Una gif animata che ritrae Giuseppe Ungaretti mentre, intervistato da Pier Paolo Pasolini per il suo film-documentario “Comizi d’amore”, dice «Tutti gli uomini sono, a loro modo, anormali». L’audio è assente, trattandosi di una gif animata, ma è sostituito da un sottotitolo in lettering bianco con contorno nero.
Relazioni

Tutto quello che vuoi, o forse… tutto quello che sei

Un film che racconta una relazione molto speciale, capace di riscrivere il passato ma non solo. Quanto è importante lo sguardo che riconosce e accetta, al di là dei pregiudizi dei ruoli e delle etichette?

Un’improbabile amicizia tra l’ultraottantenne Giorgio, poeta dimenticato che ha fatto la Seconda Guerra Mondiale, e Alessandro, giovane ventenne senz’arte né parte. Un classico, che riecheggia il più celebre film francese Quasi amici: Giorgio è affetto da un principio di Alzheimer, che lo porta a rivivere, come fossero attuali, episodi della propria vita giovanile, durante la guerra; Alessandro è scapestrato, nullafacente, e trascorre la maggior parte del proprio tempo con tre amici, che come lui si muovono ai margini della società, sul confine tra legale e illegale.

Tra i due inizia, quasi per caso, una relazione intima e intensa: Alessandro, inizialmente, fa da badante a Giorgio, accompagnandolo nelle sue passeggiate e aiutandolo nella vita quotidiana. Poi, piano piano, il passato dell’anziano prende vita, fino a utilizzare “le gambe” del presente per essere recuperato, ricordato, reso vivo e vitale. Il giovane, insieme ai suoi amici, inizierà con Giorgio un insolito viaggio in macchina per cercare un misterioso tesoro. E sarà proprio il passato, e con esso la poesia, a dare nuova linfa ai componenti della piccola banda senza futuro. Ma qui mi fermo con lo spoiler!

Questa pellicola, Tutto quello che vuoi, non è solo un racconto sulla memoria, che non va perduta: è anche, e forse soprattutto, un film sul riconoscimento delle reciproche diversità («io manco sapevo che esistevano ancora i poeti!», dice, a un certo punto, Alessandro). Un riconoscere in grado di andare oltre il pregiudizio, che irretisce ciascuno in ruoli ed etichette, sociali e diagnostiche; capace di attivare, come dice in un’intervista il regista Francesco Bruni, qualcosa di speciale: «uno sguardo particolare sull’altro».

Lo sguardo di amore incondizionato che noi, professionisti della relazione d’aiuto conosciamo bene, perché è l’ingrediente che permette alla persona di affidarsi, individuarsi e cambiare.

Sono molto legata alla dimensione dello sguardo, come madre, come psicologa, come formatrice, ma anche come passeggera di treni e metropolitane! È proprio lo sguardo senza giudizio, che attiva in me la curiosità per l’Altro, per la sua storia unica e irripetibile, per il suo modo di pensare e comportarsi.

Non sto parlando del guardare, atto che rimanda al giudizio (quando eravamo piccoli, ci dicevano «non guardare le persone, non sta bene!»): lo sguardo racchiude in sé di più.

Se ne cerchiamo l’etimo scopriamo che significa sorvegliare, vigilare, proteggere, aver cura, osservare e custodire; insomma, a parer mio, è un modo di osservare, ascoltare, raccogliere, tenere insieme e – di centrale importanza – restituire narrazioni, emozioni, vissuti.

Non a caso, rileggendo Winnicott, alla base della costruzione del Sé c’è quella speciale relazione madre-bambino, fatta proprio di sguardi: «La madre guarda il bambino e il modo in cui ella appare è in relazione a ciò che vede nel bambino», cosicché lui può ritrovare e “conoscere” se stesso come in uno specchio.

A osservarne la ricchezza di significati, attivare uno sguardo incondizionato sembra fondamentale, perché consente, nella clinica, ma anche – ci dicono Giorgio e Alessandro – nella vita, di ritrovare e recuperare un filo rosso che a volte va smarrito, quello che ci ricorda chi siamo.

Psicologa clinica (iscritta all’Albo OPL n°24525) e filosofa, con una solida esperienza maturata tra clinica, formazione e comunicazione. Laureata con lode in Psicologia clinica e della riabilitazione e, precedentemente, in Filosofia, possiede anche un diploma triennale in Counseling e integra nel suo approccio una profonda sensibilità analitica e una visione multidisciplinare della cura. Attualmente ricopre il ruolo di psicologa responsabile presso la Fondazione Trinchieri di Romagnano Sesia e collabora con la Fondazione Lighea nella conduzione di gruppi clinici e attività di divulgazione. La sua attività professionale si articola tra la clinica privata a Novara e Milano e aziende tra cui Aspi - Autostrade per l'Italia; la supervisione rivolta a psicologi, counselor e personale sanitario presso istituzioni pubbliche e private, tra cui il Dipartimento di Salute mentale di Novara e la formazione aziendale, all'interno di realtà quali il gruppo Clariane Italia, o Teleperfomance Italia. Esperta in dinamiche relazionali, gestione del trauma, stati ansiosi, depressivi e approccio alla performance, vanta una lunga esperienza nella clinica rivolta agli adolescenti, approfondendo gli studi sia con l'Istituto Minotauro che con l'Istituto italiano di psicoanalisi di gruppo (Iipg). Ha collaborato con numerose scuole (Liceo Sereni di Luino e Laveno, Itis Cannizzaro di Rho, tra i più recenti), sia in attività di gruppo che in progetti rivolti ai singoli studenti. E' presidente dell'associazione Studio Eidos, un centro di consulenza che propone a istituzioni pubbliche e private progetti di formazione, supervisione e crescita personale. Il suo background include, inoltre, più di dieci anni di esperienza nella comunicazione istituzionale e negli uffici stampa (Istituto Iard e con l'agenzia di comunicazione Eidos), competenza che oggi mette al servizio della redazione di FuoriTestata.

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