Riproduzione di un quadro di William Russell Flint dal titolo “Calypso And Odysseus” (“Calipso e Ulisse”), che raffigura Calipso di profilo, in una veste azzurra semitrasparente, mentre cammina verso sinistra allontanandosi da Ulisse e guardandolo con la testa girata all’indietro e un sorriso sulle labbra. Ulisse è seduto alla sua destra, per terra, sotto una vite con tanti grappoli neri, e guarda lontano l’orizzonte marino con aria trasognata.
Attualità

Chi è veramente Ulisse?

Partendo dalla fascinazione per il mito di Ulisse, suscitata dal film di Christopher Nolan, una riflessione sulle varie interpretazioni del personaggio, la cui ombra si allunga su tutta la letteratura occidentale.

Andando per librerie milanesi in questa estate rovente mi capita di incrociare persone appartenenti a diverse fasce di età che, sospinte dal film di Christopher Nolan, sono in cerca del libro della Odissea. Qualcuno soppesa dubbioso il volume: «Come è lunga!», «Quanti versi!».
Una casa editrice che ha fiutato l’affare espone il manifesto: «Non sfidare gli dei, leggila. Tutti stiamo riscoprendo l’Odissea».

Sull’onda di questo revival interi scaffali si riempiono di opere sul mito greco: testi classici, commenti critici di studiosi del ramo, ma anche rivisitazioni romanzesche di alcune figure, soprattutto femminili: Medea, Circe, le donne troiane, Penelope, Nausica, senza dimenticare le riduzioni per giovani lettori dei poemi omerici.
A cosa dobbiamo questa fascinazione per Ulisse, grecamente Odisseo?
Forse la nostalgia per l’avventura.

Quando il mare era un elemento pieno di insidie e le sue rotte portavano ad approdi in terre sconosciute e misteriose, popolate da mostri o da uomini dalle usanze più strane. Quando tutta la natura era animata da presenze divine e gli dei si mescolavano ai mortali.

L’Odissea è l’archetipo di tutte le narrazioni, contiene già in sé tutte le possibili trame romanzesche: ci sono la guerra, l’inganno, il tradimento e la fedeltà, la solidarietà tra compagni, l’amore nelle sue varie forme, la nostalgia, il rischio, la vendetta, la ferocia e la pietà, il rapporto tra le generazioni, il desiderio di conoscere, la violenza e la bellezza della natura, il caso e il fato. Nelle sue pagine si respira l’odore del mare «color del vino» (e già solo questo attributo ci introduce in qualcosa di arcano), un universo senza confini, da percorrere senza mappe né strumenti, solo con l’aiuto delle stelle, il luogo dell’avventura e del destino.

Odisseo è veramente polutropon, uomo dal multiforme ingegno, tanto che di lui si sono potute dare molteplici interpretazioni che si sono stratificate sul personaggio originario.

Non è il tipo di eroe senza macchia, può essere anche un uomo ambiguo, un personaggio non particolarmente simpatico.
È un individuo astuto, un subdolo artefice di inganni o possiede la metis, la saggezza? È un seduttore fortunato che sopravvive grazie alle donne o rimane fedele agli affetti, la patria, la casa, la famiglia? È un manipolatore senza scrupoli o un capo che sente la responsabilità nei confronti dei compagni? È un guerriero spietato e senza rimorsi o sente il peso del sangue versato? È un avventuriero curioso e temerario o un abile calcolatore? È un giustiziere che gode della vendetta e della strage o compie il suo destino ristabilendo la giustizia?

Ulisse ha tutte le caratteristiche di un protagonista di serial. Difficile immaginarlo vivere a lungo “felice e contento” in una Itaca pacificata accanto alla moglie che tesse. Il sequel è già servito dalla profezia dell’indovino Tiresia nel libro XI dell’Odissea e l’ombra di Ulisse si allunga su tutta la letteratura occidentale.

Da Dante, che pur destinandolo all’Inferno come consigliere fraudolento ne fa un protoumanista consumato dall’ardore «di divenir del mondo esperto», che arringa i compagni dicendogli «fatti non foste a viver come bruti/ ma per seguir virtute e canoscenza», a Tennyson, Pascoli, D’Annunzio che lo celebra come archetipo del superuomo, a Saba, a Joyce, a Kafka… fino al monumentale poema di Nikos Kazantzakis (333.333 versi, quasi il triplo del poema omerico), in cui incarna, in successione, una serie di tipi umani: predone, capo popolo rivoluzionario, fondatore di città e legislatore, asceta venerato, in un personale percorso di conoscenza e liberazione.
Per finire con più recenti romanzi di avventura di successo popolare e una corposa filmografia.

Tutti possono proporre il loro Ulisse perché Ulisse è veramente uno, nessuno e centomila. Nonostante le ombre, le ambiguità del personaggio, c’è però un momento in cui il nostro eroe dimostra una statura superiore, riscattando gli aspetti meno nobili del suo carattere e del suo agire: quando rifiuta l’immortalità che la ninfa innamorata gli offre per abbracciare il suo destino di uomo e accettare la vecchiaia e la morte.

Psicologa e collaboratrice della Fondazione Lighea, attiva da oltre quarant’anni nel campo della salute mentale, della psicologia clinica e della riabilitazione psicosociale. Nata a Milano nel 1944, si laurea in Lettere all’Università degli Studi di Milano e si specializza successivamente in Psicologia, sviluppando un approccio che integra competenze cliniche e sensibilità umanistica. Il suo percorso professionale si colloca nel contesto della trasformazione della psichiatria italiana, con particolare attenzione ai servizi territoriali e ai percorsi di cura centrati sulla relazione. Dal 1984 collabora con la Fondazione Lighea, contribuendo al lavoro clinico e riabilitativo con pazienti psichiatrici, con un focus su continuità terapeutica, ascolto e inclusione sociale. Ha collaborato a programmi sperimentali sulla riabilitazione psicosociale, tra cui al Progetto promosso dalla Comunità Europea presso il Servizio Psichiatrico di Melegnano per il reinserimento sociale di pazienti lungodegenti. Ha partecipato al Progetto di Regione Lombardia per interventi di formazione e supporto psicologico a detenuti della Casa Circondariale di Opera. Dal 2016 è coordinatrice scientifica della rivista online Fuoritestata, dove si occupa di divulgazione psicologica, contribuendo a un lavoro culturale che favorisca l’inclusione di chi è affetto da disagio psichico nel contesto sociale. È autrice di articoli e contributi pubblicati su Fuoritestata e ha partecipato al volume “Almamatto” (Baldini e Castoldi, 2021). Il suo lavoro si distingue per l’attenzione alla dimensione relazionale della cura e alla integrazione di aspetti terapeutici e riabilitativi.

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