Attualità

Si vince a scuola la vera battaglia con il Covid

Il ritorno in classe presenta certo dei pericoli ma è essenziale per lo sviluppo psicologico degli studenti

Tutti quelli compresi tra i 3 e i 20 anni se lo ricorderanno questo 2020 nel quale sono stati scippati di quell’ambiente scolastico, luogo non solo educativo ma anche formativo, in cui si impara a dialogare e a confrontarsi, dove si stabiliscono amicizie profonde, a volte per la vita, si fanno scoperte intellettuali, si sperimentano sentimenti ed emozioni.

Ora si sta preparando il rientro in classe, pur tra dubbi e problemi, e ci si accorge di aver perso tempo prezioso per pianificarlo. A emergenza Covid rientrata si doveva concentrare ogni sforzo per reperire gli spazi necessari, intervenire sull’edilizia, spesso disastrata, dei nostri edifici scolastici, dotarli di nuovi arredi e soprattutto dei docenti necessari, invece di perdere tempo con le discoteche.

Il Covid poteva essere l’occasione di accendere i riflettori sui problemi del sistema scolastico e promuovere un serio progetto di riforme. Invece si è sentito discutere sino allo sfinimento di “metro statico” e “metro dinamico”, di distanza tra “rime buccali”, di banchi semoventi, di sì/no mascherine, in una ridda di annunci e smentite.

Adesso ci si accorge che i professori mancano, che i presidi levano grida di dolore, che i genitori protestano, che i mezzi pubblici non sono in grado di trasportare in sicurezza milioni di studenti… qualcuno inizia a sostenere che sarebbe saggio rinviare l’apertura, qualcun altro ha già deciso di differirla a referendum concluso.

Si aggiunga la confusione delle regole da adottare in caso di contagio: tamponi per tutti, compagni, professori, genitori? Quarantena per la classe coinvolta? Didattica a distanza? Chiusura di tutto l’istituto?

La riapertura delle scuole comporta inevitabilmente delle incognite, ma si tratta di rischi che è necessario correre se non vogliamo rassegnarci alla perdita, in termini educativi e culturali, di un’intera generazione.

Né la didattica a distanza rappresenta una soluzione valida: giustificata dall’emergenza, può svolgere un’azione sussidiaria, non diventare modello per il futuro. Anche in questo campo, per altro, si è perso tempo prezioso: in previsione di dovervi ricorrere, si doveva prevedere la formazione di docenti per l’utilizzo di nuove metodologie di studio.

Infatti una cosa è improvvisare per far fronte a una situazione straordinaria, altra pianificare programmi che sappiano sfruttare correttamente le opportunità offerte dagli strumenti tecnologici. 

Comunque non c’è nulla che possa sostituire la fisicità del rapporto in classe, il primo luogo dove il bambino fa esperienza di un ambiente sociale al di fuori della famiglia e dove il ragazzo prende contatto con la vastità del mondo e la profondità del tempo, si innamora di alcuni saperi, impara, o dovrebbe imparare, a diventare cittadino responsabile.

In particolare, per gli studenti provenienti da realtà socioculturali disagiate la scuola rappresenta l’unica fonte di acculturazione e di riscatto.

Certo, la scuola può anche essere causa di frustrazione, quando i risultati non corrispondono alle aspettative, di delusione, per l’inadeguatezza di programmi e di metodi didattici che richiederebbero un aggiornamento, di amarezza e ribellione a causa di rapporti conflittuali, tuttavia svolge una funzione fondamentale sia sul piano della formazione culturale sia su quello della costruzione della personalità.

Naturalmente è importante la qualità dell’insegnamento: docenti preparati, soprattutto amanti della loro professione, capaci di trasmettere entusiasmo per le loro discipline, riescono a sollecitare curiosità intellettuali e ad aprire nuovi orizzonti.

Ma per lo sviluppo psicologico del bambino, prima, e dello studente, poi, è altrettanto e forse più importante il rapporto con i pari. La classe è una comunità i cui membri sviluppano senso di appartenenza, sentimenti di solidarietà, complicità, fiducia, al suo interno si condividono segreti ed emozioni, insieme si fanno scoperte entusiasmanti, insieme si piange e insieme si ride.

E questo spiega come la scuola eserciti un’azione importante anche quando la qualità dell’insegnamento dovesse essere modesta.

Oggi ci vuole coraggio. Non si tratta di ignorare o banalizzare i pericoli del Covid, ma, prese tutte le necessarie precauzioni, non possiamo sottrarci alla sfida né arrenderci alle prime, prevedibili, difficoltà.

Nell’attuale situazione la classe acquista valore come luogo ove riscoprire la fisicità dell’amicizia e può esercitare anche una benefica funzione terapeutica, permettendo di condividere incertezze e paure, consumate nella solitudine del lockdown, e di esorcizzare i propri fantasmi.

Psicologa e collaboratrice della Fondazione Lighea, attiva da oltre quarant’anni nel campo della salute mentale, della psicologia clinica e della riabilitazione psicosociale. Nata a Milano nel 1944, si laurea in Lettere all’Università degli Studi di Milano e si specializza successivamente in Psicologia, sviluppando un approccio che integra competenze cliniche e sensibilità umanistica. Il suo percorso professionale si colloca nel contesto della trasformazione della psichiatria italiana, con particolare attenzione ai servizi territoriali e ai percorsi di cura centrati sulla relazione. Dal 1984 collabora con la Fondazione Lighea, contribuendo al lavoro clinico e riabilitativo con pazienti psichiatrici, con un focus su continuità terapeutica, ascolto e inclusione sociale. Ha collaborato a programmi sperimentali sulla riabilitazione psicosociale, tra cui al Progetto promosso dalla Comunità Europea presso il Servizio Psichiatrico di Melegnano per il reinserimento sociale di pazienti lungodegenti. Ha partecipato al Progetto di Regione Lombardia per interventi di formazione e supporto psicologico a detenuti della Casa Circondariale di Opera. Dal 2016 è coordinatrice scientifica della rivista online Fuoritestata, dove si occupa di divulgazione psicologica, contribuendo a un lavoro culturale che favorisca l’inclusione di chi è affetto da disagio psichico nel contesto sociale. È autrice di articoli e contributi pubblicati su Fuoritestata e ha partecipato al volume “Almamatto” (Baldini e Castoldi, 2021). Il suo lavoro si distingue per l’attenzione alla dimensione relazionale della cura e alla integrazione di aspetti terapeutici e riabilitativi.

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