Una foto a colori, in formato orizzontale, che ritrae al centro, attorniata da tantissime stelle sullo sfondo nero dello spazio profondo, una nebulosa di colore rosa intenso, con la forma di un occhio umano.
Psiche

Violenze in aumento tra i più giovani: che fine ha fatto il Super Io?

Episodi di violenza hanno spesso per protagonisti individui giovanissimi. La responsabilità viene data a un sistema educativo incapace di trasmettere valide regole morali. La libertà incontrollata genera paura e questa, a sua volta, suscita aggressività e depressione, due facce dello stesso disagio.

La cronaca riferisce quotidianamente di risse tra bande di giovanissimi, di coltelli nelle tasche di adolescenti, di episodi di bullismo, di aggressioni a coetanei, e non solo, e nello stesso tempo di ritiro dalla vita sociale, di chiusura all’interno di una stanza, di vuoto esistenziale, di istinti suicidi.

Cosa sta accadendo alle nuove generazioni?

La responsabilità viene attribuita da molti a una famiglia che non educa, a una scuola che non insegna, a una società incapace di trasmettere valori. Sotto accusa vengono messi i genitori, soprattutto i padri, passati dall’autoritarismo all’inconsistenza.

Quello a cui assistiamo è certamente un’evaporazione del Super Io, e quando viene meno la Legge e l’esercizio della libertà non trova saldi limiti, dilaga la paura. È una grande paura quella che sento aleggiare, una paura che genera aggressività, e anche depressione, due facce dello stesso disagio, perché i ragazzi difficilmente sono in grado di gestire una libertà anarcoide.

Il Super Io può rivelarsi a volte un padrone sadico, ma in un sano sviluppo costituisce un valido ancoraggio, una protezione nei confronti di impulsi violenti e distruttivi. Il suo frantumarsi produce angoscia.

D’altra parte, è sempre più difficile per i genitori recuperare autorevolezza: a lungo colpevolizzati, sono preda dell’ansia, ossessionati dal timore di sbagliare. Anche noi, professionisti della psiche, abbiamo contribuito a spaventarli, attribuendo loro pesanti responsabilità: resi dubbiosi, incerti, tormentati dalla inadeguatezza rispetto a un modello di genitore ideale che vanamente inseguono, non sono in grado di riprendere un ruolo di guida, di riconquistare dignità.

Non c’è speranza? La crisi è insanabile?

Ad alleggerire questo quadro pessimistico interviene il ricordo di quante volte, nel corso della storia, troviamo testimonianze che lanciano l’allarme sulla crisi di modelli educativi consolidati e su un progressivo peggioramento delle generazioni dei figli rispetto a quelle dei padri.

Per risalire ad antichi, nobili esempi, già Platone lamentava: «Oggi il padre teme i figli […] Ciò che essi vogliono è essere liberi […] Il maestro ha paura degli allievi, gli allievi insultano i maestri» (La Repubblica). E, nel 700 a. C., il poeta Esiodo: «Non nutro alcuna speranza per il futuro del nostro popolo, se deve dipendere dalla gioventù superficiale di oggi» (Le opere e i giorni).

Crescere è faticoso, ogni generazione presenta criticità differenti, ma analoghe difficoltà, suscita le stesse attenzioni preoccupate e spesso è oggetto di giudizi severi.

Non possiamo certo ignorare il disagio di tanti ragazzi di oggi, i cui aspetti sono argomento di denuncia e di analisi, ma l’impegno per rimuoverne le cause può essere accompagnato dalla fiducia nel futuro.

Psicologo e psicoterapeuta, fondatore e direttore scientifico della Fondazione Lighea Onlus, realtà attiva a Milano nella salute mentale, nella riabilitazione psichiatrica e nei percorsi di inclusione sociale per persone con disagio psichico. Nato a Catania nel 1946, dopo la laurea in Filosofia si specializza in Psicologia presso l’Università degli Studi di Milano, avviando un percorso professionale che lo porterà a sviluppare un modello innovativo di psicoterapia comunitaria. Attivo fin dagli anni Settanta nel campo della psichiatria e dei servizi territoriali, Savuto è tra i protagonisti dei processi di superamento del sistema manicomiale in Italia, contribuendo all’attuazione della legge 180 e alla trasformazione della cura del disturbo mentale in una prospettiva centrata sulla persona. Ha lavorato alla chiusura di strutture psichiatriche e alla creazione di alternative concrete, come comunità terapeutiche, centri diurni e appartamenti protetti per la riabilitazione psichiatrica. A partire dagli anni Ottanta fonda e sviluppa il modello Lighea, un approccio terapeutico integrato che unisce psicoterapia, relazione, vita quotidiana e reinserimento sociale, ponendosi come riferimento nel trattamento dei disturbi psichici complessi. Le comunità terapeutiche Lighea, accreditate con il Servizio Sanitario Nazionale, rappresentano un esempio avanzato di cura territoriale e presa in carico globale del paziente. Accanto all’attività clinica, Savuto promuove da anni una riflessione culturale sul disagio mentale, lavorando per diffondere una nuova cultura della salute mentale e per contrastare stigma e marginalizzazione. È ideatore di progetti editoriali e audiovisivi, tra cui “Amati Matti”, e autore di saggi e pubblicazioni sul rapporto tra affettività, psicoterapia e percorso di cura, come “Padre Quotidiano”, scritto con Gustavo Pietropolli Charmet. È inoltre responsabile scientifico della rivista FuoriTestata, piattaforma di approfondimento su psicologia, adolescenza, relazioni e società, pensata per rendere accessibili i temi della psicoterapia e del benessere psicologico a un pubblico ampio. Con oltre quarant’anni di esperienza nella psicologia clinica e nella riabilitazione psichiatrica, Giampietro Savuto promuove attivamente l’evoluzione di modelli di cura innovativi che integrano la dimensione clinica, sociale e culturale nel trattamento del disagio psichico.

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