Psiche

Governo del cambiamento? Sarà. A me pare governo della paura

“Ricerca del nemico e vittimismo producono la sindrome di accerchiamento. Il vero cambiamento sarebbe una società aperta, proiettata verso il futuro

Il governo di recente insediatosi, frutto di lunga e faticosa trattativa, non perde occasione per accreditarsi come “governo del cambiamento”.
Sospendo ogni giudizio sull’ambizioso programma (pardon , contratto), tuttavia l’immagine complessiva che mi rimanda è quella della paura.

In primo luogo di essere invasi e travolti dalla marea nera che si riversa sulle nostre coste e minaccia la nostra identità. A nulla valgono le rilevazioni che dimostrano come la presenza di migranti nel nostro paese, nonostante l’imponente numero di sbarchi, per altro già ridottisi nel corso dell’ultimo anno, è percentualmente modesta rispetto al totale della popolazione.

La paura non ascolta il linguaggio razionale, non induce all’analisi critica, mobilita le emozioni, scatena il sospetto, produce ostilità.

Alla paura del migrante si collega quella del terrorismo e della criminalità di importazione, che giustifica il diritto alla difesa e all’uso privato delle armi.
La paura ha bisogno di individuare un nemico al quale addossare ogni colpa e di cui potersi sentire vittime. Ed ecco allora l’Europa matrigna, madre indegna che “ci ha lasciati soli” e sorveglia con occhiuta malevolenza i nostri conti, pretendendo addirittura che siano in regola, e poi i poteri finanziari e i mercati, con il ricatto dello spread.

Ricerca del nemico e vittimismo producono la sindrome di accerchiamento: a sud i barbari che vengono dal mare, a nord l’Europa ricca ed egoista.
Siccome la paura è contagiosa, una buona parte degli italiani si è sinceramente convinta che viviamo in una cittadella assediata da potenziali nemici, minacciata all’interno da criminalità e da cosiddetti “poteri forti” misteriosi e occulti, che tramano a nostro danno.

Penso abbiano ragione coloro che, constatata la fine delle ideologie e la crisi della storica divisione in una Destra e in una Sinistra che si sono fin qui affrontate dialetticamente nell’agone politico, sostengono che oggi il vero scontro è tra società chiusa e società aperta.

Una società sulla difensiva, che si ritira nei suoi confini di piccola patria, stretta tra ripristinate frontiere a nord e blocco navale a sud, diffidente e ostile verso ciò che è straniero e diverso, e una società aperta alla libera circolazione di persone, di idee e di beni, a scambi e contaminazioni di esperienze e culture, curiosa del nuovo e del diverso, fiduciosa e accogliente.
Sembrerebbe che la realtà odierna ci porti a virare verso la prima soluzione.

Certo, la società aperta è esposta al rischio. Vale la pena di correrlo? Io credo di sì, se vogliamo lasciare un mondo più giusto, vivibile e felice alle future generazioni.

Psicologo e psicoterapeuta, fondatore e direttore scientifico della Fondazione Lighea Onlus, realtà attiva a Milano nella salute mentale, nella riabilitazione psichiatrica e nei percorsi di inclusione sociale per persone con disagio psichico. Nato a Catania nel 1946, dopo la laurea in Filosofia si specializza in Psicologia presso l’Università degli Studi di Milano, avviando un percorso professionale che lo porterà a sviluppare un modello innovativo di psicoterapia comunitaria. Attivo fin dagli anni Settanta nel campo della psichiatria e dei servizi territoriali, Savuto è tra i protagonisti dei processi di superamento del sistema manicomiale in Italia, contribuendo all’attuazione della legge 180 e alla trasformazione della cura del disturbo mentale in una prospettiva centrata sulla persona. Ha lavorato alla chiusura di strutture psichiatriche e alla creazione di alternative concrete, come comunità terapeutiche, centri diurni e appartamenti protetti per la riabilitazione psichiatrica. A partire dagli anni Ottanta fonda e sviluppa il modello Lighea, un approccio terapeutico integrato che unisce psicoterapia, relazione, vita quotidiana e reinserimento sociale, ponendosi come riferimento nel trattamento dei disturbi psichici complessi. Le comunità terapeutiche Lighea, accreditate con il Servizio Sanitario Nazionale, rappresentano un esempio avanzato di cura territoriale e presa in carico globale del paziente. Accanto all’attività clinica, Savuto promuove da anni una riflessione culturale sul disagio mentale, lavorando per diffondere una nuova cultura della salute mentale e per contrastare stigma e marginalizzazione. È ideatore di progetti editoriali e audiovisivi, tra cui “Amati Matti”, e autore di saggi e pubblicazioni sul rapporto tra affettività, psicoterapia e percorso di cura, come “Padre Quotidiano”, scritto con Gustavo Pietropolli Charmet. È inoltre responsabile scientifico della rivista FuoriTestata, piattaforma di approfondimento su psicologia, adolescenza, relazioni e società, pensata per rendere accessibili i temi della psicoterapia e del benessere psicologico a un pubblico ampio. Con oltre quarant’anni di esperienza nella psicologia clinica e nella riabilitazione psichiatrica, Giampietro Savuto promuove attivamente l’evoluzione di modelli di cura innovativi che integrano la dimensione clinica, sociale e culturale nel trattamento del disagio psichico.

Un commento

  • Sergio Infuso

    Condivido pienamente dott. Savuto, la società aperta inoltre rasserenerebbe la dialettica interna, rilancerebbe il confronto, ne gioverebbe la soluzione dei tanti problemi in campo. La stessa politica potrebbe averne un rilancio con la definizione di nuovi e moderni schieramenti. Grazie per il lucido invito alla riflessione. Sergio Infuso – Palermo

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