L’informazione è fatta di mostri che improvvisamente spariscono

Siamo vittime di una overdose di notizie schizofreniche che producono confusione e scetticismo

Se, come si dice, la Storia è costruzione degli storici, che scelgono quali eventi salvare dall’oblio, la cronaca è costruzione dei giornalisti, che decidono a quali notizie dare rilievo.

Leggendo i giornali, guardando la televisione, visitando i siti dell’informazione online, sembra di assistere a una specie di contagio: ci sono avvenimenti che invadono simultaneamente tutti i media per giorni e settimane, e altrettanto simultaneamente spariscono.

Ne abbiamo avuto un esempio recente nell’attenzione ossessiva alla vicenda Boschi – Banca Etruria, alla quale è parso ridursi il problema, ben più serio, degli istituti di credito in sofferenza.

Fortunatamente per la sventurata ex ministra ha fatto irruzione lo scandalo Weinstein e suoi derivati, fatto apposta per sollecitare curiosità pruriginose, che ha dato da scrivere per settimane a opinionisti, sociologi, psicologi e criminologi.

Poi ci si è improvvisamente accorti che branchi di minorenni, figli del degrado urbano, compiono atti vandalici e si divertono ad aggredire con ferocia coetanei.

È invece scomparso dal radar dell’informazione lo scandalo delle presunte complicità tra ONG e scafisti. Dopo la grande visibilità data alla vicenda, con accuse, sospetti, speculazioni e lo scatenarsi della rete, è caduto il silenzio e non si sa come sia andata a finire l’indagine. Unico risultato il calo delle donazioni.

Ultimamente è arrivato l’orrore di Macerata a spazzar via tutto il resto e a offrire ampia materia per ricostruzioni e processi mediatici. E tutti in coro a parlare, come sempre in casi simili, di mostri, di pazzia, di folle gesto: mostri i macellai della povera Pamela, folle gesto quello del fanatico sparatore; pazzo anche il tranviere carnefice dell’infelice Jessica, come l’ultimo buon padre di famiglia sterminatore di moglie e figli.

Quella di pazzia è diagnosi liquidatoria che fa dei colpevoli dei diversi, degli alieni esclusi dalla nostra umanità.

Di fronte a fatti sconvolgenti scatta la difesa collettiva che li vuole di un’altra specie (forse di un’altra razza?), con la quale noi, uomini giusti, non abbiamo nulla da spartire.

Ci salva da una full immersion in particolari macabri la vigilia elettorale. Siamo stati coperti da sondaggi accuratissimi che registravano spostamenti anche di pochi decimali: commentatori, giornalisti, politici e politologi si sono accaniti a sviscerarli, interpretarli, discuterli, come se si trattasse di risultati acquisiti.

Mentre poco o nulla sappiamo di cosa avviene in tante parti del mondo: all’interno del gigante cinese o indiano, nelle zone dove ci sono guerre in corso, perché ormai i riflettori si accendono giusto quando ci pensa l’ISIS a fare un po’ di vittime (che comunque non contano certo come quelle europee), per non parlare dell’Africa profonda, i cui conflitti sono del tutto ignorati, siamo stati informati quotidianamente dello 0,1 perduto o guadagnato dall’una o l’altra delle diverse formazioni politiche nostrane.

La percezione che ne deriva è che tutto sia ormai avvenuto, che non si ragioni su ipotesi, ma su dati certi.

Mi chiedo se questa overdose di informazioni giovi e se una persona indecisa o dubbiosa, tentata dall’astensionismo, ne sia incentivata al voto. Che senso ha votare se i giochi sono chiusi, se tutto è già stato deciso?

Ma si è andati anche oltre. Non c’è giorno che non si discuta, con l’ausilio di grafici e simulazioni, delle possibili alchimie di governo: le elezioni sono ormai alle spalle. Il virtuale si è mangiato il reale.

PS: Naturalmente la realtà potrebbe ancora stupirci, sovvertendo tutti i pronostici e dimostrando l’inadeguatezza e la vanità di tanta informazione.

Raffaella Crosta

Psicologa. Collaboratrice della fondazione Lighea. Dal 1980 si occupa di terapia e riabilitazione di pazienti psichiatrici.

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