Anziani, per ripensare le abitazioni bisogna partire dai bisogni

Fotografia che ritrae un set cinematografico con finte colonne greche e uno sfondo verde per il chroma-key. Al centro della scena c’è il regista, di spalle, seduto sulla sua seggiolina, mentre, leggermente voltato verso sinistra, parla con qualcuno attraverso un walkie-talkie che tiene di fianco alla bocca.
I limiti e i difetti evidenziati dalle RSA (Residenze Sanitarie Assistite) spingono a individuare nuove soluzioni abitative per anziani. Un progetto valido potrebbe prevedere una serie di moduli residenziali, destinati ciascuno a un piccolo numero di ospiti, a diverso grado di protezione, assistenza e organizzazione in rapporto ai bisogni di chi li abita, e radicati nella realtà dei quartieri cittadini.

Nel lontano 1984 fui incaricato da un Comune lombardo di scrivere un progetto residenziale per l’assistenza alla terza età. Scartando la formula RSA, verso la quale ero già allora molto critico, proposi un piano innovativo che puntava a realizzare piccole strutture a dimensione familiare ove poter praticare interventi individualizzati. Il progetto fu bene accolto, molto lodato e… non se ne fece niente. Leggo ora che la Regione Lombardia annuncia l’intenzione di rivedere profondamente il sistema di assistenza agli anziani in vigore, cercando soluzioni alternative alle RSA. Sono passati 40 anni.

Le RSA (Residenze Sanitarie Assistite) sono microcosmi autosufficienti che riproducono, sebbene in formato ridotto, i difetti delle istituzioni totali: tendenza a chiudersi al mondo esterno, maggiore attenzione agli aspetti sanitari che a quelli psicologici o sociali, assistenza secondo protocolli generalizzanti che tengono poco conto delle diversità, risultato inevitabile dato l’alto numero di ospiti.

Contro le tendenze omologanti, penso si debba realizzare un servizio alla singola persona, che preservi e valorizzi i caratteri individuali e dia risposte specifiche e differenziate a bisogni specifici e differenziati.

A questo scopo possiamo immaginare una strategia di intervento centrata su una serie di moduli abitativi per 5-10 ospiti, omogenei per situazione sanitaria e affinità esistenziali, distribuiti nei diversi quartieri della città, forniti di stanze personali e di spazi comuni per confezione e consumo dei pasti, e attività varie. Gli alloggi prevedono un diverso grado di assistenza e di organizzazione in rapporto ai bisogni di chi li abita. Individui sufficientemente integri potranno partecipare alla gestione della casa, provvedendo agli acquisti, a cucinare, alla cura degli effetti personali, con il supporto di operatori socio-educativi e controlli medici periodici.

Non vengono interrotti, ma al contrario incoraggiati i rapporti con il territorio urbano: laddove possibile, gli ospiti continueranno a frequentarne gli spazi per attività ricreative, sportive, culturali, e a valersi dei servizi che può offrire (fisioterapie, cura della persona). Persone più bisognose di accudimento godranno naturalmente di una maggiore tutela e di costante presenza di personale infermieristico e medico.

Tutto il sistema dell’assistenza viene articolato dinamicamente, in rapporto ai bisogni, ai mutamenti in atto, all’insorgere di nuove difficoltà. L’obiettivo è quello di creare una rete di strutture, a diverso grado di protezione e assistenza, nell’ambito della quale gli ospiti possano muoversi come attraverso vasi comunicanti nelle diverse fasi della loro vecchiaia. Tutto il sistema descritto necessita, per funzionare, di una regia accurata, che si incarichi di distribuire gli assistiti secondo affinità, che formuli per ciascuno un progetto individuale sulla base della situazione psicofisica, delle attitudini, delle potenzialità, e che di ciascuno segua il percorso di vita.

Un approccio così concepito può conferire dignità e significato a esistenze spesso mortificate da un universo chiuso alla realtà esterna, che tende a uniformare l’intervento ignorando le peculiarità individuali.

Giampietro Savuto

Psicologo e psicoterapeuta. Fondatore e responsabile scientifico di Fondazione Lighea Onlus.

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