Attualità

La paura non si lascia convincere

Emozioni e ragione parlano lingue diverse: la paura appartiene alla sfera emozionale, non è sensibile al ragionamento logico. Ecco perché l’opera di convincimento, da molti invocata nei confronti di chi per timore rifiuta il vaccino, appare difficile: spiegare, informare, educare non sono strumenti validi contro l’irrazionalità della paura.

Nella variegata compagine di coloro che rifiutano la vaccinazione anti Covid, si possono distinguere diverse categorie: c’è lo zoccolo duro degli irriducibili NoVax; poi ci sono i “NiVax”, individui che si dichiarano non ideologicamente contrari al vaccino, ma che sollevano tutta una articolata serie di obiezioni, dubbi, distinguo, e – forse i più numerosi – quelli che semplicemente “hanno paura”. È proprio nei confronti di queste ultime si moltiplicano gli appelli a informare, spiegare, non obbligare, ma convincere.

Purtroppo, tutti questi – pur lodevoli – sforzi presentano un limite: l’azione educativa di spiegazione e convincimento si svolge su un piano razionale, mentre la paura attiene alla sfera emotiva, parla un’altra lingua. Emozioni e ragione hanno codici, alfabeti diversi: l’integrazione tra i due piani è obiettivo difficile.

La morte proietta la sua ombra sulle nostre paure, incomprensibili per chi non le condivide, come incomprensibile risulta l’irrazionalità del mondo interno, crogiolo di contraddizioni.

Nel caso specifico del vaccino, c’è forse, almeno da parte di alcuni, anche l’esigenza di giustificare il proprio timore di fronte alla collettività vantando un surplus di conoscenze dovute a un meticoloso e approfondito lavoro informativo, o di nobilitarlo rivendicando la propria libertà di pensiero e la non conformità al “gregge”. La paura non può essere “convinta”.

Una volta mi chiesero un consiglio professionale a proposito di una famosa attrice che doveva recarsi a Hollywood, ma aveva paura di volare. Il viaggio era imminente. Che fare? L’unica cosa che riuscii a suggerire fu: “Fatela bere”. Il paziente capisce perfettamente i meccanismi della sua nevrosi, anche meglio del terapeuta, tuttavia non riesce a modificare il suo sentire e il suo agire. A un certo punto, però, nel corso di una psicoterapia, può accadere che sia pronto a mettersi in discussione. È il momento in cui la conoscenza razionale è pronta a capire emotivamente: i due piani distinti, ragionamento logico e mondo delle emozioni, trovano la loro integrazione. Bravura del terapeuta? Piuttosto frutto del lungo lavoro del paziente su di sé.

In assenza di questo faticoso percorso, il cui esito positivo non è scontato, non ci resta che accogliere la paura come espressione della nostra fragilità e imparare a conviverci, considerandola appartenente al novero delle cose che, anche nel caso in cui si possa risalire alla loro origine, mantengono tuttavia una zona di mistero, come l’innamoramento, la fine dell’amore o la fascinazione estetica.

Psicologo e psicoterapeuta, fondatore e direttore scientifico della Fondazione Lighea Onlus, realtà attiva a Milano nella salute mentale, nella riabilitazione psichiatrica e nei percorsi di inclusione sociale per persone con disagio psichico. Nato a Catania nel 1946, dopo la laurea in Filosofia si specializza in Psicologia presso l’Università degli Studi di Milano, avviando un percorso professionale che lo porterà a sviluppare un modello innovativo di psicoterapia comunitaria. Attivo fin dagli anni Settanta nel campo della psichiatria e dei servizi territoriali, Savuto è tra i protagonisti dei processi di superamento del sistema manicomiale in Italia, contribuendo all’attuazione della legge 180 e alla trasformazione della cura del disturbo mentale in una prospettiva centrata sulla persona. Ha lavorato alla chiusura di strutture psichiatriche e alla creazione di alternative concrete, come comunità terapeutiche, centri diurni e appartamenti protetti per la riabilitazione psichiatrica. A partire dagli anni Ottanta fonda e sviluppa il modello Lighea, un approccio terapeutico integrato che unisce psicoterapia, relazione, vita quotidiana e reinserimento sociale, ponendosi come riferimento nel trattamento dei disturbi psichici complessi. Le comunità terapeutiche Lighea, accreditate con il Servizio Sanitario Nazionale, rappresentano un esempio avanzato di cura territoriale e presa in carico globale del paziente. Accanto all’attività clinica, Savuto promuove da anni una riflessione culturale sul disagio mentale, lavorando per diffondere una nuova cultura della salute mentale e per contrastare stigma e marginalizzazione. È ideatore di progetti editoriali e audiovisivi, tra cui “Amati Matti”, e autore di saggi e pubblicazioni sul rapporto tra affettività, psicoterapia e percorso di cura, come “Padre Quotidiano”, scritto con Gustavo Pietropolli Charmet. È inoltre responsabile scientifico della rivista FuoriTestata, piattaforma di approfondimento su psicologia, adolescenza, relazioni e società, pensata per rendere accessibili i temi della psicoterapia e del benessere psicologico a un pubblico ampio. Con oltre quarant’anni di esperienza nella psicologia clinica e nella riabilitazione psichiatrica, Giampietro Savuto promuove attivamente l’evoluzione di modelli di cura innovativi che integrano la dimensione clinica, sociale e culturale nel trattamento del disagio psichico.

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *