Una foto a colori, in formato 4:3, che ritrae una donna di spalle, in piedi in mezzo a una terra brulla, di notte, che regge un ombrello blu che le copre la testa e che proietta, come una abat jour, una luce calda e circolare su di lei e sul terreno intorno ai suoi piedi. Di fronte alla donna in piedi, all'orizzonte, ci sono delle cime di montagne innevate, e sopra quelle un cielo pieno di stelle dal centro del quale sfrecciano alcune meteore.
Psiche

Dacci oggi la nostra ansia quotidiana

L’ansia può essere sensazione paralizzante, ma assunta in dosi omeopatiche è stimolo all’agire, mantiene vivo l’interesse, allerta il desiderio, si oppone all’inerzia, infonde vitalità. Non va eliminata, piuttosto governata, alla ricerca costante di equilibri mai definitivi

Negli ultimi anni di vita di mia madre, allora ottantenne, ero solito inventarmi a suo uso ogni sorta di avventurose follie: volevo comprare una poderosa moto, io che non sapevo neanche andare in bicicletta, meditavo di unirmi a una spedizione per fare trekking sull’Himalaya, io che non amavo la montagna, stavo iniziando a prendere lezioni di arti marziali, io che mi ero sempre rifiutato di fare sport… ero innamorato di una contorsionista giapponese…

Le mie sorelle mi davano del cattivo figlio perché con le mie trovate bislacche tormentavo una anziana signora che aveva bisogno di tranquillità.

Io penso invece di essere stato un “bravo” figliolo perché, dandole di che preoccuparsi, ho contribuito a impedirle di sprofondare nell’inerzia della senescenza e le ho infuso vitalità. «Preoccupare» deriva dal latino praeoccupo: tra altri significati ha anche quello di «impadronirsi», riferito ai sentimenti, ovvero «mettere in pensiero», «mettere in ansia». L’ansia può essere sensazione paralizzante, ma in dosi omeopatiche si rivela salvifica: mantiene vivi l’interesse, l’attesa, desta emozioni, stimola l’agire, allerta il desiderio. Siamo per natura esseri inquieti, ma il caos del nostro sentire è qualcosa di vitale che non va soppresso, piuttosto governato, alla ricerca di un equilibrio sempre instabile, un ossimoro: l’equilibrio del caos.

Ci illudiamo di trovare il nostro benessere in una condizione di stabilità, eppure un ipotetico stato di completo e immutato appagamento farebbe di noi dei cadaveri.

La felicità funziona solo come aspirazione, meta a cui tendere, stimolo potente all’azione, luminoso ideale sempre sfuggente. Qualora raggiunta, si rivelerebbe inganno di Thanatos: privandoci del desiderio, ci farebbe sprofondare nell’inerzia dell’accidia, nel vuoto dell’apatia.

L’etimologia di «desiderio» è tra le più suggestive: la parola deriva dal latino de sideribus (de, preposizione che indica lontananza, e sidus, eris che significa stella): lontano dalle stelle, di cui suggerisce un senso di struggente nostalgia.

Molti di coloro che vengono da noi dicendo di voler intraprendere una psicoterapia in realtà non hanno una vera intenzione di cambiare: sono affezionati ai loro sintomi, al loro immobilismo, alle loro coazioni a ripetere. Difendono le loro nevrosi, che gli forniscono l’alibi per rimanere fermi, ai bordi della vita, evitando di mettersi a rischio. Contro lo Xanax che addormenta il disagio di vivere, dacci oggi, nella dose che siamo in grado di sopportare, la nostra ansia quotidiana, compagna del desiderio che ci fa alzare lo sguardo verso le stelle.

Psicologo e psicoterapeuta, fondatore e direttore scientifico della Fondazione Lighea Onlus, realtà attiva a Milano nella salute mentale, nella riabilitazione psichiatrica e nei percorsi di inclusione sociale per persone con disagio psichico. Nato a Catania nel 1946, dopo la laurea in Filosofia si specializza in Psicologia presso l’Università degli Studi di Milano, avviando un percorso professionale che lo porterà a sviluppare un modello innovativo di psicoterapia comunitaria. Attivo fin dagli anni Settanta nel campo della psichiatria e dei servizi territoriali, Savuto è tra i protagonisti dei processi di superamento del sistema manicomiale in Italia, contribuendo all’attuazione della legge 180 e alla trasformazione della cura del disturbo mentale in una prospettiva centrata sulla persona. Ha lavorato alla chiusura di strutture psichiatriche e alla creazione di alternative concrete, come comunità terapeutiche, centri diurni e appartamenti protetti per la riabilitazione psichiatrica. A partire dagli anni Ottanta fonda e sviluppa il modello Lighea, un approccio terapeutico integrato che unisce psicoterapia, relazione, vita quotidiana e reinserimento sociale, ponendosi come riferimento nel trattamento dei disturbi psichici complessi. Le comunità terapeutiche Lighea, accreditate con il Servizio Sanitario Nazionale, rappresentano un esempio avanzato di cura territoriale e presa in carico globale del paziente. Accanto all’attività clinica, Savuto promuove da anni una riflessione culturale sul disagio mentale, lavorando per diffondere una nuova cultura della salute mentale e per contrastare stigma e marginalizzazione. È ideatore di progetti editoriali e audiovisivi, tra cui “Amati Matti”, e autore di saggi e pubblicazioni sul rapporto tra affettività, psicoterapia e percorso di cura, come “Padre Quotidiano”, scritto con Gustavo Pietropolli Charmet. È inoltre responsabile scientifico della rivista FuoriTestata, piattaforma di approfondimento su psicologia, adolescenza, relazioni e società, pensata per rendere accessibili i temi della psicoterapia e del benessere psicologico a un pubblico ampio. Con oltre quarant’anni di esperienza nella psicologia clinica e nella riabilitazione psichiatrica, Giampietro Savuto promuove attivamente l’evoluzione di modelli di cura innovativi che integrano la dimensione clinica, sociale e culturale nel trattamento del disagio psichico.

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