Un’illustrazione che raffigura, su sfondo blu e molto stilizzati, il simbolo dell’Europa (il cerchio composto da 12 stelle gialle) appoggiato sul lettino di uno psicoanalista che prende appunti seduto su una sedia di fronte allo stesso.
Attualità

Che cosa ha ancora da dire e da dare l’Europa?

Si dice “vecchia” Europa e quell’aggettivo sembra alludere a un irreversibile declino. Potremmo, al contrario, attribuirgli un valore positivo, vedervi il riconoscimento di un patrimonio culturale millenario, che può permettere al nostro continente di svolgere ancora un ruolo importante.

L’amica americana guardava incantata la possente mole del Colosseo, per poi esclamare con entusiasmo: «Deve essere molto antico: avrà almeno 200… forse 300 anni!». Ero incredulo. Eppure, la signora era una donna intelligente, con laurea in economia e un lavoro prestigioso. Certo, aveva l’attenuante di essere americana, e lì la storia non risale oltre il XVI secolo, ma anche così mi sembrava incredibile. Forse, però, ero troppo severo. In realtà è tutto il mondo attuale che va perdendo la prospettiva storica.

Anche noi europei sembriamo aver perso consapevolezza del passato comune, della ricchezza delle nostre radici, che sono state pensiero greco, Diritto romano, messaggio cristiano, tradizione filosofica, invenzione scientifica, cultura politica.  Un patrimonio enorme che è la nostra forza e il nostro dono al mondo, di cui spesso sembriamo non essere consapevoli.

Oggi l’Europa appare infatti malata di inerzia, sembra aver perso la capacità di immaginare il futuro e nel futuro di immaginarsi, mentre prevale il senso di colpa per le nefandezze del passato, segnato da guerre di conquista e oppressione coloniale.

Non ha dunque più nulla da dire e da dare? Al contrario, ha molto. Se i centri del potere mondiale sono ormai altrove e ha perso parte del suo peso politico, può vantare un’eredità insuperabile fatta di arte, poesia, musica, in una parola di Bellezza… e di Pensiero.

Si suole parlare di “vecchia” Europa e quell’aggettivo condensa in sé molte suggestioni. Allude al declino demografico che suggerisce una valenza negativa di debolezza, decadenza, esaurimento di spiriti vitali.

A tanta stanchezza si contrappongono altri paesi, ribollenti di energie giovanili e potenzialità nuove.

Tuttavia, adottando un’altra prospettiva, in quell’attributo potremmo leggere anche un significato positivo, un richiamo a una saggezza millenaria (non a caso possiamo vantare la formazione politica più antica del mondo: duemila anni di Papato). Siamo gli eredi di quella saggezza, delle azioni e del pensiero delle generazioni che ci hanno preceduto, quel passato ce lo portiamo dentro mentre siamo impegnati a costruire presente e futuro. Ciò non significa voler imporre ancora una volta un modello culturale egemonico e stabilire una gerarchia tra culture diverse – altri popoli possono offrire patrimoni altrettanto validi –, ma rivendicare il valore del contributo che l’Europa può offrire al progresso dell’umanità.

Forse sarebbe ora di mettere Europa sul lettino dello psicanalista perché rifletta su sé stessa e recuperi consapevolezza del proprio passato, riscopra il valore delle grandi passioni, degli ideali che l’hanno animata e la capacità di sognare.

I Padri fondatori dell’idea di unità europea avevano fede nella capacità del nostro continente di svolgere ancora un ruolo importante, di elaborare pensiero, di produrre bellezza, di proporre un progetto politico. Dobbiamo solo crederci.

Psicologo e psicoterapeuta, fondatore e direttore scientifico della Fondazione Lighea Onlus, realtà attiva a Milano nella salute mentale, nella riabilitazione psichiatrica e nei percorsi di inclusione sociale per persone con disagio psichico. Nato a Catania nel 1946, dopo la laurea in Filosofia si specializza in Psicologia presso l’Università degli Studi di Milano, avviando un percorso professionale che lo porterà a sviluppare un modello innovativo di psicoterapia comunitaria. Attivo fin dagli anni Settanta nel campo della psichiatria e dei servizi territoriali, Savuto è tra i protagonisti dei processi di superamento del sistema manicomiale in Italia, contribuendo all’attuazione della legge 180 e alla trasformazione della cura del disturbo mentale in una prospettiva centrata sulla persona. Ha lavorato alla chiusura di strutture psichiatriche e alla creazione di alternative concrete, come comunità terapeutiche, centri diurni e appartamenti protetti per la riabilitazione psichiatrica. A partire dagli anni Ottanta fonda e sviluppa il modello Lighea, un approccio terapeutico integrato che unisce psicoterapia, relazione, vita quotidiana e reinserimento sociale, ponendosi come riferimento nel trattamento dei disturbi psichici complessi. Le comunità terapeutiche Lighea, accreditate con il Servizio Sanitario Nazionale, rappresentano un esempio avanzato di cura territoriale e presa in carico globale del paziente. Accanto all’attività clinica, Savuto promuove da anni una riflessione culturale sul disagio mentale, lavorando per diffondere una nuova cultura della salute mentale e per contrastare stigma e marginalizzazione. È ideatore di progetti editoriali e audiovisivi, tra cui “Amati Matti”, e autore di saggi e pubblicazioni sul rapporto tra affettività, psicoterapia e percorso di cura, come “Padre Quotidiano”, scritto con Gustavo Pietropolli Charmet. È inoltre responsabile scientifico della rivista FuoriTestata, piattaforma di approfondimento su psicologia, adolescenza, relazioni e società, pensata per rendere accessibili i temi della psicoterapia e del benessere psicologico a un pubblico ampio. Con oltre quarant’anni di esperienza nella psicologia clinica e nella riabilitazione psichiatrica, Giampietro Savuto promuove attivamente l’evoluzione di modelli di cura innovativi che integrano la dimensione clinica, sociale e culturale nel trattamento del disagio psichico.

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