Un’immagine pubblicitaria della serie “Shameless”, con il cast prigioniero dietro un vetro forse infrangibile.
Attualità

E tu, che Gallagher sei?

Una serie TV acclamata, “Shameless”, che offre l’opportunità di un’identificazione emotiva forte non tanto in un unico personaggio, quanto nell’emozione stessa, evitando la tentazione di decidere cosa (e chi) è giusto o è sbagliato

Se il perfezionismo ha stancato e se si ha voglia di fallibilità umana, non resta che guardare la serie televisiva statunitense Shameless, prodotta dal 2011 al 2021 da John Weels, adattamento dell’omonima serie britannica di Paul Abbott. Inserita nel filone del family drama, Shameless fin dal titolo accende la curiosità per il suo contenuto. Cosa accadrà “senza vergogna”?

Essenzialmente tutto. Assistiamo alla vita travolgente e sconvolgente della famiglia Gallagher, composta da Frank, Monica e i loro cinque figli in un crescendo di emozioni contrastanti. Siamo nel quartiere più a sud di Chicago e nessuno è risparmiato dalle dinamiche disfunzionali che caratterizzano gli adulti della serie TV: per gli appassionati di diagnosi c’è un calderone di possibili disturbi da attribuire a ciascun protagonista. Alcolismo, condotte devianti, disturbi dell’umore…

Guardandola è quasi impossibile orientarsi verso un unico personaggio: la costruzione corale della serie permette infatti di adottare così tanti punti di vista che si è condotti a identificarsi più nell’emozione messa in scena che nel singolo attore.

Ed è proprio la formazione corale che insieme ad altre caratteristiche strutturali concorre a definire la serie TV odierna. Si parla per esempio di episodi con una narrativa immersiva capace di lasciare allo spettatore la scelta di cosa pensare della situazione proposta, evitando polarizzazioni sull’asse giusto-sbagliato; di dialoghi e di relazioni descritti con così tanta brutalità e schiettezza, che l’attenzione dell’interlocutore diventa costante.

Non è una casualità che il genere della serie TV, come ad esempio Shameless, sia così acclamata nel contesto odierno. Immersi nell’Onlife, un insieme di online e life, come direbbe il filosofo Luciano Floridi, gli episodi brevi rispondono ai nuovi schemi cognitivi dei nativi digitali. I giovani infatti non perdono il flusso informativo come potrebbe succedere a un adulto, sebbene siano continuamente bersagliati da informazioni sovraesposte e indefinite; anzi, si trovano proprio a loro agio. Motivo per cui hanno abbandonato maggiormente i romanzi di formazione per dedicarsi alle nuove idee e valori che introducono le serie di formazione.

La domanda iniziale effettivamente non ha risposta. Forse siamo tutti i Gallagher insieme: in noi c’è un po’ di Monica, di Frank e dei loro figli, ma ancora di più siamo tutte le emozioni che i Gallagher provano cercando di sopravvivere e resistere alle recidive della vita.

Educatore professionale e Arteterapeuta in formazione. Mi occupo principalmente di adulti con disagio psichico e adolescenti.

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