Dire, fare, educare: possiamo sopravvivere allo stress genitoriale?

Settembre, la scuola, il lavoro, gli orari mettono a dura prova la nostra organizzazione quotidiana: come prenderci cura dello stress cui siamo sottoposti ogni giorno come genitori?

“ECCOMI. Così risponde Abramo quando Dio lo chiama per ordinargli di sacrificare Isacco. Ma come è possibile per Abramo proteggere suo figlio e al contempo adempiere alla richiesta di Dio? Come possiamo, nel mondo attuale, assolvere ai nostri doveri contrastanti di padri, mariti, di figli, di mogli, di madri, e restare anche fedeli a noi stessi?” J. Safran Foer, 2016. 

Un tempo settembre era il mese della luce tenue di fine estate, delle prime foglie gialle, della nostalgia delle vacanze attenuata dalle prime tisane con la copertina sulle gambe. Quando diventiamo genitori la dolcezza di settembre si schianta contro inserimenti, incastri, orari, chat delle mamme (con e senza maestre, quindi due chat a bambino), corsi di danza, nuoto, calcio, inglese, catechismo… e quella perenne sensazione di muscoli “engaged”, non perché abbiamo tempo di fare workout ma perché siamo perennemente in stress.

Nello sforzo di esercitare al meglio il nostro ruolo genitoriale, scheduliamo le nostre giornate al millimetro, finché Sua Maestà Il Capriccio irrompe e manda a monte tutti i nostri piani, esigendo il costume di Carnevale di Frozen come unica possibilità per uscire di casa il secondo giorno di scuola. 

C’è traffico, due bambini che urlano in stereo nelle vostre orecchie, il Sommo Capriccio ha fatto un golpe alla vostra autorità e la giornata deve ancora cominciare: cosa sentite nel corpo?


Ecco, a me si contrae lo stomaco, sento un caldo malsano e una rabbia che sale dal basso e cerca di sedurre la mia razionalità e tutti gli orpelli che ha letto sull’ educazione empatica.

Però in questi giorni ho avuto un insight: forse questi momenti, che ho sempre sentito come incidenti quotidiani che mi impediscono di fare La Buona Mamma, sono essi stessi LA Genitorialità.

La Mindfulness parla di modalità del fare e modalità dell’essere. La prima è quella di quando funzioniamo per obiettivi, per programmi, sempre sintonizzati su cosa dobbiamo fare DOPO. Certo che in questa modalità ogni esplosione emotiva dei nostri pargoli è un incidente di percorso che ci fa domandare dove diavolo abbiamo sbagliato. Nella modalità dell’essere, invece, ogni momento ha il suo valore e il presente, il qui ed ora, hanno la stessa dignità di quello che DOBBIAMO fare dopo.

Questa consapevolezza mi è arrivata come uno schiaffo, quegli schiaffi che un po’ fanno male ma un po’ ti svegliano dal torpore. Mia figlia che urla indemoniata per mettere le infradito a novembre non sta mettendo alla prova le mie capacità genitoriali e adulte, ma mi sta semplicemente dando l’occasione per fare la mamma. È così che deve essere. Lo sento nella mia postura: è come se, dall’essere tutta protesa in avanti, coi muscoli cervicali in tensione, come se qualcuno cercasse di frenare la mia corsa trattenendomi per la maglietta, d’un tratto mi sembra di raddrizzarmi, di stare più comoda sulle mie spalle. Sento che questo è il mio posto, è esattamente dove dovrei essere. La mia treenne non è un mostro-sprizza-grane, è un cervello che cresce talmente velocemente che ogni tanto va in crash, si ancora alle sue certezze e chiede di allinearsi al suo passo, a volte scoordinato e ciondolante. 

E attenzione! La soluzione non è improvvisarsi psicoanalisti e ritrovare la nostra cara ansia da prestazione interpretando compulsivamente i giochi-fantasie-sogni-disegni dei nostri bambini: la sfida è fare un po’ meno, sostare, respirare, fermarci, notare cosa succede nel nostro corpo. 

A volte meno è meglio, e se riusciamo a stare senza fuggire in mille pensieri, programmi, distrazioni, ansie, forse scopriremo una piccola grande verità: quello che il mio bambino è e fa non è una provocazione A ME, è quello che è, la sua crescita e io posso essere qui, con quello che c’è. 

ECCOMI. 

Io stessa, per prima, le ho lette tante volte queste cose, ma a un certo punto la comprensione è arrivata e basta, come un respiro.

Buon settembre a tutti i genitori.

Elisa Accornero

Psicologa psicoterapeuta, si occupa di età evolutiva, genitorialità, trattamento dei traumi e psico oncologia.

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