Attualità

Se la cannabis non è una droga anche l’alcool non fa male

Lo striscione che pubblicizza l’expo sulla canapa a Milano è fuorviante: temi così sensibili andrebbero gestiti con maggiore prudenza

Da qualche settimana nelle vie principali di Milano è appeso uno striscione su cui campeggia una scritta che, confesso, mi fa sobbalzare ogni volta che la leggo: «Cannabis, non sono una droga».

C’è anche raffigurata la piantina, verde, che più innocua non si può. Il tutto per pubblicizzare l’International Cannabis Expo, mostra di imminente apertura. Com’era prevedibile, e ampiamente calcolato, il cartellone ha rinfocolato la polemica sulla liceità della cannabis.

Alla ricerca di una verità che probabilmente sta nel mezzo, si sono affrontati senza risparmio di parole i due estremi. I sostenitori della cannabis a sottolineare ancora una volta che, usata con moderazione, non è nociva, certo non più del tabacco, non produce assuefazione e invece ha importanti e documentati effetti benefici. E a ricordare che, al di là dell’uso terapeutico, la canapa e i suoi derivati alimentano solo in Italia centinaia di industrie tessili, alimentari e cosmetiche, ciò che giustifica per l’appunto l’apertura di una esposizione. Gli oppositori, con altrettanta veemenza, hanno chiesto l’annullamento dell’evento, chiaramente strumentale alla legittimazione delle droghe cosiddette leggere, hashish e marijuana, che già di per sé producono dipendenza, possono causare  gravi danni psichici  e costituiscono sempre più spesso l’anticamera del passaggio a droghe pesanti e mortali. 

Nel bel mezzo delle polemiche una notizia in cronaca sembra aver orientato l’opinione pubblica dalla parte dei “colpevolisti”: Andrea Vergani, primatista dei 50 stile libero di nuoto e candidato all’oro ai prossimi mondiali di Corea, è stato trovato positivo alla cannabis, oltre ai limiti consentiti di 150 nanogrammi (sono 150 miliardesimi di grammo, quasi zero) e sospeso dall’attività, in attesa di una squalifica da quattro mesi a due anni. Dunque, almeno per le nostre autorità sportive, la cannabis è una droga.

Al di là del dibattito scientifico e giuridico, se e quanto sia leggera, se e quando dia assuefazione, se e come si possa legalizzarla, è quel messaggio pubblicitario che disturba me e, immagino, tanti altri milanesi. Quel messaggio è fuorviante. Si fosse davvero voluto  promuovere un evento per pubblicizzare i molti usi leciti e benefici del vegetale poteva bastare «Canapa, non è una droga». Il termine greco, invece, è comunemente riferito agli effetti allucinogeni della canapa indiana. Sarebbe come se, per lanciare una mostra sulla vite o sull’uva si coniasse lo slogan: «Il vino non è un alcoolico» oppure «L’alcool non fa male». Certo in minime quantità, quello contenuto nel vino è addirittura consigliato dai medici, ed è un componente fondamentale di centinaia di industrie alimentari e farmaceutiche. Ma non c’è dubbio che  messaggi simili sarebbero considerati alla stregua di atti criminali.

Giornalista, ex direttore editoriale di Rcs, ex direttore del settimanale Oggi

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *