Psicologia, la difficile unione tra narrazione e scienza
In un dibattito che parte dalla psicoanalisi e arriva alla psicologia delle evidenze e della sperimentazione, esiste una strada per integrare tutti gli aspetti?
In un dibattito che parte dalla psicoanalisi e arriva alla psicologia delle evidenze e della sperimentazione, esiste una strada per integrare tutti gli aspetti?
Impariamo a dire “grazie” sin da piccoli, come una forma di educazione. Ma cosa si nasconde dietro i tanti aspetti della gratitudine? Quali quelli che facciamo più fatica a riconoscere?
Quanto conta la coerenza tra ciò che si dice, o si scrive, e le azioni che si compiono? La parola è valida solo se trova un correlato di realtà a confermarla?
Dopo l’ennesimo femminicidio un dubbio: ma non sarà anche la narrazione dell’amore, indissolubilmente unito nel binomio con la morte, a farci perdere di vista ciò che realmente significa amare un’altra persona?
Oscuro regista di tutta la nostra esistenza, il sottosuolo ci condiziona, talvolta ci conduce. Per questo va esplorato, conosciuto, compreso da chi vuole comprendere le questioni dell’anima.
Comprendere e saper guardare il rancore di chi si sente escluso potrebbe servire per costruire un’umanità che non prometta l’esclusiva ma l’accoglienza, che non ci seduca col potere ma ci rassicuri con l’equità,…
Ancora una volta dinnanzi a noi si erge una doppia interpretazione della felicità: felicità come fuga dal dolore, come rifugio in una dimensione in cui si ricerca la sensazione, oppure felicità come conquista…
Che ruolo hanno nel nostro vivere il ricordo e la dimenticanza? Nella perdita, la paura più grande è quella di scordare, di essere scordati. Di non avere più un posto nel cuore.
Sperare non significa necessariamente accettare un premio di consolazione quando le cose vanno male. Ha a che fare con l’apertura al nuovo, al non ancora visto. Alla vita che può nascere.