Un fotogramma dal film di animazione stop motion “Coraline”, di Henry Selick. In un’accogliente cucina domestica ci sono un padre e una madre che guardano sorridenti, con dei lucidi bottoni neri con quattro fori al posto degli occhi, un’altrettanto sorridente ragazzina coi capelli blu.
Attualità

Con l’intelligenza artificiale la cena è (sempre) servita

L’intelligenza artificiale, sempre più, è in grado di “cucinare” ricette complesse, che soddisfano i nostri desideri. Ma è proprio così? O qualcosa manca…

«Tu-tuuu! È in arrivo un treno carico di…». Ve lo ricordate il gioco di certi pranzi e cene, quando eravamo bambini? In genere i treni, bastimenti o aerei immaginari erano cucchiai carichi di odiati minestroni, o verdi cavolfiori. È così che molti di noi si sono misurati con il cibo e i suoi rifiuti.

Questo non accade in Coraline e la porta magica, il bellissimo film di animazione di Henry Selick. La ragazzina, Coraline appunto, attraversando una misteriosa porta, si ritrova in un’altra casa, del tutto simile alla propria, con un’altra madre e un altro padre, del tutto somiglianti ai propri… un mondo altro e perfetto, organizzato per soddisfare ogni desiderio. A cena, su binari magici che si distendono sulla tovaglia, corre un trenino carico di leccornie e prelibatezze. Coraline esprime un desiderio e l’altra madre provvede, con sollecitudine anticipatoria, a far godere la ragazzina, che si illumina di stupore e gioia.

Quest’altra madre, perfetta e premurosa, rispetto alla vera madre, chiede a Coraline una sola cosa: «Dammi i tuoi occhi e io cucirò al loro posto dei bottoni!». Come dire: posso esaudire tutti i tuoi desideri, ma in cambio voglio il tuo sguardo sul mondo, la tua capacità di valutare le cose.

Questa scena mi è tornata in mente pensando a quello che l’intelligenza artificiale può fare per noi. Diciamo a un chatbot che abbiamo litigato con il nostro miglior amico? Ecco pronta la possibile soluzione, analizzata con precisione nei pro e nei contro. Abbiamo bisogno di costruire lo speech per un convegno? Ancora il nostro chatbot ci cucina ogni cosa, bibliografie, connessioni, sviluppo di tematiche, frasi a effetto: noi dobbiamo solo dire: «Basta, sono sazio!». E se occorre stabilire la forma tridimensionale di una proteina? Ci pensa Alpha Fold 2, un’AI che sa predirne in poche ore la struttura, senza esperimenti di laboratorio, che richiederebbero mesi o anni.

Per la prima volta, nella storia dell’essere umano, l’intelligenza artificiale è in grado di spezzare il legame tra capire e risolvere, trovando soluzioni efficaci, senza sapere perché lo fa. L’uso di IA ci sta abituando, cioè, a separare il problema dall’intelligenza per risolverlo

Essa, infatti, non nasce per imitare l’intelligenza naturale, ma per renderla sempre meno necessaria (Floridi, 2022).

Qui la seduzione di una risposta sempre pronta e di un pasto sempre gradito si fa insidiosa.

Con l’IA stiamo imparando che non serve capire per produrre risultati efficaci. La delega a uno strumento che risolve senza pensiero qualunque cosa può divenire consuetudine, e così, da un lato, crescono efficienza e rapidità di risposta (elementi sicuramente di grande utilità in molti campi), dall’altro diminuiscono consapevolezza, attenzione, riflessione e, soprattutto, si restringe lo spazio in cui è possibile fare esperienza del dubbio, dell’errore, del ripensamento, del lutto simbolico.

Certamente non sarà un’intelligenza artificiale matrigna a chiuderci gli occhi, ma potremmo essere noi a smettere di usarli! Il rischio, a mio avviso, è perdere il nostro sguardo critico sulle cose, in nome di una semplificazione che accorcia drasticamente, quanto seduttivamente, i tempi del pensiero (quello vero e laborioso).

Credo che valga la pena, invece, continuare a custodire un tempo psichico lento e stratificato, grazie al quale le esperienze possano maturare dentro di noi prima di essere conquistate e fatte nostre. In fondo il trenino di minestrone, carico di meraviglia e fatica, ha ancora qualcosa da dirci.

Psicologa clinica (iscritta all’Albo OPL n°24525) e filosofa, con una solida esperienza maturata tra clinica, formazione e comunicazione. Laureata con lode in Psicologia clinica e della riabilitazione e, precedentemente, in Filosofia, possiede anche un diploma triennale in Counseling e integra nel suo approccio una profonda sensibilità analitica e una visione multidisciplinare della cura. Attualmente ricopre il ruolo di psicologa responsabile presso la Fondazione Trinchieri di Romagnano Sesia e collabora con la Fondazione Lighea nella conduzione di gruppi clinici e attività di divulgazione. La sua attività professionale si articola tra la clinica privata a Novara e Milano e aziende tra cui Aspi - Autostrade per l'Italia; la supervisione rivolta a psicologi, counselor e personale sanitario presso istituzioni pubbliche e private, tra cui il Dipartimento di Salute mentale di Novara e la formazione aziendale, all'interno di realtà quali il gruppo Clariane Italia, o Teleperfomance Italia. Esperta in dinamiche relazionali, gestione del trauma, stati ansiosi, depressivi e approccio alla performance, vanta una lunga esperienza nella clinica rivolta agli adolescenti, approfondendo gli studi sia con l'Istituto Minotauro che con l'Istituto italiano di psicoanalisi di gruppo (Iipg). Ha collaborato con numerose scuole (Liceo Sereni di Luino e Laveno, Itis Cannizzaro di Rho, tra i più recenti), sia in attività di gruppo che in progetti rivolti ai singoli studenti. E' presidente dell'associazione Studio Eidos, un centro di consulenza che propone a istituzioni pubbliche e private progetti di formazione, supervisione e crescita personale. Il suo background include, inoltre, più di dieci anni di esperienza nella comunicazione istituzionale e negli uffici stampa (Istituto Iard e con l'agenzia di comunicazione Eidos), competenza che oggi mette al servizio della redazione di FuoriTestata.

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