C’è un mondo di superficie in cui le persone fanno cose, incontrano altre persone, lavorano, vivono, muoiono, fanno figli…
A guardare bene, poi, c’è anche un mondo di sotto, ovvero il sottosuolo, che è tutta una questione di tribolazioni, sensazioni, pensieri, ossessioni, che stanno sotto la superficie di ciò che chiamiamo vita.
Oscuro regista di tutta la nostra esistenza, il sottosuolo ci condiziona, talvolta ci conduce; come una voce interna, come un dialogo continuo determina in profondità reazioni a situazioni che, viste da sopra, sembrano bizzarre, folli, assurde.
Un esempio?
Un giovane uomo si prepara per andare all’appuntamento con la sua amata, una giovane donna da sempre desiderata, bramata, immaginata in mille fantasie. Finalmente ella sembra dare segnali di interesse e accetta di fissare un appuntamento.
Lui allora sceglie il vestito, compra il profumo dei suoi sogni, si mette in ghingheri ma, inspiegabilmente, si addormenta e si risveglia ormai ore dopo il fatidico appuntamento.
Ma come, proprio in prossimità del raggiungimento del traguardo questo inciampo, questa buccia di banana? Ma non c’è logica, ma è una assurdità!
Il senso comune, che percorre il mondo di sopra, crolla e consegna il fatto alla categoria delle assurdità, delle cose folli.
Dovremmo invece pensare al sottosuolo, a tutti quei pensieri che ciascuno di noi nutre in silenzio, talvolta anche a propria insaputa, inconfessabili, latori di notizie irricevibili e inaccettabili.
Fratelli che si odiano, amici per i quali si nutre una invidia profonda e talvolta omicida, padri che invidiano i propri figli, paura, paura di amare, paura di vincere, paura di vivere… paura.
Tutto un mondo di fantasmi, di spinte incomprensibili e talvolta contrapposte che, come un fiume carsico, si immergono e talvolta emergono e si fanno visibili.
La scommessa, dunque, il vero obiettivo di chi come noi vorrebbe cercare di comprendere le questioni dell’anima, è indagare, approfondire, metter mano in tutti questi moti… geometrie non euclidee, ragionamenti non logici, pulsioni tiranniche, gelosie, invidie, cose «vere di notte e false di giorno», come ci direbbe Faber.
Certo, tutto questo comporta ancora una volta la rinuncia al pensare alla nostra materia come scienza esatta, anzi proprio come scienza, come capace di misurare il nostro animo e le nostre dimensioni interne.
Dunque, forse ci tocca di rinunciare al misurabile, mettere le mani nella melassa contaminante della narrazione come unica speranza di comprendere l’umano, la vita, di studiare i pesci senza toglierli dall’acqua.
Anche dal punto di vista personale, a ciascuno di noi, quando anche a noi toccherà fare i conti con la sera della vita, con le ombre che si allungano, non penso che sentiremo la mancanza di manuali, scale e questionari; al contrario un profumo, una poesia, un suono, una buona storia ci potranno aiutare a fare amicizia con quel buio che da sempre ci attende e che da sempre temiamo.


