Locandina della serie televisiva coreana «It’s ok to not be ok»
Attualità

«Va bene non stare bene»: un viaggio nell’accettazione dell’imperfezione

La serie tv coreana esplora in modo toccante temi come la depressione, il disturbo borderline di personalità, i traumi infantili, l’autismo. E racconta il potere dell’amore e dell’accettazione nell’affrontare e superare le ferite emotive del passato

Dice tutto, già dal titolo. It’s Okay to Not Be Okay («Va bene non stare bene») è una serie televisiva coreana che segue le vite di Moon Gang-tae, un operatore sanitario che si prende cura di suo fratello con autismo, e Ko Moon-young, una famosa scrittrice di libri per bambini con un passato oscuro legato alla sua famiglia.

Una delle caratteristiche più significative della serie è la sua rappresentazione compassionevole e realistica delle malattie mentali e delle sfide emotive che affrontano i suoi personaggi principali.

La serie esplora in modo toccante temi come la depressione, il disturbo borderline di personalità, il trauma infantile e la ricerca di guarigione emotiva. Inoltre, offre uno sguardo penetrante sul potere dell’amore e dell’accettazione nell’affrontare e superare le ferite emotive del passato.

I personaggi sono complessi e profondi. Entrambi imperfetti, trovano conforto l’uno nell’altro mentre navigano attraverso le loro battaglie personali. Anche lo sguardo sull’autismo viene presentato non come una ricerca di movimento emotivo ma con una realtà e semplicità spiazzanti: dall’amore e lo stupore verso la crescita di queste persone alla rabbia e spesso incompatibilità di pensiero che può caratterizzare alcune situazioni sociali (dall’assenza di comprensione del più semplice linguaggio metaforico all’impossibilità di essere sempre pazienti di fronte a un altro essere umano, qualsiasi problematica possa avere).

Affronta tematiche estremamente complesse, mescolando elementi della cultura orientale e occidentale in modo profondo e coinvolgente. Da una prospettiva occidentale, la serie affronta la salute mentale in modo aperto e senza tabù. D’altra parte, la serie incorpora anche elementi della psicologia orientale, che mettono in luce concetti come l’equilibrio tra mente e corpo, la compassione e la consapevolezza emotiva, temi centrali che richiamano principi della psicologia buddhista e taoista.

Un tema ricorrente è quello dell’affrontare i propri incubi, nella serie incarnate nella figura della farfalla, animale da cui il fratello autistico del protagonista è profondamente spaventato. Anche qui le culture si mescolano e dove inizialmente la parola farfalla ha solo origine occidentale di psyche associata al male dello “psicopatico” ecco che nella crescita dei personaggi assume il senso orientale di cura, da ciò che li circonda e da loro stessi.

Inoltre, la serie esplora un concetto poco conosciuto ma di grande valore quale quello della “favola terapeutica”, in cui i personaggi principali raccontano storie elaborate e fantasiose che riflettono le loro esperienze emotive e i loro processi di guarigione. Queste favole fungono da meccanismo di elaborazione emotiva, come strumento per esplorare le profondità della psiche umana. Un meccanismo apparentemente infantile che nulla ha a che fare con una superficialità dei temi ma che, anzi, permette una comprensione a 360 gradi che smuove l’emotività degli spettatori e porta in una dimensione semi-onirica di immedesimazione.

Il punto è proprio quello di essere se stessi, in tutte le sfaccettature che ci possono contraddistinguere, dalle più infantili alle più adulte, col monito che non sempre si può stare bene ed è giusto così. Quando i personaggi si forzano di essere ciò che non sono diventano personaggi senza volto, alla ricerca di una salvezza che gli permetta davvero di essere se stessi, riconoscersi e stare bene insieme nonostante si stia male. Anzi: proprio perché si sta insieme il male diventa sopportabile e superabile.

In sintesi, con la sua narrativa coinvolgente e le sue tematiche profonde, It’s Okay to Not Be Okay si distingue in un mare di rappresentazioni che vanno dalla mediocrità all’eccessività come un’opera che ispira alla riflessione e all’empatia, offrendo un viaggio emozionante attraverso i meandri della mente umana.

Psicologa e futura psicoterapeuta, collabora per la Fondazione Lighea Onlus.

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