Due uomini discutono accanitamente, ciascuno convinto che la propria tesi esprima la Verità. Essendo le posizioni inconciliabili, un amico suggerisce loro di rivolgersi a un famoso saggio al quale chiedere un verdetto chiarificatore.
Il primo contendente presenta la sua versione. “Hai ragione” risponde il saggio.
Il secondo contendente presenta la sua versione. “Hai ragione” risponde il saggio.
A questo punto l’amico comune, confuso, si reca anch’egli dal saggio e gli obietta che due versioni antitetiche non possono essere ugualmente valide. “Hai ragione” risponde il saggio.
Dov’è la Verità? Come stabilirla?
Quando non si tratti di entità misurabili, la verità presenta infinite sfumature, è compagna del dubbio, spesso inafferrabile.
Il saggio dell’apologo iniziale lo sa, come lo sanno i tanti filosofi che hanno dedicato la vita alla sua ricerca.
La Verità è difficilmente conciliabile con le scelte rigide del sistema binario e di una Intelligenza Artificiale che tutto conosce, ha una risposta per ogni domanda, non ha dubbi, non ha esitazioni, controlla perfettamente tutte le procedure.
In un mondo in cui cresce la paura l’I.A. sembra offrire un valido ancoraggio a un’umanità disorientata in cerca di certezze.
In una ideale società ordinata dall’I.A. tutto diventa prevedibile e certo, ma l’uomo perde la possibilità di osare, di rischiare… e di sbagliare. L’errore viene eliminato.
Dovremmo esserne soddisfatti? Forse.
In un mondo dove tutto è prevedibile la prima vittima è la meraviglia, quella che Aristotele considerava all’origine dell’attitudine a filosofare.
In principio era la meraviglia.
E ha accompagnato l’uomo attraverso i secoli, spingendolo a conoscere, agire, tentare, osare, rischiare, creare.
Siamo pronti a rinunciarvi?



Un commento
Giuliana
Mi sembra che il problema non sia se l’IA dica la verta’ (che come sappiamo non esiste o per lo meno e’legata/limitata dal contesto temporale spaziale e relazionale) quanto iil fatto che si costituisce come delegata all’errore. Si assume la responsabilita’ della risposta e quindi anche dell’errore. Assolvendoti. Perquesta assoluzione rinunciamo al piacere di pensare.