Psiche

Se s’indebolisce il super-io dilagano violenza e ferocia

La violazione tanto frequente delle norme di comportamento morale si può contrastare solo con efficaci interventi di politica culturale

In una versione apocrifa del famoso episodio dell’Odissea, Leon Feuchtwanger immagina che i compagni di Ulisse, tramutati in porci da Circe, non gradissero riprendere sembianze umane e si dessero alla fuga. Uno di essi, Elpenoro, agguantato dall’eroe e sottoposto a un trattamento a base di erbe magiche, si lamenta: come animale non doveva preoccuparsi di nulla, veniva nutrito e accudito, era libero da pensieri e dubbi, come uomo era di nuovo condannato a pensare, valutare, fare scelte e agire.

Certo, se siamo uomini tutto questo ci compete e per agire ed effettuare scelte siamo costretti a “porci” interrogativi morali.

Nel linguaggio psicanalitico il Super-io viene definito come l’insieme delle norme di comportamento morale interiorizzate, risultato di educazione, contesto sociale, tradizione, istituzioni. A lui il compito di arginare l’Es, spinta desiderante, energia che legge non ha e che va incanalata positivamente, mentre all’Io è assegnato l’arduo compito di mediare tra le due istanze.

Oggi pare che questa dinamica si sia inceppata: l’Io fatica a svolgere la sua funzione di mediatore e l’Es non trova modi positivi per esprimersi.

Siamo forse di fronte a un Super-io sempre più debole?

Questo sembrano dimostrare fatti di cronaca che suscitano sdegno universale: stupri di gruppo a danno di donne indifese, persecuzione di un anziano con disagio psichico da parte di una banda di ragazzini, solo per citare alcuni esempi recenti.

Ciò che ha particolarmente colpito l’opinione pubblica è anche la reazione di alcuni genitori, pronti ad aiutare i figli a nascondere le loro responsabilità. Quegli stessi figli che evidentemente erano  oggetti misteriosi, dei cui comportamenti non si erano mai occupati, delle cui indegne azioni nulla sapevano, e che improvvisamente si rivelavano in tutto il loro squallore. Hanno esercitato il ruolo di genitori solo per cercare di proteggerli, non certo per educarli, per trasmettere loro principi morali.

L’autoritarismo, un tempo espresso dalla famiglia, dalla scuola, dalle istituzioni, è stato giustamente sconfitto, ma purtroppo non è stato sostituito dall’autorevolezza. La caduta del principio d’autorità sembra aver prodotto solo la debolezza generalizzata delle istituzioni.

E questo spiega anche il successo dell’uomo forte, quasi la richiesta di una protesi dell’Io, di un Super-io esterno che supplisca a tale debolezza e agisca da contenimento di agiti socialmente distruttivi.

Che fare di fronte a episodi come quelli ricordati, che dimostrano indifferenza verso le sofferenze umane, totale mancanza di empatia, deserto morale, tendenze psicopatiche?

Purtroppo non esistono vaccini né la soluzione può essere demandata a un discorso clinico. Una patologia diffusa richiede infatti interventi di tipo politico-culturale. Dovrebbe essere compito della classe diligente e delle élites intellettuali svolgere la necessaria azione educativa nei confronti della popolazione tutta e in particolare delle nuove generazioni. Una missione oltremodo difficile in un’epoca segnata dal disprezzo nei confronti delle élites e dal sospetto verso ogni forma di competenza.

Forse dobbiamo chiedere aiuto ai filosofi e ai poeti.

Psicologo e psicoterapeuta, fondatore e direttore scientifico della Fondazione Lighea Onlus, realtà attiva a Milano nella salute mentale, nella riabilitazione psichiatrica e nei percorsi di inclusione sociale per persone con disagio psichico. Nato a Catania nel 1946, dopo la laurea in Filosofia si specializza in Psicologia presso l’Università degli Studi di Milano, avviando un percorso professionale che lo porterà a sviluppare un modello innovativo di psicoterapia comunitaria. Attivo fin dagli anni Settanta nel campo della psichiatria e dei servizi territoriali, Savuto è tra i protagonisti dei processi di superamento del sistema manicomiale in Italia, contribuendo all’attuazione della legge 180 e alla trasformazione della cura del disturbo mentale in una prospettiva centrata sulla persona. Ha lavorato alla chiusura di strutture psichiatriche e alla creazione di alternative concrete, come comunità terapeutiche, centri diurni e appartamenti protetti per la riabilitazione psichiatrica. A partire dagli anni Ottanta fonda e sviluppa il modello Lighea, un approccio terapeutico integrato che unisce psicoterapia, relazione, vita quotidiana e reinserimento sociale, ponendosi come riferimento nel trattamento dei disturbi psichici complessi. Le comunità terapeutiche Lighea, accreditate con il Servizio Sanitario Nazionale, rappresentano un esempio avanzato di cura territoriale e presa in carico globale del paziente. Accanto all’attività clinica, Savuto promuove da anni una riflessione culturale sul disagio mentale, lavorando per diffondere una nuova cultura della salute mentale e per contrastare stigma e marginalizzazione. È ideatore di progetti editoriali e audiovisivi, tra cui “Amati Matti”, e autore di saggi e pubblicazioni sul rapporto tra affettività, psicoterapia e percorso di cura, come “Padre Quotidiano”, scritto con Gustavo Pietropolli Charmet. È inoltre responsabile scientifico della rivista FuoriTestata, piattaforma di approfondimento su psicologia, adolescenza, relazioni e società, pensata per rendere accessibili i temi della psicoterapia e del benessere psicologico a un pubblico ampio. Con oltre quarant’anni di esperienza nella psicologia clinica e nella riabilitazione psichiatrica, Giampietro Savuto promuove attivamente l’evoluzione di modelli di cura innovativi che integrano la dimensione clinica, sociale e culturale nel trattamento del disagio psichico.

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