Una foto a colori, in formato orizzontale, che ritrae tanti manichini senza volto, verniciati di bianco, con la vernice un po' scrostata, graffiata o sporca in alcune parti, all'interno di una stanza dalle pareti intonacate di bianco sporco. Al centro ce n'è uno dalle fattezze femminili che indossa una maschera veneziana e un copricapo di lunghe piume fuxia; al suo fianco, sulla destra dell'inquadratura, ce n'è uno dalle fattezze maschili con un cappello nero in testa e una cravatta nera al collo.
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Il mio corpo sotto la lente: dimagrire per tornare “normale”

Quanto ancora oggi la bellezza femminile è considerata il requisito minimo per essere riconosciute, amate, persino ascoltate? In una società che si muove sempre più in superficie, il rispetto dei canoni estetici prevalenti diventa prova di guarigione e benessere.

27Entro in una casa. C’è una festa. È piena di amici. Mi guardano con occhi luminosi. Forse più che luminosi, sorpresi. «Come stai bene!», «Ti trovo molto meglio», «Stai un fiore, sei tornata tu», «Ce l’hai fatta!», «Era quello che volevi, no?».

Qualcuno mi dice che sono tornata bella.

Faccio un passo indietro: negli ultimi anni le circostanze mi hanno portata a prendere alcuni farmaci che, tra gli effetti collaterali, avevano l’aumento di peso. Al tempo non lo sapevo perché queste cose, gli psichiatri, non le dicono. Specialmente alle ragazze. Meglio stare male, perché ingrassare no, quello mai! A ogni modo, le medicine le ho prese per un anno e mezzo circa e, dopo qualche mese, ho cominciato a percepirmi diversa, ma non avevo il coraggio di capire. A posteriori, credo che in quel momento osservarmi allo specchio fosse l’ultima delle mie priorità, anche se non è servito molto tempo perché diventasse imprescindibile.

Al momento della sospensione della terapia farmacologica era estate, agosto, avrei dovuto comprare dei costumi per andare a trovare il mio fidanzato nella sua casa al mare. Nei camerini di Tezenis la realtà mi è piombata addosso. Ne ho comprati tre interi e il giorno dopo sono andata a tagliarmi i capelli: salviamo almeno la faccia, ho pensato.

Il ricordo di quell’estate porta con sé una sensazione di impotenza. Come se avessi perso la mia arma invincibile e fossi stata costretta a ridefinire la mia identità. I sei chili in più si erano portati via tutta la mia bellezza. Avrei dovuto trovare un altro super potere, qualcosa che avrebbe potuto rendermi altrettanto valida, affascinante. Il fatto di dovermi presentare con quel corpo a degli sconosciuti, a persone che non potevano sapere che io un tempo ero stata giusta, mi tormentava. Avevo perso in partenza, era questa la sensazione principale. Cos’altro avrei potuto mostrare? In ogni caso, nelle coscienze degli altri non avrebbe potuto che inevitabilmente aleggiare un inesorabile “però”.

È così. L’aspetto di una donna è rilevante, sempre. Lo giudicano gli uomini, lo giudicano le donne. Se ne parla costantemente, in ogni conversazione. Non è tanto che l’aspetto sia la virtù principale, ma per una donna, una ragazza, ancora oggi sembra sempre essere l’imprescindibile punto di partenza.

Il nostro compito primario, insieme a quello di prendersi cura dei figli, degli anziani, della famiglia, è quello di essere piacenti, in forma, sicuramente magre e depilate, possibilmente corrispondenti ai canoni di bellezza che la società in quel momento predilige.

Della mercificazione del corpo femminile tanto si è detto, scritto e parlato negli ultimi decenni, dal femminismo anni ’70 in poi, ma la cultura – si sa – è lenta a cambiare. Troppo.

Lo sguardo sessualizzato è sempre maschile, mentre l’occhio iper-attento, alla ricerca di un difetto che possa evitare di incrinare la propria sicurezza, quello troppo spesso è femminile.

In fondo Paride, che avrebbe dovuto giudicare la dea più attraente in base alla ricompensa migliore ricevuta da ognuna di loro, scelse colei che gli promise l’amore della donna più bella del mondo e scatenò l’ira di tutte le altre. Ecco: Paride oggi è dentro ognuna di noi. E comanda.

Alla fine di quella estate mi sono messa a dieta. Ho perso velocemente molti chili, anche perché in concomitanza il mio corpo stava smaltendo i farmaci.

Lo stupore degli occhi della gente continua a colpirmi. È facile sentire quello della voce. Chi non mi vede da qualche mese mi fa subito le feste. Non c’è bisogno di chiedere come sto, sono dimagrita, sono tornata normale, è ovvio che sto bene.

Sono tornata bella. Non ho più problemi.

"Ventenne, studia filosofia e frequenta un'accademia di scrittura. Vive con tanti, infiniti, immensi libri."

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