«Niente mischiato con il nulla», diceva mio padre di alcuni individui che ai suoi occhi rivelavano un vuoto interiore.
Mi sono ricordato di quel suo giudizio incontrando un nuovo paziente: un uomo con una posizione importante alle spalle, realizzato professionalmente, che, alla soglia dei sessant’anni, si è progressivamente isolato, riducendo drasticamente relazioni e occasioni sociali, e appariva rigido, chiuso, incapace di confronto.
Ascoltandolo, ho trovato analogie con i casi di alcune pazienti donne incontrate nella mia esperienza professionale: tutte belle, affascinanti, con una vita di successi in ambito sociale e nella sfera privata, che, sul crinale dei sessant’anni, hanno iniziato a chiudersi in una progressiva solitudine, recidendo i legami affettivi, a evidenziare aspetti di un umore melanconico depressivo e sporadici eccessi alcolici.
Persone di questo tipo si rifiutano al dialogo, non sono disposte a mettersi in discussione come la terapia richiede, non vogliono farsi curare… forse sono incurabili.
Qualsiasi trattamento psicologico richiede infatti disposizione all’analisi interiore, il coraggio di mettersi a nudo.
Stupisce come uomini e donne che hanno vissuto un’esistenza ricca di soddisfazioni, sono stati oggetto di ammirazione e di amore, diventino enigmatici, sfuggenti, incapaci di sguardo futuro.
Il bravo terapeuta dovrebbe porsi il problema di penetrare quella loro corazza, fiducioso di risvegliarli alla vita affettiva e sociale. Ma è fare veramente il loro bene?
Mi frullano di nuovo in mente le parole di mio padre: «Niente mischiato con il nulla».
Se l’isolamento e la chiusura al mondo fossero la strenua difesa rispetto al niente lasciato da un’identità che non trova più modo di esprimersi, forse evaporata?
In questo caso solo il guscio della nevrosi donerebbe loro la consistenza di una forma. Sotto l’immagine il nulla.
Intaccare i sintomi sarebbe forse pericoloso come volere aprire l’armatura di Agilulfo, il Cavaliere Inesistente di Calvino. L’armatura lucente, mai lordata da sangue, fango, sudore, suscita ammirazione e amore, ma è solo maschera, rappresentazione priva di sostanza. Dietro la sua perfezione solo vuoto.
Alla fine del romanzo, però, la corazza vuota si riempirà di un corpo di carne e di sangue, perderà il suo immacolato candore e si coprirà di ammaccature, di graffi, di polvere, di terra… le tracce della vita.
Vogliamo correre il rischio?


