spazio alle belle fantasie, anche saperci giocare, ma con la consapevolezza che tali sono, affascinanti trame dello stesso tessuto dei sogni.

Molti genitori, ansiosi, incerti su come interpretare il proprio ruolo, temono di procurare delusione e dolore ai figli, ne subiscono il ricatto affettivo e ne rincorrono acriticamente le richieste, rinunciando ad esercitare la funzione educativa che loro compete. Dimenticano che una certa dose di frustrazione è inevitabile, anzi possiede un valore formativo. Non volendo mai contrastarli, non si accorgono di trattare i ragazzi alla stregua di matti, ai quali dire sempre di sì.

Gli adolescenti, che stanno vivendo un’età complicata e magica, dal cui travaglio usciranno avendo conquistato la loro identità, subiscono il fascino dell’onnipotenza, che li spinge a credere di poter fare qualsiasi cosa, di poter essere qualsiasi cosa. Occorre opporre un argine alla loro ideazione megalomaniaca, in modo che possano riconoscere i propri limiti e imparino a misurarsi con la solida resistenza della realtà.

Se vogliamo aiutarli, dobbiamo sì dare ascolto alle loro ansie, alle loro incertezze, ai loro problemi, alle loro richieste, non dimenticando, però, di esercitare sempre una sana capacità critica. Insomma, prendiamoli sul serio…ma non troppo.

Psicologo e psicoterapeuta, fondatore e direttore scientifico della Fondazione Lighea Onlus, realtà attiva a Milano nella salute mentale, nella riabilitazione psichiatrica e nei percorsi di inclusione sociale per persone con disagio psichico. Nato a Catania nel 1946, dopo la laurea in Filosofia si specializza in Psicologia presso l’Università degli Studi di Milano, avviando un percorso professionale che lo porterà a sviluppare un modello innovativo di psicoterapia comunitaria. Attivo fin dagli anni Settanta nel campo della psichiatria e dei servizi territoriali, Savuto è tra i protagonisti dei processi di superamento del sistema manicomiale in Italia, contribuendo all’attuazione della legge 180 e alla trasformazione della cura del disturbo mentale in una prospettiva centrata sulla persona. Ha lavorato alla chiusura di strutture psichiatriche e alla creazione di alternative concrete, come comunità terapeutiche, centri diurni e appartamenti protetti per la riabilitazione psichiatrica. A partire dagli anni Ottanta fonda e sviluppa il modello Lighea, un approccio terapeutico integrato che unisce psicoterapia, relazione, vita quotidiana e reinserimento sociale, ponendosi come riferimento nel trattamento dei disturbi psichici complessi. Le comunità terapeutiche Lighea, accreditate con il Servizio Sanitario Nazionale, rappresentano un esempio avanzato di cura territoriale e presa in carico globale del paziente. Accanto all’attività clinica, Savuto promuove da anni una riflessione culturale sul disagio mentale, lavorando per diffondere una nuova cultura della salute mentale e per contrastare stigma e marginalizzazione. È ideatore di progetti editoriali e audiovisivi, tra cui “Amati Matti”, e autore di saggi e pubblicazioni sul rapporto tra affettività, psicoterapia e percorso di cura, come “Padre Quotidiano”, scritto con Gustavo Pietropolli Charmet. È inoltre responsabile scientifico della rivista FuoriTestata, piattaforma di approfondimento su psicologia, adolescenza, relazioni e società, pensata per rendere accessibili i temi della psicoterapia e del benessere psicologico a un pubblico ampio. Con oltre quarant’anni di esperienza nella psicologia clinica e nella riabilitazione psichiatrica, Giampietro Savuto promuove attivamente l’evoluzione di modelli di cura innovativi che integrano la dimensione clinica, sociale e culturale nel trattamento del disagio psichico.

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