Come mai il professore di scienze ha paura di fare il vaccino?

Dopo tanti pasticci mediatici anche le perone razionali devono imparare a convivere con timori irrazionali

Il professore di scienze ha spiegato con dovizia di particolari ai suoi allievi della III E che è importante fidarsi della scienza e, in questa fase, dei vaccini. Ha spiegato la teoria delle probabilità, la rarità degli eventi avversi, il miracolo della scienza che ha sviluppato in tempi record un antidoto alla pandemia di Covid-19. Soddisfatto, esce da Zoom e lascia la lezione online. Controlla la posta: una mail lo convoca per il giorno dopo alla somministrazione della prima dose di vaccino anti-Covid. Immediatamente, sente lo stomaco chiudersi, il cuore accelera il battito, sospira per prendere fiato. Ha paura. 

Il professore ha mentito ai suoi allievi quando diceva di fidarsi della scienza? Assolutamente no. Crede a ogni parola che ha detto ai ragazzi e alle ragazze a lezione, è assolutamente convinto della bontà della campagna vaccinale e non tollera l’irrazionalità quando c’è di mezzo la salute pubblica. E allora?

La paura e la razionalità viaggiano su binari paralleli, una non esclude l’altra. Quando il pericolo (o quello che in alcuni contesti viene rappresentato come tale) riguarda noi in prima persona, non ci sono elementi oggettivi che tengano. E’ un’altra dimensione che viene coinvolta e che non esclude il razionale, ma ha bisogno di tempi e di vie di elaborazioni differenti.

La dimensione della paura tocca un lato intimo e personale che nulla ha a che fare con la nostra dimensione pubblica, con la nostra funzione sociale. E che fa scattare meccanismi di pensiero completamente diversi. Insomma, se riguarda me, se tocca la mia vita, i miei affetti più cari, la razionalità è più difficile da mettere sul piatto della bilancia e pareggiare i timori (più o meno) irrazionali.

La paura ha molto a che fare anche con la novità e con ciò che non conosciamo: se ci pensiamo un attimo, oggi pare quasi che facciano più paura i vaccini dello stesso Covid, che ormai dopo un anno ci è drammaticamente familiare. Ma attenzione: i vaccini anti-Covid non ci fanno paura adesso, dopo il pasticcio mediatico e politico legato alle autorizzazioni per Astrazeneca, la paura c’era già prima, si è solamente amplificata. 

Sicuramente, per contrastare l’emozione della paura la razionalità serve: magari ci vuole tempo per placarla se molto intensa, ma poi di solito in un sistema funzionale la razionalità riesce a fare la sua parte. In questo momento storico, il meccanismo si è inceppato a causa delle distorsioni legate alla comunicazione scientifica, che governa le nostre vite da oltre un anno: prima del Covid-19 non leggevamo neanche i bugiardini dei farmaci, adesso siamo esperti di anticorpi, di terapie monoclonali e di Rna messaggero. La scienza, di cui un anno fa ci fidavamo (con qualche eccezione, certo, ma trascurabile) non ci dà più tutta quella fiducia di prima, ha perso lei stessa quell’aura di certezza e razionalità che ci rassicurava, nel momento in cui abbiamo visto che è fatta da esseri umani che si contraddicono, che possono sbagliare, che addirittura litigano tra loro. 

Venuto a mancare il pilastro scientifico della razionalità, dunque, su cosa si regge l’equilibrio? Com’è che si rassicura il professore di cui sopra nel momento in cui gli arriva l’sms che lo convoca per il vaccino il giorno dopo? Il pensiero, come dicevamo, funziona in altro modo quando l’evento mi riguarda in prima persona: la teoria della probabilità per esempio non funziona, perché se riguarda me quell’unica probabilità su un milione nella mia percezione diventa vicina, realistica e realizzabile. Ed è capace di bloccarmi, di frenarmi. Delle teorie sulle scelte irrazionali dell’individuo, d’altronde, sono ormai pieni anche i manuali di economia e finanza.

E allora, l’unico modo per gestirla, questa paura è averci a che fare, riconoscerla, non nasconderla come polvere sotto il tappeto, magari con un po’ di vergogna. Averci a che fare significa darle voce, dichiararla, accettarla in quanto parte del nostro essere umani, fragili e sfaccettati. Anche perché la lotta interiore non premia mai: pretendere di combattere la paura con la razionalità potrebbe essere una battaglia persa, col risultato solo di acuirla e di spingerci a negarla. Accogliere entrambe, razionalità e paura, decisione consapevole dell’adulto e terrore del bambino, è l’unica via perché sia poi l’adulto a prendere per mano il bambino spaventato e condurlo dove è meglio che vada, in quel momento.

Chiara Di Cristofaro

Giornalista finanziaria e psicologa, insieme alla comprensione dei numeri ritiene imprescindibile quella delle mente umana

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