Una foto in formato panoramico che ritrae un uomo di profilo, col volto rivolto a sinistra, seduto a gambe incrociate, in pigiama, di fronte a un frigorifero aperto, la cui luce lo illumina da davanti, mentre porta alla bocca, con la mano destra, una cucchiaiata di qualcosa da mangiare, dopo averla presa da una scatola rossa aperta, che regge con la mano sinistra.
Psiche

Non sentiremo più gridare: “vai a letto senza cena”

In un momento in cui è particolarmente alta l’attenzione nei confronti di cibo, diete, alimentazione corretta, tradizioni gastronomiche diverse, si registra anche l’aumento dei disturbi alimentari: segnali, spie di disagi profondi che chiedono di essere affrontati

C’è oggi qualcuno che può dire di non aver mai fatto una dieta? O di non essere in procinto di iniziarla? Dalla settimana prossima, dal prossimo mese, dalla fine delle vacanze, prima dell’estate, dopo l’estate… Diete tradizionali, nuove, morbide, severe, punitive, miracolose, bizzarre… Diete fai da te, diete di esperti dell’alimentazione per i quali è stato coniato il termine “nutrizionisti” che, in tempi di conversione ecologica, hanno affiancato i più convenzionali dietologi. Rassegniamoci: le diete, con i loro effimeri successi e le loro delusioni, ci accompagneranno per tutta la vita.

E quanti adolescenti possono affermare di non aver mai avuto problemi alimentari? Le trasformazioni proprie dell’età, vissute spesso con ansia, e il modello di bellezza imposto dalla moda hanno sempre contribuito a focalizzare l’attenzione sull’aspetto fisico e favorito il gioco delle diete. Ma attualmente si registra un aumento di disordini alimentari di diversa entità, che vengono trattati come vere e proprie malattie, meritevoli di diagnosi codificate. L’aspetto organico richiede certamente attenzione, ma quei disordini sono anche sintomi che vanno interpretati, la spia di una sofferenza psichica.

Il corpo parla. A volte urla, e quel suo urlo chiede aiuto, chiede di sciogliere l’angoscia in parole. Dietro i problemi alimentari che monopolizzano l’attenzione del genitore, c’è la complessità di una persona i cui conflitti interiori attendono di venire affrontati.

Ma come spiegarne l’aumento proprio quando cibo, eccellenze enogastronomiche, cura degli ingredienti, piatti delle tradizioni locali e internazionali sono al centro dell’attenzione, quando si moltiplicano ristoranti di ogni tendenza, quando i media offrono continuamente trasmissioni con chef-guru che hanno assunto dimensioni divistiche? Paradossalmente, mentre si parla tanto di cibo, nelle case si cucina sempre meno.

Un tempo pranzo e cena erano momenti fondamentali della vita familiare: momenti di condivisione e di dialogo, in cui il cibo assumeva valore affettivo. Oggi i componenti del nucleo familiare mangiano spesso a ore diverse, quasi mai a casa a mezzogiorno, frequentemente con piatti confezionati o consegnati a domicilio. Le modalità di nutrimento sono profondamente cambiate, tuttavia il cibo ha conservato il suo carattere simbolico, che va colto nella specificità che assume per ogni individuo. Allora i disordini alimentari, dai più lievi ai più gravi e preoccupanti, sono segnali che parlano un linguaggio misterioso che va decodificato: diverse le cause profonde, uguale la sofferenza.

Al di là degli aspetti più superficiali e “modaioli”, il cibo conserva tracce di un valore religioso residuo di una tradizione millenaria. L’astinenza è sempre stata legata a all’idea di espiazione e si è spesso accompagnata alla santità di anacoreti che si cibavano di locuste o venivano confortati dalla manna che scendeva dal cielo, i cui corpi scheletrici riempiono i quadri di illustri pittori. Del resto, la Gola figura tra i sette peccati capitali, riempie l’inferno e il purgatorio di Dante, e ci guarda, a monito, sotto forma di creature mostruose, dalle architetture delle cattedrali gotiche. A differenza di quanto accade per altri piaceri, il carattere peccaminoso dell’amore per il cibo sembra poco accettabile alla razionalità moderna, ma forse permane nel profondo un oscuro senso di colpa, che sollecita una qualche forma di punizione attraverso processi psichici di natura misteriosa, con esiti patologici altrettanto misteriosi.

Certo, non si sente più gridare: «Oggi vai a letto senza cena!»

Psicologo e psicoterapeuta, fondatore e direttore scientifico della Fondazione Lighea Onlus, realtà attiva a Milano nella salute mentale, nella riabilitazione psichiatrica e nei percorsi di inclusione sociale per persone con disagio psichico. Nato a Catania nel 1946, dopo la laurea in Filosofia si specializza in Psicologia presso l’Università degli Studi di Milano, avviando un percorso professionale che lo porterà a sviluppare un modello innovativo di psicoterapia comunitaria. Attivo fin dagli anni Settanta nel campo della psichiatria e dei servizi territoriali, Savuto è tra i protagonisti dei processi di superamento del sistema manicomiale in Italia, contribuendo all’attuazione della legge 180 e alla trasformazione della cura del disturbo mentale in una prospettiva centrata sulla persona. Ha lavorato alla chiusura di strutture psichiatriche e alla creazione di alternative concrete, come comunità terapeutiche, centri diurni e appartamenti protetti per la riabilitazione psichiatrica. A partire dagli anni Ottanta fonda e sviluppa il modello Lighea, un approccio terapeutico integrato che unisce psicoterapia, relazione, vita quotidiana e reinserimento sociale, ponendosi come riferimento nel trattamento dei disturbi psichici complessi. Le comunità terapeutiche Lighea, accreditate con il Servizio Sanitario Nazionale, rappresentano un esempio avanzato di cura territoriale e presa in carico globale del paziente. Accanto all’attività clinica, Savuto promuove da anni una riflessione culturale sul disagio mentale, lavorando per diffondere una nuova cultura della salute mentale e per contrastare stigma e marginalizzazione. È ideatore di progetti editoriali e audiovisivi, tra cui “Amati Matti”, e autore di saggi e pubblicazioni sul rapporto tra affettività, psicoterapia e percorso di cura, come “Padre Quotidiano”, scritto con Gustavo Pietropolli Charmet. È inoltre responsabile scientifico della rivista FuoriTestata, piattaforma di approfondimento su psicologia, adolescenza, relazioni e società, pensata per rendere accessibili i temi della psicoterapia e del benessere psicologico a un pubblico ampio. Con oltre quarant’anni di esperienza nella psicologia clinica e nella riabilitazione psichiatrica, Giampietro Savuto promuove attivamente l’evoluzione di modelli di cura innovativi che integrano la dimensione clinica, sociale e culturale nel trattamento del disagio psichico.

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