Lettera aperta al Presidente Mattarella

Egregio signor Presidente,

nei giorni scorsi Lei ha ribadito ai bambini di una scuola elementare di non essere disponibile ad un eventuale reincarico alla Presidenza della Repubblica Italiana. Cito quasi alla lettera:” tra otto mesi il mio incarico termina. Come sapete dura sette anni: io sono vecchio, tra qualche mese potrò riposarmi”. 

In generale, signor Presidente, detesto coloro che si eleggono portavoce di presunte moltitudini. Ma questa volta sento di non sbagliare se affermo di scriverle a nome della stragrande maggioranza degli italiani. Presidente, ci ripensi! Rimanga. Si ricandidi per un secondo mandato. Ci sono tante buone ragioni, una più buona dell’altra. La prima è che lei non è vecchio. Semmai anziano. 

Vecchio è chi si sente vecchio, chi pensa da vecchio, e da vecchio si comporta. Non è il suo caso.

Lei gode di buona salute fisica e mentale. Lei ha, nonostante la pacatezza dei modi, prontezza e lucidità da fare invidia a un giovane, ciò che le ha consentito di farci uscire in tempi brevi da crisi apparentemente indistricabili e di farsi garante delle prospettive future del Paese. Lei, che era uomo di partito, ha mostrato di essere davvero super partes, promuovendo, nell’assoluto rispetto della Costituzione, governi di tutti i colori, senza mai lasciar trasparire non dico interessi, ma neppure  simpatie personali: né risulta che alcuno abbia tratto il ben che minimo vantaggio dall’esserle parente, amico o conoscente. A fronte di tanti politici sospettati di intrallazzi personali o familiari più o meno mafiosi giova ricordare ancora una volta, almeno ai più giovani, che quel Piersanti Mattarella, ucciso dalla mafia 41’ anni fa, era suo fratello.

Lei quest’anno ne compie 80. Nell’incredibile paese di quota 100, che porta a volte al comando giovani troppo giovani e troppo impreparati, quota 80 non è più un traguardo di vita. Non parlo di Mina, Paoli o Celentano, ma dei suoi coetanei politici, degli scienziati, degli scrittori, degli artisti che continuano a servire con onore la propria vocazione. Voglio ricordarle un collega mio, quello che più ho ammirato e dal quale più ho imparato: Indro Montanelli.  Aveva 85 anni quando fondò un quotidiano di battaglia La Voce. Ricordo la sera dell’inaugurazione. Brillavano gli occhi a tutti per l’entusiasmo che mostrava e che riusciva a infondere. “Lo so che dovrei essere in pensione da tanti anni” esordì. “Ma in realtà un vero giornalista non va mai in pensione perché è sempre al servizio dei lettori”.

Mi chiedo, signor Presidente, se non valga anche per quei politici, e sono pochi, ne convengo, che si sentono al servizio dei cittadini. Sono sicuro che lei fa parte di questa eletta schiera e che ha avuto a cuore sempre, prima come parlamentare, poi come Presidente, gli interessi della Patria. Non la prenda come un ricatto: le garantisco, per conto di milioni di italiani, che la Patria ha ancora bisogno di Lei.  

Ci sono, non ultime, ragioni politiche a consigliare un suo reincarico. Mario Draghi è il candidato più accreditato alla sua successione. Ma anche ammesso, e non è scontato, che si coaguli una maggioranza sufficiente ad eleggerlo, vorrebbe dire che tra qualche mese ricomincia il balletto per un nuovo governo con un nuovo premier che ci porti alle elezioni politiche del 2023. Dio ce ne scampi!  E se Draghi rimanesse primo ministro, si aprirebbero danze ancora più complicate per l’identificazione di un nuovo Capo della Stato. Insomma, signor Presidente, vada avanti Lei, almeno per un paio d’anni. Poi se vuole, può dimettersi per raggiunti limiti d’età, come ha fatto il presidente Napolitano.  

Infine, mi consenta una riflessione sul riposo, cui Lei fa cenno. Nessuno ovviamente, può sindacare il suo buon diritto di essere stanco, dopo tanti anni di grande impegno. Ma se devo giudicare da ciò che è successo a tanti amici dopo la pensione, il riposo assoluto fa male. Inaridisce il cervello e i muscoli, induce all’isolamento e alla depressione. Lei è uomo di cultura, non corre questi rischi. Ma perché non risolvere  il problema con qualche bella vacanza? Fa bene la vacanza, che è un riposo momentaneo e serve per ricaricarsi. Se posso permettermi Lei ,signor Presidente, ne fa troppo poche. Per il ponte Morandi, per la crisi di governo e poi per la pandemia, sono due anni che Lei si limita a qualche giorno a Castelporziano. Bello, ma che vacanza è? Adesso che l’emergenza pandemia sta finendo, torni alla sua beneamata isola, la Maddalena. Si rinfranchi. Si faccia quattro risate, due spaghi con la bottarga. E ci ripensi.

Grazie, a nome di tutti. 

Paolo Occhipinti

Giornalista, ex direttore editoriale di Rcs, ex direttore del settimanale Oggi

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