Tra castagne e mal di pancia scelgo il piacere

Una fotografia che ritrae due mani di donna a coppa che reggono una manciata di caldarroste.
Scegliere il piacere senza essere divorati dai sensi di colpa, ma prendendosi la responsabilità delle conseguenze. Una riflessione su godimento e dolore

A me piacciono molto le castagne, mi piacciono in tutte le variazioni: ballotte, caldarroste, marroni, maron glaces; e anche tutti i derivati: castagnaccio, pane alle castagne, marmellata di castagne, e così via. C’è un problema però, per me piuttosto sgradevole: le castagne mi causano molta acidità, mal di stomaco e altri disturbi simili. Così appena arriva la stagione invernale e tornano disponibili io entro in una lunga tribolazione: che faccio? Mi godo le castagne e poi ne subisco le conseguenze, oppure rinuncio al piacere ma almeno non sto male?

Certo, direte voi, con tutte le cose che ci affliggono pensare alle castagne è proprio un trastullo inutile, una perdita di tempo. Può anche essere, ma alcune cose fanno partire in me riflessioni che si allontanano dal piano “ontico”, direbbero i filosofi, e sembra vogliano indicarci cose ben più importanti, verità grandi e antiche come le montagne, che però, a volte, ad esserci seduti sopra, si fa fatica a vederle.

Allora mi sembra che la faccenda delle castagne sia una di quelle cose della vita, di tutta una vita, spesso passata a cercare di decidere se valga la pena di godere per poi stare male, o se si debba inseguire, come dicevano i filosofi, l’atarassia: l’assenza di passioni, la serena imperturbabilità al mondo.

Certo, immaginandoci lontani dalle passioni, pensate quante stupidaggini si possono evitare, quante belle figure si possono collezionare, quanto saggi si possa apparire.  Devo dire che nel mio piccolo, dopo una giovane età passata a fare l’incendiario, come direbbe Ligabue, ora riscopro in me a volte la funzione di pompiere, le persone ripongono a volte in me una fiducia basata sulla riflessione, sulla capacità di stare fermi; questo almeno per quanto riguarda le tematiche serie della vita.  A volte invece mi capita di sentire ancora il richiamo delle “castagne”, e allora mi butto a capofitto, con irrefrenabile passione, e me le godo tutte, fino in fondo, e con una brama infinita, direttamente proporzionale ai dolori che poi ne conseguono.  I miei 55 anni, però, hanno portato con loro la scomparsa della colpa; questa, nel suo piccolo, mi sembra una conquista, che vorrei condividere con ciascuno di voi.

Che si goda, dunque, ma che poi non ci si penta di ciò che si è fatto; che si paghi il dolore che ne consegue come tante cose della vita, come si paga un mutuo, una rata della moto; che il godere non sia connesso alla colpa ma piuttosto al costo, che di questo “acquisto” non ci si debba necessariamente pentire, che si possa pensare al piacere, al gusto, al sapore, senza voltarsi indietro… e ovviamente stiamo parlando di castagne.

Massimo Buratti

Direttore di comunità psichiatrica Lighea, psicologo, psico-oncologo, formatore, supervisore, filosofo,criminologo, docente a contratto Università Bicocca - Lecco - Facoltà Medicina e Chirurgia, docente Cofil - Università Ca' Foscari – Venezia

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