Una foto orizzontale, a colori, che ritrae una matrioska, una bambola russa di legno dipinto che contiene un'altra bambola identica ma più piccola, che ne contiene un'altra ancor più piccola, e così via.
Psiche

Alla ricerca del misterioso lato C

I social documentano ormai ogni momento della nostra vita. Ci stiamo trasformando in una massa di esibizionisti pronti a mostrare e condividere tutto quanto riguarda il nostro privato, compresi gli aspetti più intimi. Le persone affidano la propria esistenza alla rappresentazione di sé

C’era una volta il “comune senso del pudore”.

Nessun rimpianto per il “senso comune”, ma anche la parola pudore sembra caduta in disuso.

Sembra che la gente abbia rinunciato alla difesa della propria intimità. Tutto viene rivelato sui social, tutto viene mostrato su Instagram.

È caduta la barriera tra pubblico e privato e la mancanza di censura crea l’illusione di agire una completa libertà.

Non c’è più bisogno del Grande Fratello per spiare le persone (anche la famosa trasmissione televisiva, un tempo seguitissima, sembra prossima alla chiusura per riduzione di ascolti): ciascuno è pronto a esibirsi, è divenuto spia di sé stesso, pronto a pubbliche confessioni.

Videor ergo sum. Esisto solo se sono guardato, è l’immagine che mi concede di esistere.

Da qui le foto che documentano ogni più insignificante momento della giornata e i video continuamente girati anche con esibizione di bravate pericolose.

In viaggio, a teatro, al museo, nelle occasioni sociali i cellulari sono sempre in azione. Al ristorante non c’è piatto, ai compleanni non c’è torta che sfugga.

Sembra quasi che le persone non siano granché presenti alla realtà che stanno vivendo e ne possano godere solo guardandone e pubblicizzandone le immagini.

La rete dei social non è però solo un enorme collettore di immagini, ma anche una cloaca in cui vomitare rabbie, rancori, violenza, volgarità, paranoie. Leggendo alcuni messaggi, guardando alcuni video, sempre mi balena nella mente una scena del film Il fascino discreto della borghesia di quel genio di Luis Bunuel: distinti ed eleganti commensali intorno a una tavola riccamente imbandita, ciascuno seduto su un water.

L’esibizione si allarga anche agli aspetti più intimi.

Ciò che veniva un tempo sussurrato all’amico del cuore, confessato al sacerdote o allo psicoterapeuta è diventato materiale da mostrare e condividere, spesso usando un linguaggio che ha dimenticato ogni ritegno.

La fotografia del matrimonio sul comò è diventata l’immagine dell’amplesso sul cellulare.

Il segreto sembra evaporato.

Ma un individuo può sopravvivere alla perdita del suo segreto? O di lui rimane solo una buccia, un involucro vuoto?

Dobbiamo presupporre l’esistenza di un segreto più profondo dietro un lato B divenuto ormai rappresentazione? Forse un lato C, ancora misterioso?

Psicologo e psicoterapeuta, fondatore e direttore scientifico della Fondazione Lighea Onlus, realtà attiva a Milano nella salute mentale, nella riabilitazione psichiatrica e nei percorsi di inclusione sociale per persone con disagio psichico. Nato a Catania nel 1946, dopo la laurea in Filosofia si specializza in Psicologia presso l’Università degli Studi di Milano, avviando un percorso professionale che lo porterà a sviluppare un modello innovativo di psicoterapia comunitaria. Attivo fin dagli anni Settanta nel campo della psichiatria e dei servizi territoriali, Savuto è tra i protagonisti dei processi di superamento del sistema manicomiale in Italia, contribuendo all’attuazione della legge 180 e alla trasformazione della cura del disturbo mentale in una prospettiva centrata sulla persona. Ha lavorato alla chiusura di strutture psichiatriche e alla creazione di alternative concrete, come comunità terapeutiche, centri diurni e appartamenti protetti per la riabilitazione psichiatrica. A partire dagli anni Ottanta fonda e sviluppa il modello Lighea, un approccio terapeutico integrato che unisce psicoterapia, relazione, vita quotidiana e reinserimento sociale, ponendosi come riferimento nel trattamento dei disturbi psichici complessi. Le comunità terapeutiche Lighea, accreditate con il Servizio Sanitario Nazionale, rappresentano un esempio avanzato di cura territoriale e presa in carico globale del paziente. Accanto all’attività clinica, Savuto promuove da anni una riflessione culturale sul disagio mentale, lavorando per diffondere una nuova cultura della salute mentale e per contrastare stigma e marginalizzazione. È ideatore di progetti editoriali e audiovisivi, tra cui “Amati Matti”, e autore di saggi e pubblicazioni sul rapporto tra affettività, psicoterapia e percorso di cura, come “Padre Quotidiano”, scritto con Gustavo Pietropolli Charmet. È inoltre responsabile scientifico della rivista FuoriTestata, piattaforma di approfondimento su psicologia, adolescenza, relazioni e società, pensata per rendere accessibili i temi della psicoterapia e del benessere psicologico a un pubblico ampio. Con oltre quarant’anni di esperienza nella psicologia clinica e nella riabilitazione psichiatrica, Giampietro Savuto promuove attivamente l’evoluzione di modelli di cura innovativi che integrano la dimensione clinica, sociale e culturale nel trattamento del disagio psichico.

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