«Tu-tuuu! È in arrivo un treno carico di…». Ve lo ricordate il gioco di certi pranzi e cene, quando eravamo bambini? In genere i treni, bastimenti o aerei immaginari erano cucchiai carichi di odiati minestroni, o verdi cavolfiori. È così che molti di noi si sono misurati con il cibo e i suoi rifiuti.
Questo non accade in Coraline e la porta magica, il bellissimo film di animazione di Henry Selick. La ragazzina, Coraline appunto, attraversando una misteriosa porta, si ritrova in un’altra casa, del tutto simile alla propria, con un’altra madre e un altro padre, del tutto somiglianti ai propri… un mondo altro e perfetto, organizzato per soddisfare ogni desiderio. A cena, su binari magici che si distendono sulla tovaglia, corre un trenino carico di leccornie e prelibatezze. Coraline esprime un desiderio e l’altra madre provvede, con sollecitudine anticipatoria, a far godere la ragazzina, che si illumina di stupore e gioia.
Quest’altra madre, perfetta e premurosa, rispetto alla vera madre, chiede a Coraline una sola cosa: «Dammi i tuoi occhi e io cucirò al loro posto dei bottoni!». Come dire: posso esaudire tutti i tuoi desideri, ma in cambio voglio il tuo sguardo sul mondo, la tua capacità di valutare le cose.
Questa scena mi è tornata in mente pensando a quello che l’intelligenza artificiale può fare per noi. Diciamo a un chatbot che abbiamo litigato con il nostro miglior amico? Ecco pronta la possibile soluzione, analizzata con precisione nei pro e nei contro. Abbiamo bisogno di costruire lo speech per un convegno? Ancora il nostro chatbot ci cucina ogni cosa, bibliografie, connessioni, sviluppo di tematiche, frasi a effetto: noi dobbiamo solo dire: «Basta, sono sazio!». E se occorre stabilire la forma tridimensionale di una proteina? Ci pensa Alpha Fold 2, un’AI che sa predirne in poche ore la struttura, senza esperimenti di laboratorio, che richiederebbero mesi o anni.
Per la prima volta, nella storia dell’essere umano, l’intelligenza artificiale è in grado di spezzare il legame tra capire e risolvere, trovando soluzioni efficaci, senza sapere perché lo fa. L’uso di IA ci sta abituando, cioè, a separare il problema dall’intelligenza per risolverlo
Essa, infatti, non nasce per imitare l’intelligenza naturale, ma per renderla sempre meno necessaria (Floridi, 2022).
Qui la seduzione di una risposta sempre pronta e di un pasto sempre gradito si fa insidiosa.
Con l’IA stiamo imparando che non serve capire per produrre risultati efficaci. La delega a uno strumento che risolve senza pensiero qualunque cosa può divenire consuetudine, e così, da un lato, crescono efficienza e rapidità di risposta (elementi sicuramente di grande utilità in molti campi), dall’altro diminuiscono consapevolezza, attenzione, riflessione e, soprattutto, si restringe lo spazio in cui è possibile fare esperienza del dubbio, dell’errore, del ripensamento, del lutto simbolico.
Certamente non sarà un’intelligenza artificiale matrigna a chiuderci gli occhi, ma potremmo essere noi a smettere di usarli! Il rischio, a mio avviso, è perdere il nostro sguardo critico sulle cose, in nome di una semplificazione che accorcia drasticamente, quanto seduttivamente, i tempi del pensiero (quello vero e laborioso).
Credo che valga la pena, invece, continuare a custodire un tempo psichico lento e stratificato, grazie al quale le esperienze possano maturare dentro di noi prima di essere conquistate e fatte nostre. In fondo il trenino di minestrone, carico di meraviglia e fatica, ha ancora qualcosa da dirci.


