Un fotogramma dal film "La mia amica Eva" di Cesc Gay. Una donna e un uomo si guardano con affetto e gioia, appoggiati entrambi allo stipite di un muro, faccia a faccia, a distanza di circa mezzo metro, lei a sinistra, lui a destra.
Psiche

Gli over 50 alla ricerca del riscatto: aumentano separazioni e divorzi

Sono statisticamente in aumento separazioni e divorzi di individui over 50. Nel pieno della mezza età, unioni apparentemente solide si sfasciano: uomini e donne desiderano uscire dalla loro storia per viverne un’altra più appagante, ma la loro illusione di fermare il tempo si rivela spesso una ripetizione dell’identico.

La mia amica Eva, film spagnolo di Cesc Gay, è una commedia dolceamara che racconta con delicatezza e humor la crisi di una donna alla soglia dei cinquant’anni che lascia un marito devoto, due figli adolescenti straordinariamente comprensivi, una quotidianità matrimoniale consolidata per riprendere una vita da single.

Ad amici e parenti che ipotizzano per una scelta così radicale e inaspettata tradimenti agiti o subiti, la protagonista dichiara di volersi innamorare ancora una volta, di voler ancora “giocare il gioco dell’amore”.

Andrà incontro a una serie di delusioni e di buffe disavventure fino a una conclusione che apre uno spiraglio alla speranza.

Il film descrive con godibile leggerezza un fenomeno statisticamente in aumento: separazioni e divorzi di over cinquanta.

Uomini e donne che hanno vissuto venti-trenta anni di matrimonio, coppie apparentemente solide, che hanno cresciuto figli, condiviso interessi, realizzato progetti comuni, alla soglia della terza età, i figli ormai grandi, si lasciano alla ricerca di una vita nuova.

Sentono nostalgia dell’amore, vogliono provare ancora l’emozione dell’innamoramento, il tumulto del desiderio.

Pensano di avere il diritto a un altro giro di danza prima che sia troppo tardi, si illudono di poter rivivere in una vita diversa.

In questo modo di agire si manifesta il rifiuto della vecchiaia, il tentativo di fermare il tempo.

Del resto, se i genitori si vestono, e spesso si atteggiano, come i figli, se ambiscono ad apparire loro amici, sorelle piuttosto che madri, fratelli piuttosto che padri, non stupisce che l’illusione della eterna giovinezza susciti fantasie di nuove avventure e di ardenti passioni.

In alcuni individui emerge anche quella che potremmo chiamare “sindrome di risarcimento”. Pensano: “io meritavo di più dalla vita” e tentano di uscire dalla loro storia per entrare in un’altra, che li ricompensi delle sconfitte, dei compromessi, delle umiliazioni, di ciò a cui hanno dovuto rinunciare.

Vogliono strappare agli anni che restano una rivincita sul destino, ma il loro sogno di rinascita si infrange sul fatto che gli attori sono sempre gli stessi e quindi rischiano di ripercorrere le stesse strade, fare gli stessi errori e approdare alla stessa noia.

Speranze, aspirazioni, desideri sono tentativi di non rassegnarsi alla vecchiaia e di esorcizzare la morte. A un nuovo amore viene affidato il compito di rivitalizzare un desiderio stanco, di portare nuovo slancio vitale, ma spesso le speranze in questo riposte si rivelano presto un ripetersi dell’identico.

Di fronte all’inquietudine dell’età sarebbe forse più utile, invece di cambiare la cornice (case, luoghi, amici, amanti, coniugi…), modificare il modo di vivere le proprie relazioni e scegliere non di uscire dalla propria storia, ma di rivitalizzarla applicandosi con impegno e mobilitando creatività e immaginazione.

Psicologo e psicoterapeuta, fondatore e direttore scientifico della Fondazione Lighea Onlus, realtà attiva a Milano nella salute mentale, nella riabilitazione psichiatrica e nei percorsi di inclusione sociale per persone con disagio psichico. Nato a Catania nel 1946, dopo la laurea in Filosofia si specializza in Psicologia presso l’Università degli Studi di Milano, avviando un percorso professionale che lo porterà a sviluppare un modello innovativo di psicoterapia comunitaria. Attivo fin dagli anni Settanta nel campo della psichiatria e dei servizi territoriali, Savuto è tra i protagonisti dei processi di superamento del sistema manicomiale in Italia, contribuendo all’attuazione della legge 180 e alla trasformazione della cura del disturbo mentale in una prospettiva centrata sulla persona. Ha lavorato alla chiusura di strutture psichiatriche e alla creazione di alternative concrete, come comunità terapeutiche, centri diurni e appartamenti protetti per la riabilitazione psichiatrica. A partire dagli anni Ottanta fonda e sviluppa il modello Lighea, un approccio terapeutico integrato che unisce psicoterapia, relazione, vita quotidiana e reinserimento sociale, ponendosi come riferimento nel trattamento dei disturbi psichici complessi. Le comunità terapeutiche Lighea, accreditate con il Servizio Sanitario Nazionale, rappresentano un esempio avanzato di cura territoriale e presa in carico globale del paziente. Accanto all’attività clinica, Savuto promuove da anni una riflessione culturale sul disagio mentale, lavorando per diffondere una nuova cultura della salute mentale e per contrastare stigma e marginalizzazione. È ideatore di progetti editoriali e audiovisivi, tra cui “Amati Matti”, e autore di saggi e pubblicazioni sul rapporto tra affettività, psicoterapia e percorso di cura, come “Padre Quotidiano”, scritto con Gustavo Pietropolli Charmet. È inoltre responsabile scientifico della rivista FuoriTestata, piattaforma di approfondimento su psicologia, adolescenza, relazioni e società, pensata per rendere accessibili i temi della psicoterapia e del benessere psicologico a un pubblico ampio. Con oltre quarant’anni di esperienza nella psicologia clinica e nella riabilitazione psichiatrica, Giampietro Savuto promuove attivamente l’evoluzione di modelli di cura innovativi che integrano la dimensione clinica, sociale e culturale nel trattamento del disagio psichico.

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