Attualità

Per crescere c’è sempre tempo

Nel nuovo film di Antonio Albanese, la notte folle di quattro amici, teneri balordi, che non hanno saputo e voluto diventare adulti

Tutto in una notte: quattro amici mai cresciuti, un po’ balordi, un po’ ridicoli, un po’ imbranati, un po’ teneri, vivono, in una notte di paura e di sorprese, di ansia e di imprevisti, l’avventura di tutta una vita.

Il nuovo film di Antonio Albanese racconta un’umanità di perdenti: un aspirante compositore di musica dodecafonica senza successo, un idraulico di dubbia competenza professionale, un ubriacone deluso, un piccolo truffatore senza fortuna.

In un susseguirsi di colpi di scena, travolti dal caso, passano dall’angoscia al sollievo, ripiombano nella disperazione, riprendono fiato, per finire in una spossatezza che si rifiuta all’azione.

Si convincono di avere investito e ucciso un compaesano: il morto non è morto, ma resta vivo solo il tempo di morire una seconda volta per poi resuscitare di nuovo…

Si ride, si ride molto, ma, come diceva Pirandello, l’umorismo è un’erma bifronte: accanto al divertimento rivela qualche amara verità.

In questo caso il film mette a fuoco una “malattia” del nostro tempo: la difficoltà (o il rifiuto?) di diventare adulti, di conquistare la dimensione della responsabilità e di avere un progetto per il futuro.

I quattro amici la fatica di crescere non l’hanno mai fatta: tre sono single, senza famiglia e senza figli, uno vive con una madre ingombrante, un altro viveva con la zia da poco defunta di cui piange la mancata eredità; il quarto è stato lasciato da due mogli e ha due figli presso i quali non gode di alcuna autorevolezza.

Come adolescenti esistono in quanto gruppo, rifugio e sostegno, chiusi nell’orizzonte del lago sul quale sono nati e prigionieri di un tempo circolare che li vede ripetere gli stessi rituali, percorrere ogni notte le stesse strade provinciali per raggiungere lo stesso bar. Anche nella loro notte brava non sono protagonisti della trasgressione, subiscono il caos della vita.

Il film lascia un sapore dolce amaro di occasioni perdute. I quattro, tutti con le loro nevrosi e le loro debolezze, uomini giunti all’età matura senza essere mai maturati, irresponsabili e ingenui, fanno tenerezza. Sono rassegnati a non avere futuro.

Lavoreremo da grandi, 2026, regia di Antonio Albanese, con Antonio Albanese, Giuseppe Battiston, Nicola Rignanese, Niccolò Ferrero.

 

 

Psicologo e psicoterapeuta, fondatore e direttore scientifico della Fondazione Lighea Onlus, realtà attiva a Milano nella salute mentale, nella riabilitazione psichiatrica e nei percorsi di inclusione sociale per persone con disagio psichico. Nato a Catania nel 1946, dopo la laurea in Filosofia si specializza in Psicologia presso l’Università degli Studi di Milano, avviando un percorso professionale che lo porterà a sviluppare un modello innovativo di psicoterapia comunitaria. Attivo fin dagli anni Settanta nel campo della psichiatria e dei servizi territoriali, Savuto è tra i protagonisti dei processi di superamento del sistema manicomiale in Italia, contribuendo all’attuazione della legge 180 e alla trasformazione della cura del disturbo mentale in una prospettiva centrata sulla persona. Ha lavorato alla chiusura di strutture psichiatriche e alla creazione di alternative concrete, come comunità terapeutiche, centri diurni e appartamenti protetti per la riabilitazione psichiatrica. A partire dagli anni Ottanta fonda e sviluppa il modello Lighea, un approccio terapeutico integrato che unisce psicoterapia, relazione, vita quotidiana e reinserimento sociale, ponendosi come riferimento nel trattamento dei disturbi psichici complessi. Le comunità terapeutiche Lighea, accreditate con il Servizio Sanitario Nazionale, rappresentano un esempio avanzato di cura territoriale e presa in carico globale del paziente. Accanto all’attività clinica, Savuto promuove da anni una riflessione culturale sul disagio mentale, lavorando per diffondere una nuova cultura della salute mentale e per contrastare stigma e marginalizzazione. È ideatore di progetti editoriali e audiovisivi, tra cui “Amati Matti”, e autore di saggi e pubblicazioni sul rapporto tra affettività, psicoterapia e percorso di cura, come “Padre Quotidiano”, scritto con Gustavo Pietropolli Charmet. È inoltre responsabile scientifico della rivista FuoriTestata, piattaforma di approfondimento su psicologia, adolescenza, relazioni e società, pensata per rendere accessibili i temi della psicoterapia e del benessere psicologico a un pubblico ampio. Con oltre quarant’anni di esperienza nella psicologia clinica e nella riabilitazione psichiatrica, Giampietro Savuto promuove attivamente l’evoluzione di modelli di cura innovativi che integrano la dimensione clinica, sociale e culturale nel trattamento del disagio psichico.

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