Una illustrazione che ritrae un mostro con le fattezze di Cthulhu.
Psiche

Giulia Tramontano non ha incontrato un mostro

A distanza di tempo, placatasi l’onda emozionale, qualche considerazione sulle reazioni al delitto di Senago: l’uccisione di Giulia Tramontano, incinta di 7 mesi, da parte di Alessandro Impagnatiello

“Animale, Mostro”: il delitto di Senago ha profondamente turbato l’opinione pubblica per la sua efferatezza. Epiteti improntati all’orrore hanno bersagliato chi se ne è reso responsabile, che è diventato per molti “il Mostro”, un individuo animato da innaturale ferocia, da una crudeltà tanto incomprensibile da farne un essere alieno, un diverso, estraneo alla comunità umana.

Ancora una volta di fronte all’eccesso dell’orrore si vuole prendere le distanze, non riconoscere nel colpevole le comuni origini, relegarlo in un’area estranea al consorzio umano. I cronisti si sono accaniti a registrare ogni particolare del suo aspetto, del suo abbigliamento: il cappellino portato storto, il giaccone invernale con tanto di pelo in una giornata quasi estiva, il cappuccio calato sul volto… particolari che contribuiscono a farne uno strano, un diverso.

La parola “pazzo” non è stata ancora pronunciata, ma potrebbe venire evocata in sede processuale con richiesta di perizia psichiatrica. Eppure, fino al giorno prima le foto lo ritraggono, giovane dal volto gentile, shakerare con impeccabili gesti professionali dietro il bancone di un sofisticato locale alla moda.

No, non è un alieno, ed è questo a farci paura e a riempirci di orrore. Né il fatto di aver compiuto un gesto folle ne fa un folle, anche se una diagnosi di pazzia suonerebbe rassicurante perché potremmo dirci che non ha nulla da spartire con noi, persone “normali”.

Si è parlato di narcisismo e senza dubbio il crudele assassino narcisista lo è, ma la disposizione al narcisismo è caratteristica di tutta la nostra epoca, un disturbo di personalità largamente condiviso.

No, non è un alieno: la mancanza di freni morali, il gelo sentimentale, l’indifferenza al dolore degli altri, considerati meri strumenti del suo piacere o ostacoli da eliminare, sono tutte manifestazioni di un male che ci riguarda, il cui emergere impaurisce e sconvolge perché temiamo di non esserne immuni, di covarlo anche noi, inconsapevolmente, in qualche recesso ignoto della psiche.

Freud parla dell’angoscioso spavento che ci coglie per l’affiorare di qualcosa che non è nuovo, non è estraneo alla vita psichica, ma lo è divenuto perché oggetto di un processo di rimozione, cui dà nome di “perturbante”, che ci guarda con occhi familiari.

Una diagnosi clinica ci darebbe sollievo, ma non tutto può essere ridotto a diagnosi clinica, come spesso si tende a fare: il delitto di Senago ci dice che le azioni malvagie, feroci e incomprensibili, crudeli e scriteriate, esistono, appartengono all’umano.

Psicologo e psicoterapeuta, fondatore e direttore scientifico della Fondazione Lighea Onlus, realtà attiva a Milano nella salute mentale, nella riabilitazione psichiatrica e nei percorsi di inclusione sociale per persone con disagio psichico. Nato a Catania nel 1946, dopo la laurea in Filosofia si specializza in Psicologia presso l’Università degli Studi di Milano, avviando un percorso professionale che lo porterà a sviluppare un modello innovativo di psicoterapia comunitaria. Attivo fin dagli anni Settanta nel campo della psichiatria e dei servizi territoriali, Savuto è tra i protagonisti dei processi di superamento del sistema manicomiale in Italia, contribuendo all’attuazione della legge 180 e alla trasformazione della cura del disturbo mentale in una prospettiva centrata sulla persona. Ha lavorato alla chiusura di strutture psichiatriche e alla creazione di alternative concrete, come comunità terapeutiche, centri diurni e appartamenti protetti per la riabilitazione psichiatrica. A partire dagli anni Ottanta fonda e sviluppa il modello Lighea, un approccio terapeutico integrato che unisce psicoterapia, relazione, vita quotidiana e reinserimento sociale, ponendosi come riferimento nel trattamento dei disturbi psichici complessi. Le comunità terapeutiche Lighea, accreditate con il Servizio Sanitario Nazionale, rappresentano un esempio avanzato di cura territoriale e presa in carico globale del paziente. Accanto all’attività clinica, Savuto promuove da anni una riflessione culturale sul disagio mentale, lavorando per diffondere una nuova cultura della salute mentale e per contrastare stigma e marginalizzazione. È ideatore di progetti editoriali e audiovisivi, tra cui “Amati Matti”, e autore di saggi e pubblicazioni sul rapporto tra affettività, psicoterapia e percorso di cura, come “Padre Quotidiano”, scritto con Gustavo Pietropolli Charmet. È inoltre responsabile scientifico della rivista FuoriTestata, piattaforma di approfondimento su psicologia, adolescenza, relazioni e società, pensata per rendere accessibili i temi della psicoterapia e del benessere psicologico a un pubblico ampio. Con oltre quarant’anni di esperienza nella psicologia clinica e nella riabilitazione psichiatrica, Giampietro Savuto promuove attivamente l’evoluzione di modelli di cura innovativi che integrano la dimensione clinica, sociale e culturale nel trattamento del disagio psichico.

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