Psiche

Il corpo non mente

Spesso il linguaggio verbale nega ciò che il linguaggio del corpo rivela. Posture, gesti, espressioni del volto, tic, modulazione della voce molto ci dicono dei nostri interlocutori. Durante le sedute di psicoterapia, il modo in cui i pazienti si pongono contraddice talvolta quanto affermano, aprendo una crepa nelle loro difese

In un periodo ormai lontano della mia vita ero solito partecipare con assiduità a convegni attinenti alla professione e girare il mondo curioso di conoscere esperienze e progetti innovativi nell’ambito della cura del disagio psichico. Venivo spesso accompagnato da una cugina, anch’essa psicoterapeuta, che mi faceva da interprete. Infatti, lo confesso, ho sempre sofferto di una incapacità congenita per l’apprendimento delle lingue. I colleghi mi prendevano in giro – Come si fa oggi a non conoscere l’inglese! – e io mi sentivo in imbarazzo, ma alla fine questo handicap si è rivelato un’occasione feconda.

Quando ho rinunciato al tentativo di cogliere qualche brandello di frase, tensione e vergogna mi hanno abbandonato. Immerso in un flusso di parole ignote, suoni che componevano una colonna sonora di fondo, non distratto dallo sforzo di seguire l’argomentazione logica dei discorsi, mi sono potuto concentrare sull’aspetto delle persone e sul linguaggio non verbale, e i volti, gli atteggiamenti, le posture, i tic, l’espressività e il tono della voce, le pause mi hanno detto molto di loro.

Dolori e gioie, eventi, convinzioni, interessi, abitudini, desideri, la vita insomma, plasmano i corpi e scolpiscono i visi. Incidono rughe, disegnano occhiaie, increspano labbra, modellano il sorriso.

“Tu giustifichi la tua ignoranza” mi dicevano gli amici ai quali vantavo le mie scoperte. Ignorante sono, lo ammetto, ma ritengo di aver capito molte cose grazie a quella mia ignoranza.

Il linguaggio verbale non sempre rivela, spesso serve a dissimulare, occultare, manipolare, mentre il linguaggio del corpo non mente.  Certo, ci sono atteggiamenti voluti, studiati, ma anche gesti inconsapevoli, comportamenti spontanei, espressioni che sfuggono al controllo i quali svelano parti nascoste, illuminano il lato B: è l’inconscio che affiora.

Anche durante le sedute il modo in cui i pazienti si pongono – siedono, guardano, muovono le mani, sorridono, modulano la voce – contraddice talvolta quanto dicono, apre una crepa nelle loro difese, rivelando più di quanto pensino di rivelare.

“Venire da lei mi tranquillizza” dice, e intanto siede rigido sull’orlo della sedia in una posizione che comunica tutt’altro.

“Non metto certo in dubbio le sue parole” afferma, mentre tormenta, irrequieta, una ciocca di capelli e nel sorriso forzato si legge scetticismo.

“Dottore, sono qui per essere aiutata…” e non mi guarda, i suoi occhi vagano per la stanza evitando di incrociare i miei.

“Dottore, so che lei mi può aiutare…” e non mi guarda, si sottrae al contatto visivo, si nega.

“Dottore, di lei mi fido…fido…fido…fido”… (DIF)fido

Così per settimane e mesi, poi, un giorno, mi ha mostrato il colore dei suoi occhi: finalmente qualcosa si stava muovendo.

Sì, il linguaggio non verbale ci aiuta a capire in modo più immediato e sincero, apre un accesso al non detto, al territorio segreto che ciascuno di noi custodisce.

Psicologo e psicoterapeuta. Fondatore e responsabile scientifico di Fondazione Lighea Onlus.

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