Viaggio nel mondo degli influencer: la pandemia li ha resi migliori

L’avvento del Covid ha contribuito a trasformarli ,da fatui cantori del lusso a principi della solidarietà

In quest’ultimo anno di convivenza con la pandemia tante cose sono cambiate nel mondo che ci circonda, anche nell’universo virtuale dove sempre più spesso ci siamo rifugiati. La frustrazione per le restrizioni imposte alla quotidianità ha inondato di ulteriore rabbia e risentimento le bacheche dei social, abbattendosi soprattutto sul popolo degli influencer, che hanno dovuto fare i conti con una crescente ostilità allo sfoggio di lusso e bella vita con cui avevano macinato fino a quel momento milioni di like. Se la maggior parte ha continuato indisturbata a postare selfie da Dubai e sponsorizzare integratori, alcuni sono riusciti a cambiare approccio, avviando iniziative di solidarietà e mettendosi in gioco in modo più personale.

Il caso più noto è senz’altro quello della coppia formata da Chiara Ferragni e Fedez, passata nel giro di breve tempo dal rappresentare l’incarnazione del male per lo stile di vita eccessivo, alla beatificazione in seguito all’assegnazione dell’Ambrogino d’oro per le loro attività di beneficenza durante l’emergenza Coronavirus. Si parla dei due quasi sempre come un’unica entità social, ma il loro modo di comunicare si è rivelato invece molto diverso: se lui tende spesso a concentrare l’attenzione più su di sé che sui progetti solidali che promuove, lei ha mostrato da subito uno stile più sobrio e centrato sul messaggio. Già a marzo 2020 aveva bacchettato via Instagram altri personaggi pubblici che sminuivano il contagio e incoraggiato i follower a non violare le regole del lockdown. Ben consapevole però che sui giovanissimi i richiami paternalistici rischiano di sortire l’effetto opposto, ha preferito dare l’esempio, condividendo durante la scorsa primavera esclusivamente foto casalinghe o in giro per Milano con indosso la mascherina. 

I Ferragnez sono stati per anni il simbolo di un mondo che sembrava legato esclusivamente all’immagine, ma il desiderio attuale di rispecchiarsi in personalità della rete più autentiche ha permesso di scoprire anche personaggi che, ben prima del Covid, avevano fatto del diritto a non essere perfetti una propria bandiera. È il caso di Silvia Botticelli, che sul suo account TikTok racconta con brevi video la sua quotidianità di ragazza nata senza mani. Come spesso accade sui profili di chi condivide le proprie disabilità, non mancano gli hater, così come il loro contraltare buonista del: “poverina!”, ma la maggior parte dei follower l’adorano per il suo senso dell’umorismo e la voglia di vivere senza piangersi addosso. Un altro inno al valore dell’imperfezione è il profilo di Andrea Pinna, che con i suoi post diverte oltre mezzo milione di fan, ai quali ha deciso di raccontare anche la sua esperienza con il disturbo bipolare. Avendo sperimentato sulla propria pelle lo stigma che ancora grava sul disagio psichico, ha scelto di esporsi per informare e sensibilizzare altri ragazzi a chiedere aiuto senza vergognarsi. Se mostrarsi con le proprie imperfezioni è difficile per tutti, per le donne di spettacolo lo è ancora di più, per questo l’account della scrittrice e conduttrice Daniela Collu è una piccola rivoluzione, partita dal web e approdata poi in TV, nell’affermare che c’è bellezza anche nell’essere buffe. L’autoironia la sua arma più potente contro gli hater, che le consente di irridere il mondo delle influencer patinate, reinventandolo.

Perché poi, che cos’è davvero un influencer? Siamo abituati a definire così quei personaggi nati in rete, che hanno trasformato la vetrina di sé in un lavoro, ma

influencer è in fondo qualunque personaggio che riesca a plasmare gusti e abitudini dei propri fan tramite i social.

E in questo non c’è nessuno che sia più influente oggi dei rapper, che nell’immaginario dei giovanissimi hanno sostituito i calciatori come modello di riferimento e oggetto del desiderio. La pandemia non sembra in questo caso aver troppo cambiato il loro modo di comunicare, perché mostrarsi fragili rischia di minare l’immagine, e per quanto riguarda la solidarietà prevale la filosofia del “si fa, ma non si dice”. L’eccezione proviene però proprio dalla principale etichetta discografica del settore: Machete Empire Records, già protagonista in passato di molte iniziative solidali, è stata anche una delle prime a preoccuparsi dei lavoratori del mondo della musica, organizzando una maratona benefica subito dopo la fine del primo lockdown. A ben vedere, dietro tutte queste iniziative compare sempre il nome della stessa persona: Manuel Zappadu, in arte Hell Raton, uno dei fondatori dell’etichetta, rapper, diventato in pochi anni uno dei più importanti produttori e talent scout italiani. Dai progetti a favore dell’infanzia in Africa alla raccolta fondi per Beirut, sino all’attuale impegno benefico durante l’emergenza Covid, il suo modo di comunicare la solidarietà funziona perché, ricalcando il lavoro svolto dietro le quinte con gli artisti, sa rinunciare alla scena per dare il ruolo di primo piano al messaggio. A riprova che parlare di beneficenza si può, se fatto con coerenza e senza protagonismi. La sua popolarità sui social è esplosa nei mesi scorsi con la partecipazione come giudice all’edizione italiana di X Factor, ma più che sui media tradizionali come Facebook, Twitter e Instagram cui è affidata la sua immagine pubblica, il suo seguito tende a crescere soprattutto su Twitch – la piattaforma nata per condividere lo streaming di videogiochi – dove ha lasciato emergere il suo lato più vulnerabile, intimo e umano. Qui è solo Manuelito, che durante le lunghe dirette online sino a notte fonda, si racconta, dà e chiede consigli, si diverte con gli sparatutto, come tanti altri ragazzi che usano questo nuovo social come mezzo terapeutico per rimanere in connessione col mondo. Se nelle sue apparizioni televisive è sempre impeccabile, sorridente e gentile, davanti alla webcam Manuel svela il suo volto meravigliosamente imperfetto, non nascondendo nemmeno la stanchezza e il malumore delle giornate no, anche quando fanno affiorare modi più ruvidi e spigolosi. In totale controtendenza con la necessità diffusa in rete di apparire sempre abili e competenti, qui vediamo invece una persona che, senza alcuna presunzione di voler insegnare qualcosa ai suoi follower, si confronta con loro, sbaglia, si corregge e continuamente impara, mostrando così la sua natura da vero principiante nel senso più nobile del termine, ciò che il maestro zen Suzuki Roshi identificava come la caratteristica della mente aperta e creativa, perché “nella mente del principiante vi sono molte possibilità, in quella dell’esperto poche”.  

Le storie di Silvia, Andrea, Daniela, Manuel e molti altri mostrano come l’avvento del Covid, più che modificare la comunicazione degli influencer, abbia risvegliato una nuova sensibilità nel pubblico, contribuendo a far crescere la popolarità di personaggi con le caratteristiche giuste per rispondere ai bisogni di questo periodo: attenzione genuina per l’altro, generosità, ironia, coraggio di rivelarsi imperfetti e soprattutto voglia di mettersi alla prova imparando ogni giorno cose nuove. In un universo dove tutti desiderano avere qualcosa da insegnare agli altri, il vero influencer in fondo è qualcuno che non ha mai dimenticato di essere un follower.

Luisa Piroddi

Psicologa. Lavora con le storie: lette, ascoltate, raccontate, vere o sognate non importa, ma sempre comunque terapeutiche.

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