Un fotomontaggio: una vecchia foto ingiallita che ritrae una famiglia borghese che potrebbe essere degli anni '50 del 1900, in cui tutti i numerosi componenti hanno la faccia di Silvio Berlusconi, in varie pose ed espressioni.
Psiche

È stato uno di noi. O no?

Silvio Berlusconi è stato un personaggio certo divisivo ma che ha portato gli italiani a identificarsi totalmente in lui, che ha trasformato in virtù quelli che prima erano difetti. Nessuno come lui ha abitato l’immaginario degli italiani e, in particolare, il pensiero psicotico

Vergin di servo encomio
e di codardo oltraggio

(A. Manzoni, Il 5 maggio)

 

Calmatosi il diluvio di articoli, interventi, dichiarazioni, interpretazioni, commemorazioni, beatificazioni seguito alla morte di Silvio Berlusconi, pensiamo sia giunto il momento di dire qualcosa anche noi, senza la pretesa di esprimere giudizi politici, ma osservandolo dal punto di vista della nostra professione.

È stato certamente un uomo profondamente divisivo. Nessuna misura: c’è chi l’ha amato senza riserve e chi l’ha odiato in modo irriducibile. Ha bucato lo schermo televisivo e ha abitato   l’immaginario degli italiani.

C’è stato un attore geniale, Alberto Sordi, capace di interpretare i difetti dell’italiano medio.

Berlusconi ha trasformato quei difetti in doti, o almeno in comportamenti meritevoli di sorridente indulgenza, quando non di apprezzamento: la furbizia, le fanfaronate, l’abilità di aggirare le regole, l’inconsapevolezza delle proprie menzogne, una morale elastica, l’atteggiamento autoassolutorio, l’ingordigia sessuale…

Si è detto che la sua etica discutibile abbia corrotto gli italiani. Ma questi erano già di per sé pronti ad accoglierne il messaggio e a identificarsi in lui, uno che non li giudicava, non li rimproverava, non li voleva diversi, magari migliori: uno come loro, comuni uomini mediocri, con gli stessi vizi, gli stessi desideri, le stesse passioni, le stesse debolezze.

Questa identificazione ha qualcosa di miracoloso perché in realtà Berlusconi non era uomo né comune, né mediocre: ricchissimo, imprenditore di successo, padrone di un impero televisivo ed editoriale, padrone di una squadra di calcio che aveva vinto tutto, padrone assoluto del suo partito, aveva poco da spartire con i suoi seguaci adoranti.

Come professionisti della psiche siamo stati testimoni sconcertati del suo effetto sul pensiero psicotico: pazienti che asserivano di essere amici, parenti, figli segreti di Berlusconi; pazienti che gli imputavano il loro malessere, che lo ritenevano responsabile di ogni disgrazia toccata alla propria famiglia; pazienti che si sentivano da lui osservati, spiati, controllati; pazienti che gli attribuivano potenzialità salvifiche, simili a quelle dei re taumaturghi di medioevale memoria, il cui tocco risanava; pazienti che ora lo sognano portare loro un messaggio personale.

C’è stato anche chi pensava di essere Berlusconi… e io ci ho parlato.

Psicologa e collaboratrice della Fondazione Lighea, attiva da oltre quarant’anni nel campo della salute mentale, della psicologia clinica e della riabilitazione psicosociale. Nata a Milano nel 1944, si laurea in Lettere all’Università degli Studi di Milano e si specializza successivamente in Psicologia, sviluppando un approccio che integra competenze cliniche e sensibilità umanistica. Il suo percorso professionale si colloca nel contesto della trasformazione della psichiatria italiana, con particolare attenzione ai servizi territoriali e ai percorsi di cura centrati sulla relazione. Dal 1984 collabora con la Fondazione Lighea, contribuendo al lavoro clinico e riabilitativo con pazienti psichiatrici, con un focus su continuità terapeutica, ascolto e inclusione sociale. Ha collaborato a programmi sperimentali sulla riabilitazione psicosociale, tra cui al Progetto promosso dalla Comunità Europea presso il Servizio Psichiatrico di Melegnano per il reinserimento sociale di pazienti lungodegenti. Ha partecipato al Progetto di Regione Lombardia per interventi di formazione e supporto psicologico a detenuti della Casa Circondariale di Opera. Dal 2016 è coordinatrice scientifica della rivista online Fuoritestata, dove si occupa di divulgazione psicologica, contribuendo a un lavoro culturale che favorisca l’inclusione di chi è affetto da disagio psichico nel contesto sociale. È autrice di articoli e contributi pubblicati su Fuoritestata e ha partecipato al volume “Almamatto” (Baldini e Castoldi, 2021). Il suo lavoro si distingue per l’attenzione alla dimensione relazionale della cura e alla integrazione di aspetti terapeutici e riabilitativi.

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