Attualità

Adolescenti e quarantena: dietro la porta quanto crescono!

Quelli sufficientemente sani hanno iniziato a muoversi con la mente per superare l’immobilità del corpo

“In questo periodo non hai molto da fare. Per questo ti ritrovi a pensare e ricordare tutto quello che è successo. L’unica cosa che vorrei adesso è dimenticare, ma non è l’opzione corretta. Inutile rinnegarsi ciò che è stato”. 

Non possono muoversi nel mondo, gli adolescenti in quarantena. Ma la loro spinta a esplorare sta trovando strade nuove, nei paesaggi del loro mondo interno, dove si muovono eccome. Andare oltre i divieti d’accesso della mente, scavare passaggi segreti nelle difese e liberare spazi, dentro di sé.

Nel lavoro con i ragazzi non ho avuto particolari difficoltà da quando il lockdown ci ha imposto di non vederci in studio: disponibili a riadattarsi alla situazione, a ricreare il legame attraverso la videochiamata, con una capacità, che non ho trovato in molti adulti, di ritagliarsi lo spazio della seduta con una certa assertività, cacciando energicamente fuori gli sguardi curiosi dei genitori dietro la porta. Certo c’è irrequietezza, frustrazione e rabbia per l’isolamento, ma ciò che mi ha colpito è che il divieto di uscire è stato accettato senza troppe paranoie e di pari passo la vita si è riorganizzata, magari con un po’ più di Netflix e un po’ di sregolatezza notturna, ma la forza propulsiva adolescenziale ha trovato le sue strade per incanalarsi. 

Non c’è la tisana insieme, non ci sono l’abbraccio, la stretta di mano, i cioccolatini, ma si è ricreata un’intimità nella relazione terapeutica: si sono aperte le porte delle camerette, gatti e cani sono entrati in seduta e con la loro morbidezza sono diventati degli oggetti transizionali sicuri, delle risorse cui ancorarci quando esploriamo territori emotivi dalla tonalità scura. 

In questo tempo di immobilità, le camerette sono diventate il teatro del mondo interno: ho visto aprire scatole di ricordi, liberare oggetti nascosti tra le difese di evitamento, cambiare le immagini appese alle pareti, fare ordine, liberare spazio, uno spazio che fino a due mesi fa era angusto, disordinato, oggetto di perquisizioni da parte dei genitori. 

La domanda chiave di molti è stata: quel bianco davanti a me è vuoto o è spazio libero? 

Alessia non tollerava casa sua, camera sua, ci stava il meno possibile; in queste settimane la sua stanza è invece diventata letteralmente “WOW”! Le sue pareti si sono popolate di pensieri, immagini artistiche ritagliate su cui ha annotato massime che la ispirano; una cameretta che, come dice lei, “è una bestemmia rosa”. C’è una rabbia che ora non distrugge e non autodistrugge, ma è guardabile e fruibile, è diventata grinta, spinta in avanti – un bel po’ irriverente, questo sì. 

Miriam si è scoperta capace di affrontare ricordi che prima neanche potevamo lontanamente nominare perché subito il corpo imponeva il black out; non che adesso sia una figata elaborare il passato, ma ha scoperto che quel nodo allo stomaco dopo un paio d’ore passa: lei lo può gestire! Può mettersi al sicuro dai fantasmi della sua mente! Dice che la sua mente, quando si tratta di pensare, è come quei cavalli che si impuntano davanti all’ostacolo, ma non si accorge che mentre me lo dice, quell’ostacolo lo sta già saltando. 

Katia non riusciva a staccarsi da quegli oggetti appesi davanti ai suoi occhi, da quelle foto che la tenevano legata a una delusione cocente, a un tradimento. Le teneva davanti ai suoi occhi, un monito che le ricordava quanto lei dovesse essere sempre perfetta per scongiurare che si ripetesse un altro abbandono. Nei giorni scorsi ha fatto spazio: abbiamo fatto un “funerale” a quelle amicizie, con un piccolo rito ha messo quei ricordi in una scatola, li ha contati, ha reso omaggio a ogni immagine, ha pianto (finalmente) e ora si sta medicando le ferite, per andare avanti.

Le conoscevo le risorse degli adolescenti. Non amano essere considerati vittime, ma neanche essere idealizzati. Nelle difficoltà apprezzano essere visti nella loro capacità di resistere alle avversità, avere accanto adulti che magari riescano a sopportare la loro rabbia e vedere dietro.

Se li vedete nervosi, arrabbiati per questa situazione, assorbiti tra una chat e una serie di Netflix, provate a vedere se c’è spazio per sedersi un attimo accanto a loro. Non furtivamente eh, ma con curiosità dichiarata. Scoprirete, magari, che in questa situazione non sono tanto preoccupati di morire (si, quello non è tanto nelle loro corde), ma di perdere dei treni sì. Il primo è quello del controllo delle loro vite. Loro in questo limite della quarantena ci stanno, ma con l’angoscia di perdere pezzi di vita insostituibili. I miei 15 anni, i miei 16 anni, il mio diciottesimo, la gita. Proprio adesso che…

Stateci dentro, apritevi alla forza delle loro emozioni, che cambiano rapidamente, ma ogni cambio di tonalità ha un senso, porta una scoperta. Provateci, davvero, ma senza forzare una porta chiusa, abbiate pazienza, ogni scoperta richiede tempo, ma ne varrà la pena. 

Psicologa psicoterapeuta, si occupa di età evolutiva, genitorialità, trattamento dei traumi e psico oncologia.

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