Psiche

Povera Angelica, solo sull’orlo dell’abisso ti si può aiutare

Vi racconto un caso emblematico: nel trattamento del disturbo bipolare la psicoterapia può avere successo nei momenti di depressione

«A quelli che parlano al vento. Ai pazzi per amore. Ai visionari. A coloro che darebbero la vita per realizzare un sogno. Ai reietti, ai respinti, agli esclusi. Ai folli, veri o presunti ……. A chi non si arrende mai, a chi viene deriso e giudicato. Ai poeti del quotidiano ……. Agli eroi dimenticati, ai vagabondi ……. A tutti i cavalieri erranti. A chi ha fatto il giro del mondo e a chi un giorno lo farà …… »
Preceduta da questo fiammeggiante sms, le cui parole sono tratte dal Don Chisciotte, Angelica entra nel mio studio.

Ha capelli rosa. È spavalda, euforica, logorroica. Parla di ambiziosi progetti artistici, di denaro, molto denaro. Il suo pensiero corre veloce. È in fase maniacale e quando è così tutto può succedere. Mi sento impotente.
Ma so già che presto, forse anche molto presto, arriverà in parrucca blu notte, le palpebre a mezz’asta, lo sguardo vuoto: l’inerzia depressiva si è mangiata il futuro. È brutto dirlo, ma c’è quasi da augurarselo: almeno si potrà parlare.

Un comun denominatore unisce entrambe le fasi: Angelica ha comunque bisogno di respirare la passione in tutte le sue sfumature e di mimare la tragedia, fino a mettere in scena tentativi di suicidio scopertamente dimostrativi.

Ha sedotto tutti gli uomini che hanno avuto la sventura di incrociare il suo cammino, li ha vampirizzati con il suo amore ossessivo, per poi trasformarli in oggetti persecutori, fonte di dolore e disperazione.

«Io vivo d’amore, vivo per amare» dice. Il suo è amore tossico. Nei momenti di furore è davvero capace di terrorizzare.

Casi come questo necessitano di trattamenti farmacologici che stabilizzino l’umore, ma ciò non è comunque risolutivo. La psicoterapia può avere successo nei momenti depressivi, che, per quanto bui e dolorosi, offrono la possibilità di instaurare un rapporto e indurre alla riflessione: su di sé, sulle proprie motivazioni profonde, sulla propria sofferenza.
Al contrario, come farsi intendere da chi cammina sulle nuvole, inebriato dalla propria onnipotenza, spudoratamente incline a qualsiasi eccesso?
La depressione, se profonda, è sì esposta a rischio suicidio, ma è il solo momento in cui la terapia della parola può far breccia e promuovere l’analisi interiore.
Anche le persone che stanno intorno a un paziente bipolare possono aiutare con il loro comportamento, prima di tutto rifiutandosi di recitare il copione che si vorrebbe imporre loro.

In questo il caso di Angelica è veramente esemplare. Da regista consumata, la nostra Angelica è riuscita a trasformare tutti in comprimari delle sue rappresentazioni: per primi i genitori, poi operatori e terapeuti. Lei mena la danza: decide la musica e tutti ballano.
Purtroppo, più la si asseconda, più si coltiva la sua paura. Infatti, come potersi fidare di chi si può muovere a proprio capriccio?

Le sue stramberie, i suoi eccessi sono altrettante sfide a saperla contenere. Chi si vive senza un’identità e fluttua senza confini che lo delimitino, coprendo il suo vuoto con il movimento parossistico, ha bisogno di persone che non si lascino trascinare nel suo psicodramma, ma sappiano offrire saldi argini che gli conferiscano una forma e che lo contengano sull’orlo dell’abisso.

Certo, la sfida non è mai finita, i pazienti rilanciano sempre. La speranza è che l’oscillazione vada progressivamente attenuandosi, i sintomi diventino meno aggressivi e permettano di conviverci.

Per quanto riguarda la vicenda personale della nostra Angelica, si notano timidi segnali di una qualche maggiore consapevolezza. A tratti, la persona preda di un tragico destino sembra mutarsi in personaggio: è Angelica che recita Angelica.

Psicologo e psicoterapeuta, fondatore e direttore scientifico della Fondazione Lighea Onlus, realtà attiva a Milano nella salute mentale, nella riabilitazione psichiatrica e nei percorsi di inclusione sociale per persone con disagio psichico. Nato a Catania nel 1946, dopo la laurea in Filosofia si specializza in Psicologia presso l’Università degli Studi di Milano, avviando un percorso professionale che lo porterà a sviluppare un modello innovativo di psicoterapia comunitaria. Attivo fin dagli anni Settanta nel campo della psichiatria e dei servizi territoriali, Savuto è tra i protagonisti dei processi di superamento del sistema manicomiale in Italia, contribuendo all’attuazione della legge 180 e alla trasformazione della cura del disturbo mentale in una prospettiva centrata sulla persona. Ha lavorato alla chiusura di strutture psichiatriche e alla creazione di alternative concrete, come comunità terapeutiche, centri diurni e appartamenti protetti per la riabilitazione psichiatrica. A partire dagli anni Ottanta fonda e sviluppa il modello Lighea, un approccio terapeutico integrato che unisce psicoterapia, relazione, vita quotidiana e reinserimento sociale, ponendosi come riferimento nel trattamento dei disturbi psichici complessi. Le comunità terapeutiche Lighea, accreditate con il Servizio Sanitario Nazionale, rappresentano un esempio avanzato di cura territoriale e presa in carico globale del paziente. Accanto all’attività clinica, Savuto promuove da anni una riflessione culturale sul disagio mentale, lavorando per diffondere una nuova cultura della salute mentale e per contrastare stigma e marginalizzazione. È ideatore di progetti editoriali e audiovisivi, tra cui “Amati Matti”, e autore di saggi e pubblicazioni sul rapporto tra affettività, psicoterapia e percorso di cura, come “Padre Quotidiano”, scritto con Gustavo Pietropolli Charmet. È inoltre responsabile scientifico della rivista FuoriTestata, piattaforma di approfondimento su psicologia, adolescenza, relazioni e società, pensata per rendere accessibili i temi della psicoterapia e del benessere psicologico a un pubblico ampio. Con oltre quarant’anni di esperienza nella psicologia clinica e nella riabilitazione psichiatrica, Giampietro Savuto promuove attivamente l’evoluzione di modelli di cura innovativi che integrano la dimensione clinica, sociale e culturale nel trattamento del disagio psichico.

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *