Può la Storia portare alla scoperta di sé?

La Storia è irrazionale, spesso è un puzzle di eventi improbabili, che solo a posteriori gli storici compongono in un racconto logico. Ne abbiamo straordinari esempi, anche in questo momento

Sono seduta in metro nella calca mattutina. In piedi, davanti a me, c’è una signora bionda, dell’apparente età di quaranta anni e i caratteri fisici di una donna dell’Europa dell’Est, che si regge agli “appositi sostegni”, secondo quanto esorta a fare la voce dell’altoparlante. Sfoglio il quotidiano che ho sulle ginocchia e indugio su una pagina il centro della quale è occupato da una grande foto del Presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky. Incrocio per un attimo lo sguardo della signora che mi rivolge un sorriso complice, poi allunga timidamente la mano e sfiora con le dita, in una delicata carezza, l’immagine.

E io penso, parafrasando liberamente Shakespeare, che la Storia “è un racconto pieno di strepiti e furore” nel quale è arduo rintracciare un principio razionale.

Solo a posteriori gli storici uniscono con un filo rosso cause ed effetti secondo un ordine logico, e compongono in un affresco grandioso le tessere di un puzzle improbabile, gli elementi di un racconto assurdo. Siamo ormai abituati a personaggi dello spettacolo che approdano all’agone politico, ne abbiamo straordinari esempi, ma il caso Zelensky è veramente particolare. 

Attore comico, specializzato in satira politica, acquista notorietà interpretando il ruolo di un professore onesto, candido e un po’ imbranato che, arrivato inaspettatamente alla Presidenza della Repubblica, prende progressivamente consapevolezza del suo ruolo e, deludendo le aspettative di quelli che vedono in lui un utile idiota da manovrare a loro piacere, imprime all’esercizio del potere la sua drittura morale. La fiction risulta piuttosto ingenua se confrontata con gli standard occidentali, ha l’andamento di una favola…. E la favola si è inverata: il suo eroe è stato eletto, a furor di popolo, Presidente dell’Ucraina. Quando le difficoltà economiche nelle quali versava il Paese, le profonde disuguaglianze sociali, la corruzione diffusa incominciavano a distruggere, con un bagno di realtà, la “favola bella” e il carisma del suo protagonista, il Presidente improbabile, non particolarmente brillante nell’azione politica, si è trasformato in un vero leader, perfettamente a suo agio sul set della Storia.

Hegel afferma che il grande uomo è colui che esprime la volontà del proprio tempo ed è capace di esaudirla. Volando più basso (lui aveva in mente Napoleone) e invertendo i termini del suo giudizio, si potrebbe dire che sono le circostanze del proprio tempo a portare un (grande) uomo ad esprimere quello che è. Le vicende dei Giusti sono lì a dimostrarlo. Persone comuni, con le loro virtù, ma anche difetti, vizi, piccole vigliaccherie, ideologie talora discutibili, insomma persone molto umane, che, in situazioni drammatiche, hanno saputo fare scelte coraggiose in difesa delle vittime di persecuzioni, dei diritti e della verità, e di assumersene il rischio.

Tornando a Zelensky, al di là del giudizio politico che la Storia darà al suo operato, l’ex attore, trovatosi a gestire un’immane tragedia, è diventato per alcuni un eroe, difensore e guida del suo popolo, per molti un simbolo di resistenza alla ferocia dell’aggressione, per tutti un esempio di leadership, per sé chi non sapeva di essere.  

Raffaella Crosta

Psicologa. Collaboratrice della fondazione Lighea. Dal 1980 si occupa di terapia e riabilitazione di pazienti psichiatrici.

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