L’uccisione di Giulia e le notti buie in cui fatichiamo a vedere la luce

Un’illustrazione in cui ci sono due mucche munite di ali che svolazzano, una più lontana e da sinistra verso destra, l’altra più vicina e da destra verso sinistra, in un cielo azzurro, davanti a nuvole bianche.
Il femminicidio di Giulia Cecchettin ha provocato una reazione molto forte nella società, un’ondata emotiva che cerca di dare una spiegazione alla morte inaccettabile di una ragazza di 22 anni. Nell’impossibilità di trovarne una, quel che facciamo è discutere tra noi, alla ricerca di un senso

“La notte buia in cui tutte le vacche sono nere”. Hegel così descrive una situazione in cui c’è una confusione tra ciò che abbiamo davanti agli occhi e le categorie cui vogliamo ricondurlo. Qualche mattina fa era questo lo stato d’animo che serpeggiava in studio: il lunedì spesso ci si trova, prima di iniziare a strizzare cervelli; c’è chi fuma il sigaro, chi una sigaretta, e io che cerco di sopravvivere nella nebbia. Più che un trio siamo una coppia con testimone: Giampietro Savuto psicoterapeuta, Giuliana Torre psichiatra e psicoanalista, e io che in mezzo a loro mi sento fortunato anche solo a partecipare.

Tiene banco in questi giorni l’atrocità di ciò che è successo a Giulia Cecchettin e subito ci immergiamo in una discussione difficile, sospesi tra la necessità di fare pensieri in qualche modo utili e al contempo la fatica di trovare uno spazio, di non sprofondare nell’eterna liturgia del momento, della radicalizzazione, del prurito del come, del cosa, del quando, del quanto. Emerge già da subito la necessità di comprendere le specificità, i contorni, evitando la sovrapposizione alle categorie che da giorni e forse da anni arrivano dal mondo della comunicazione.

Patriarcato: a noi sembra per esempio che questa tragedia non vada inscritta in questa categoria, a noi pare che più che il dominio del maschio sulla femmina, il possesso della donna come elemento portante della relazione, si debba parlare di una esistenza invertebrata e talmente vuota che trova un significato solo nella completa cannibalizzazione della vita dell’altra con una tale identificazione da rendere impensabile l’esistere senza l’altra, ormai ridotta a esoscheletro della propria.

Dunque, un’esistenza vuota e fragile che si riempie vivendo la vita dell’altra ma che, improvvisamente esposta alla perdita, non riesce a immaginare di stare in piedi: come un’edera senza più la parete che le fa da sostegno, si sente smarrita, uccisa dalla perdita dell’altra e dall’impossibilità di riprogrammarsi, di rivedersi.

Un elemento importante, capitale, che sovverte la stessa narrazione dell’omicidio come atto di forza, come difesa seppur patologica e deforme dell’amor proprio. Non un uomo che domina e distrugge, che ama patologicamente e non sente ragioni, ma un ominicchio debole e talmente fragile da non poter immaginare una propria vita autonoma e che finisce col distruggere pur di non lasciare quel pieno cannibalico che lo tiene in vita.

Da qui nasce la necessità di fare un appello che ovviamente in questa fase è assolutamente fuori tempo e improponibile, un vero e proprio atto di empietà, ma che ci sentiamo ugualmente di fare.

Ai giovani, quelli proprio giovani e quelli giovani dentro, tutti quelli e quelle da sempre appassionati alla storia dei due angeli con un’ala sola che solo abbracciandosi riescono a volare, ci piacerebbe spiegare che tutto sommato è meglio avere due ali ciascuno e decidere, fino a quando dura, di volare appaiati, ognuno con la propria storia, la propria vita e la propria visione.

Ma forse questa è roba da ultracinquantenni disincantati e anche un po’ nichilisti.

Certo a rileggere le ultime righe si ha proprio l’impressione di aver detto cose inaccettabili, non opportune e fuori tempo; ma si sa, è lunedì mattina.

Massimo Buratti

Direttore di comunità psichiatrica Lighea, psicologo, psico-oncologo, formatore, supervisore, filosofo,criminologo, docente a contratto Università Bicocca - Lecco - Facoltà Medicina e Chirurgia, docente Cofil - Università Ca' Foscari – Venezia

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