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Sogni, desideri ed evasioni nelle nuove frontiere del metaverso

Il metaverso potrebbe essere di stimolo all’attività immaginativa e alla creatività rendendoci tutti sceneggiatori, registi e interpreti di film diversi o, al contrario, deprimere il dinamismo fantastico e avere un effetto ipnotico simile a quello prodotto da una fumeria d’oppio, che si traduce nella beatitudine contemplativa di guardare muoversi il proprio avatar?

Una famosa novella di Pirandello narra di un uomo – grande avvocato, commendatore, professore di Diritto, importante accademico – che un giorno, davanti alla porta della sua abitazione con la targa che riproduceva tutti i suoi attributi scientifici e titoli professionali, è improvvisamente assalito da un senso di estraneità rispetto all’individuo che lì abita, lo sente altro da sé, protagonista di una vita insincera che non è, non è mai stata, la sua vera vita. Solo attraverso un sussulto di responsabilità, verso la famiglia, verso i doveri professionali, si induce con dolore a rientrare in quella sua falsa esistenza e a rivestire le sue maschere. Da quel momento, però, la sua vita non potrà più essere la stessa. Per riuscire a sopportarne il peso e lo strazio ha bisogno di consumare ogni giorno un gesto trasgressivo: chiuso a chiave nel suo studio, fa fare qualche passo con le sole zampe anteriori alla sua vecchia cagna, reggendola con le zampe posteriori… ovvero le fa fare “la carriola”. Un innocente gioco da bambini, momento di follia se attuato da un uomo come lui.

Quanti individui sono, come il personaggio pirandelliano, insoddisfatti della loro esistenza e si desidererebbero protagonisti di un’altra vita, uomini e donne che cercano compensazione al grigiore della quotidianità in evasioni, certo meno tenere della “carriola”.  Un tempo le trovavano nelle fantasie di vite alternative, spesso innescate dalla lettura di romanzi, poi sempre più spesso in trasgressioni serali, ricerca di incontri in chat, viaggi esotici… Ma ora si profila l’avvento di un mezzo più potente di riscatto, capace di esaudire ogni più estremo desiderio.

In un futuro di cui si fanno già le prime prove tutti avranno a disposizione una seconda vita: il metaverso offre infatti la possibilità di abitare mondi paralleli grazie a un avatar, un proprio doppio che ciascuno si può forgiare.

Il nuovo strumento desta entusiasmo, ma anche perplessità. Il rischio evidente è di venir risucchiati in un mondo fittizio appagante che finisca per sostituirsi a una realtà poco soddisfacente, con una inversione delle priorità della esistenza.  Ma si potrebbe valutare anche una insidia più sottile: la possibilità di realizzare immediatamente il proprio desiderio non comporta forse lo svuotamento del desiderio stesso, che si nutre di attesa, fantasie, aspettative, speranza, ma anche di incertezza, ansia, rischio? Che è comunque movimento, tensione verso, confronto con il limite?

Il metaverso potrebbe essere di stimolo all’attività immaginativa e alla creatività rendendoci tutti sceneggiatori, registi e interpreti di film diversi o, al contrario, deprimere il dinamismo fantastico e avere un effetto ipnotico simile a quello prodotto da una fumeria d’oppio, che si traduce nella beatitudine contemplativa di guardare muoversi il proprio avatar?

C‘è infine un ultimo aspetto: la società digitale va sempre più distinguendosi per la scomparsa del corpo. Ne abbiamo acquisito consapevolezza anche a causa del Covid che ha accelerato questo processo. Per lunghi mesi molte attività lavorative si sono svolte da remoto, gli studenti si sono adattati alla DAD, congressi, riunioni, conferenze, incontri sono stati realizzati on line. Siamo stati privati del contatto ravvicinato dei corpi, che interagiscono con la postura, le espressioni, i sorrisi, il tocco della pelle.  Paolo Zani, autore di “Il corpo e lo spettro”, sostiene che si è trattato quasi di una prova generale di quello che ci aspetta. Nel metaverso il corpo evapora definitivamente, lasciando al suo posto la sua controfigura fantasma.

Psicologa. Collaboratrice della fondazione Lighea. Dal 1980 si occupa di terapia e riabilitazione di pazienti psichiatrici.

Un commento

  • Simona

    Sposo con entusiasmo la perplessità di una vita avatar, anzi senza ipocrisie non mi piace questo mondo che sempre più prende quella direzione. Vi ricordate il film di Wim Wenders degli anni ‘90 “fino alla fine del mondo” profetico proprio perché i personaggi via via si abbandonano all’oblio di una vita sognata e realizzata attraverso quell’attrezzo davanti agli occhi….. abdicavano ad una falsa vita ad una reale seppur non perfetta. Quale stimolo dovrà giungere all’unanità per scuoterla, per sentire pulsare dentro di sè la fame di conoscenza, desiderare il confronto creativo e credere che il viaggio dentro se stessi per poi condividerlo è l’opportunità unica che solo noi umani abbiamo?

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